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CARDIOLOGIA RIABILITATIVA

a chi è rivolta, in cosa consiste e quali sono i benefici?

La Cardiologia Riabilitativa (CR) è un processo multifattoriale, attivo e dinamico, che ha come fine quello di favorire la stabilità clinica, di ridurre la disabilità conseguente alla patologia, di supportare il mantenimento e la ripresa di un ruolo attivo nella società, con l’ulteriore obiettivo di ridurre il rischio di successivi eventi cardiovascolari, di migliorare la qualità di vita del soggetto.
La Cardiologia Riabilitativa, quindi, è rivolta a tutti quei pazienti che hanno contratto patologie cardiovascolari, sia che esse abbiano lasciato delle disabilità di varie entità nel soggetto, sia che esse siano state superate a pieno, ma si vuole ridurre al minimo il rischio di recidive.
Pazienti con trapianto di cuore, cardiopatie di vario genere, scompensi cardiaci ecc. saranno sottoposti a un programma preventivo di durata variabile, che consiste nella combinazione di più fattori:

- Adeguato monitoraggio ed intervento clinico
- Programma di esercizio fisico
- Interventi strutturali educativi e psicologici.

Andiamo un attimo ad addentrarci nell’ esercizio fisico nella C.R e gli aggiustamenti cardiovascolari che ne conseguono.
Durante l’esercizio sappiamo che aumenta in modo più o meno significativo la quantità di ossigeno richiesta e consumata dall’organismo; essa è direttamente proporzionata all’intensità dell’esercizio stesso.
Il fabbisogno di O2 dei muscoli può incrementare in breve tempo anche di 30-40 volte rispetto ai valori di base. Il maggior rifornimento di ossigeno è assicurato dall’ aumento del flusso sanguigno (soprattutto a livello dei muscoli impegnati direttamente nello sforzo).
Il tipo di risposta, inoltre, varia non solo a seconda del carico di lavoro, ma anche per altri parametri:

a) Il tipo di esercizio svolto. Dinamico (isotonico), statico (isometrico) ecc.
b) Fattori estrinseci di tipo ambientale: Temperatura, livello di umidità, pressione…
c) Fattori intrinseci al soggetto: postura, arti impegnati, coinvolgimento psichico, ritmi biologici, fatica precedente all’esercizio ecc.

A livello generale, comunque, gli aggiustamenti più significativi, sono a carico della Gittata Cardiaca.
La GC in atleti allenati può raggiungere livelli superiori a 35 L/min. Di conseguenza aumenta anche la frequenza cardiaca (leggermente meno nell’esercizio statico).
E’ importante sottolineare come aumenti proporzionalmente anche il flusso coronarico, importante per soddisfare le aumentate richieste metaboliche del miocardio; più precisamente si avrà un aumento del calibro, della perfusione coronarica e della capacità di vasodilatazione.
A livello periferico si noterà invece un reclutamento massivo di molti distretti capillari, con aumento massiccio della superficie circolatoria. Non meno importanti altre modificazioni come l’aumento dell’estrazione periferica d’ossigeno; la diminuzione del tono simpatico, e la diminuzione degli acidi grassi e dell’ accumulo del colesterolo LDL.
Quindi l’esercizio fisico è fondamentale ma deve essere accompagnato dal cambio dello stile di vita: attuare una dieta equilibrata, smettere di fumare, non assumere mai alcol e droghe di nessun genere.
In conclusione, l’esercizio fisico in riabilitazione prevede cicli che vanno da sole 4 settimane a 12 (a seconda del grado di rischio) o addirittura all’esercizio prolungato preventivo per soggetti anziani e con importante scompenso.
La seduta è strutturata con una fase di riscaldamento, la fase aerobica, centrale, e la fase di raffreddamento per una durata totale di circa un ora.
Chiaramente le sedute vanno ad aumentare gradualmente di intensità e, cosa fondamentale, il paziente deve essere costantemente monitorato cosicché, nel momento in cui vi si presentino malauguratamente sintomi di patologie, si possa stoppare immediatamente l’attività fisica.
(di Paolo Cisternino - del 2009-10-22) articolo visto 1671 volte
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