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IN IRAN LA RIVOLUZIONE MANGIA I SUOI FIGLI

gli Ayatollah reprimono con il pugno di ferro la protesta popolare

In seguito alle elezioni presidenziali del 13 giugno 2009 l'Iran si è trovata ad affrontare la più grave crisi politica e sociale degli ultimi anni. Ad innescare la miccia è stata la frettolosa proclamazione della vittoria del presidente uscente, il conservatore Mahmud Ahmadinejad, che dalla sua aveva l'appoggio incondizionato del clero al potere. Le opposizioni, guidate dal principale candidato sconfitto Mir Hossein Mousavi, sono scese in piazza per denunciare brogli e chiedere il riconteggio dei voti, seguite da centinaia di migliaia di persone nelle principali città e nella capitale, Teheran.
REPRESSIONE E CENSURA - Sono stati soprattutto i giovani (in un paese dove coloro che hanno meno di 30 anni rappresentano il 60% della popolazione) a protestare, a marciare pacificamente per ottenere risposte alla loro voglia di democrazia. La reazione del regime non si è fatta attendere e a centinaia sono stati gli incarcerati, i morti e feriti per i duri scontri con la polizia. Tuttavia su questi scontri (secondo molti è improprio definirli così vista la ferocia della repressione contro manifestanti inermi) le autorità hanno fatto calare il pesante velo della censura. Senza troppi convenevoli, sin dall'inizio, tutti i giornalisti stranieri sono stati obbligati a lasciare il paese mentre quelli iraniani sono stati imbavagliati, pena pesanti conseguenze per la propria sicurezza e la propria libertà.
IL RUOLO DEI NEW MEDIA - Data la mancanza di giornalisti sul campo e di informazione libera da censura, tutte le notizie dall'Iran sulle proteste per la mancanza di trasparenza sul voto del 13 giugno sono arrivate all'estero grazie ai blog e a internet. Anche su questo versante, quindi, i giovani sono stati protagonisti degli avvenimenti. Con tutti i mezzi di informazione orchestrati dal regime e con il ferreo controllo nelle università, i blog si sono rivelati uno strumento determinante per organizzare le iniziative di protesta e mettere in contatto tra loro i manifestanti. I cosiddetti new media o citizen media come Twitter, Facebook o Youtube sono stati la “piazza virtuale” che ha reso possibile prima organizzare e poi raccontare le manifestazioni nelle piazze di Teheran, precluse ai mass media tradizionali. Chi voglia informarsi su quanto accade in Iran, insomma, non deve seguire la CNN o la BBC bensì visitare Twitter.com dove postano tanti studenti e oppositori iraniani, tra cui lo stesso Mir Hossein Moussavi (nick moussavi1388), facendo però attenzione a seguire solo fonti attendibili. Infatti è uno strumento utilizzato massicciamente anche dalle autorità iraniane per fare propaganda e disinformazione.
NEDA, LA VOCE DELL'IRAN - Proprio grazie a Youtube il mondo ha potuto constatare la durezza della repressione. Infatti un video amatoriale ha testimoniato la morte di Neda Salehi Agha-Soltani, una studentessa di filosofia di 26 anni uccisa da un colpo di arma da fuoco esploso da un membro dei Basij, la milizia controllata dagli onnipotenti Guardiani della Rivoluzione, i cosiddetti Pasdaran. La drammatica uccisione di Neda (resa ancor più straziante dal fatto che il suo assissino ha sparato contro una ragazza inerme dal tetto di un edificio civile) ha avuto reazioni internazionali a causa della crudezza del video che ha testimoniato gli ultimi istanti della sua vita. Il filmato che ha ripreso la sua morte è stato diffuso via Internet e il suo nome è velocemente diventato un grido di protesta scandito dagli oppositori al governo di Ahmadinejad, che riconoscono in Mir Hosein Musavi il reale vincitore delle elezioni presidenziali, accusando il presidente in carica di brogli. Neda significa "voce" o "chiamata" in persiano e per questo la donna è stata definita come la "voce dell'Iran" e un simbolo dei manifestanti per la democrazia che stanno attaccando il regime islamico, nonostante l'obiettivo dei manifestanti sia esclusivamente il riconoscimento della vittoria del loro leader e non la fine del regime in sé.
ASSETTO ISTITUZIONALE DELLA TEOCRAZIA IRANIANA - Le tensioni esplose in Iran sono acuite dall'unicità dell'assetto istituzionale vigente nel paese. La Repubblica Islamica dell'Iran è, infatti, uno stato teocratico sin dalla rivoluzione del 1979 che portò alla caduta dello Scià Mohammad Reza Pelahavi. Da 30 anni, quindi, vige un sistema duale con organi politici non elettivi (cui si accede per cooptazione), in cui risiede il cuore del potere e istituti (Parlamento, Presidente) eletti dal popolo. Al vertice del sistema costituzionale e politico vi è la Guida Suprema (Rahbar), eletta a vita a scrutinio segreto da una Assemblea di Esperti, a sua volta eletta, ogni otto anni dal 1983, a suffragio universale e diretto dal corpo elettorale. La Guida Suprema, dal 1989 l'Ayatollah Khamenei, nomina i sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, composto da 12 membri, che ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica (il suo giudizio è insindacabile) e certificare la loro competenza e quella del parlamento, al pari delle più alte cariche giudiziarie. Tutta la legislazione deve essere vagliata, sin dal suo inizio, dal Consiglio dei Guardiani in base al principio della cosiddetta vil?et-e faqih, ossia la "tutela del giurisperito", per controllare che le leggi non siano in contrasto col Corano e la dottrina islamica, nell'accezione propria dello Sciismo duodecimano. Un sistema, dunque, nettamente sbilanciato a favore del clero sciita, vero motore immobile dello stato.
SCONTRO INTERNO AL REGIME - Secondo gli analisti la situazione attuale è frutto dello scontro interno al clero e al regime dove si assiste alla contrapposizione sempre più netta tra la Guida Suprema Khamenei e gli ayatollah ed ex presidenti Khatami e Rafsanjani. Specie quest'ultimo, attualmente potente presidente del “Consiglio d'Esame Rapido”, si è pubblicamente espresso durante diversi sermoni per appoggiare chi è sceso in piazza per protestare e ammonire i Pasdaran di non reprimere nel sangue le manifestazioni. Rebus sic stantibus, la situazione potrebbe sfociare in guerra civile e conseguentemente in un bagno di sangue. Oggi infatti l'Iran si trova stretta tra pressioni contrapposte provenienti dall'esterno (legate sopratutto alla questione nucleare) e dall'interno con uno strato di popolazione, specialmente giovani e donne, sempre più deciso a ottenere maggiori libertà rispetto al panorama asfissiante di un paese dove religione e politica sono da 30 anni intrecciate in modo inestricabile.

(di Marco Di Giacomo - del 2009-08-01) articolo visto 4638 volte
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