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UN CERTIFICATO PER QUELLO CHE MANGIAMO

la garanzia sui prodotti che consumiamo non sempre è adeguata. L’Unione Europea corre ai ripari …

Risponde a verità che i prodotti sono oggi, rispetto al passato, di migliore qualità e soprattutto più sicuri? Dai rapporti di varie organizzazioni dei consumatori e dei NAS nel 2008 risulta che quasi il 50% dei campioni di frutta esaminati e il 20% di verdure sono contaminati da più residui.
Insalata al cadmio, funghi allo zinco e mele all’arsenico sono solo degli esempi. Queste le sostanze rinvenute su frutta e verdura acquistata ai Mercati Generali di Milano e fatta analizzare da organismi indipendenti nel corso di un'indagine sulla Sicurezza Agroalimentare. Naturalmente il reperimento di queste sostanze è riferito al riscontro di dosi superiori al limite massimo di tollerabilità giornaliera.
Secondo gli addetti ai lavori si potrebbe trattare di un inquinamento legato ad un più generalizzato inquinamento ambientale di origine industriale. Si tratta, infatti, per lo più di pesticidi. Gli epidemiologi attribuiscono la responsabilità a una legge, vecchia di trent’anni, che ignora il principio di precauzione, in quanto non sono valutati i rischi sulla salute procurati della somma di residui diversi, tutti singolarmente autorizzati, ma presenti contemporaneamente sul medesimo campione alimentare. Anche gli additivi alimentari adoperati (chimici o naturali) vengono usati per mascherare la carente qualità del prodotto. A volte anche l’etichetta non facilita la comprensione del consumatore.
DAL 1992 LE CERTIFICAZIONI DI QUALITA’ - Per orientare quest'ultimo verso un acquisto più sicuro e consapevole di ciò che poi mangerà, l'Unione Europea ha stabilito, sin dal 1992, una serie di certificazioni che attestano la qualità e la provenienza del prodotto. Le ultime novità significative risalgono a maggio di quest'anno: a Bruxelles il commissario europeo all'Agricoltura, Mariann Fischer Boel, ha mantenuto le promesse che aveva fatto all'Italia e alle sue organizzazioni agricole, annunciando che proporrà l'estensione del sistema di etichettatura d'origine a tutti i prodotti agroalimentari e precisando il paese membro di provenienza accanto all'indicazione "prodotto nell'Ue".
Nel documento presentato il 28 maggio, si afferma che "la Commissione intende preparare il terreno in vista di un'eventuale revisione della legislazione sulle indicazioni geografiche", che comporti uno snellimento delle procedure, fondendo i tre diversi sistemi attuali (per i vini, gli alcol e gli alimenti) e forse anche i due strumenti esistenti (Denominazione d'origine protetta, Dop, e indicazione geografica protetta, Igp) in una struttura normativa unica, con un unico registro, ma conservando la specificità di ogni certificazione.
Si cercherà anche di tutelare di più le indicazioni geografiche a livello internazionale. Inoltre, la Commissione proporrà di indicare in etichetta "l'informazione, se necessaria, relativa al luogo di produzione delle materie prime, se è diverso dal luogo associato all'indicazione geografica". Fra i prodotti alimentari, oltre a quelli Dop e Igp, finora l'indicazione d'origine era obbligatoria solo per la carne bovina, il vino, frutta e verdura fresca, il miele, i prodotti biologici, il pesce e olio d'oliva (ma solo in relazione ai frantoi, non alla materia prima).
Un altro punto su cui la Commissione sembra sposare finalmente il pensiero italiano è quello che lega la qualità dei prodotti agroalimentari all'indicazione di origine e al legame col territorio, visti come fonte di garanzia e sicurezza dai consumatori, e quindi come vantaggi di marketing per le aziende stesse. "Il settore agroalimentare europeo ha una buona reputazione, a giusto titolo, per l'elevata qualità dei suoi prodotti, frutto di decenni, se non di secoli, di impegno per l'eccellenza", ha dichiarato il commissario Boel. "I nostri agricoltori devono ora basare su questa reputazione il mantenimento della loro competitività. Devono comunicare più efficacemente ai consumatori la qualità dei loro prodotti. L'Ue - ha detto infine il commissario all'Agricoltura - non può che incoraggiare questo sforzo, nel quale vediamo l'occasione ideale per rafforzare la coerenza dei nostri diversi sistemi di etichettatura e di certificazione, e per semplificarli".
(di Simone Barbè Maccario - del 2009-10-09) articolo visto 4213 volte
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