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PER NON DIMENTICARE GIANCARLO SIANI

giornalista che attraverso il suo carisma e senso di giustizia cercò di portare alla luce le fitte reti della malavita… decretando la propria condanna a morte

“Comprendere cosa significa l’atroce, non negare l’esistenza, affrontare spregiudicatamente la realtà” (Hannah Arendt)
Questo forse fu il monito da cui trasse le basi per le sue ricerche, ma soprattutto per la propria lotta alla criminalità organizzata, Giancarlo Siani.
CHI ERA GIANCARLO SIANI… - Giovane giornalista napoletano, proveniente da una famiglia borghese del Vomano, frequentò con eccellenti risultati il liceo classico “Giovanbattista Vico”. Nella prima giovinezza, oltre a coltivare un forte interesse per le materie classico-umanistiche che dettarono la sua scelta universitaria, si legò anche ad uno di quei gruppi politici giovanili della sinistra studentesca che prendeva il nome de “I ragazzi del ‘77” dal quale molto presto si distaccò per poi aderire a movimenti non violenti.
Avviata la sua carriera di studente universitario iniziò ad operare per alcuni periodici napoletani, mostrando soprattutto interesse per tutto ciò che era legato all’emarginazione, ravvisandovi il centro nevralgico della criminalità organizzata: la “camorra”; partì da uno studio analitico delle famiglie camorristiche dapprima, per poi calarsi nella specificità dei singoli individui.
L’AVVIO DELLA SUA CARRIERA GIORNALISTICA… - Iniziò a scrivere per il periodico diretto da Amato Lamberti a sfondo socio-informativo : “Osservatorio sulla camorra” ed in seguito per “Il Mattino” in veste di corrispondente da Torre Annunziata. Entrando in questa piccola realtà cittadina iniziò a conoscere i volti della criminalità, approfondendo le sue inchieste sul boss ivi insediato: Valentino Gionta.
La posizione che Siani nel tempo andava assumendo era scomoda a coloro i quali organizzavano la “malavita” e, al contrario, risultava di incoraggiamento per chi ancora manteneva dignità e coscienza civile, come un bambino da lui intervistato che si chiamava Lorenzo il quale, quando gli fu chiesto da Siani cosa avrebbe voluto fare da grande per cambiare la realtà in cui viveva, rispose: <>, uno dei pochi della sue età e non, che sentiva ancora appartenenza alla società.
Ed è proprio per queste persone che Giancarlo Siani, con grande umiltà, portava a conoscenza attraverso i suoi articoli tutto quello che riusciva a cogliere dalle proprie indagini compiute intervistando le popolazioni vittime di tale criminalità e riuscendo così a scoprire quali erano le fitte reti della mafia nell’hinterland napoletano.
Portò alla luce quali erano i traffici di eroina celati dietro il mercato ittico, riproposti poi con il <<“mini-corriere” della droga mandato per conto della nonna>>: inchiesta sui movimenti d'affari della droga pubblicata nel suo ultimo articolo “Nonna manda il nipote a prendere l’eroina” su Il Mattino del 22 settembre 1985 (il giorno prima di essere assassinato).
Deferisce le speculazioni che vi erano dietro al commercio, soprattutto per quanto riguarda il settore dell’abbigliamento: bisogna ricordare a tal proposito che nel 1985 un negozio di abiti aperto abusivamente da Gionta a Torre Annunziata fu fatto chiudere dai Carabinieri in seguito alla denuncia giornalistica apportata da Siani in un suo articolo. Ma soprattutto fece conoscere lo sperpero che vi era dietro ai miliardi che piovevano in Campania, per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980, tra camorristi e politici “politicanti” loro alleati.
LE MOTIVAZIONI CHE PORTARONO AL SUO ASSASSINIO… -La decisione di ammazzarlo fu presa dopo la pubblicazione del suo articolo del 10 giugno 1985 su Il Mattino, in cui sottolineava quali furono le modalità con le quali i Carabinieri riuscirono ad arrestare Valentino Gionta, questi diventato alleato del boss Lorenzo Nuvoletta , punto di riferimento in Campania per Totò Riina. Nuvoletta era sul punto di far scoppiare una sorta di guerra con un altro boss della camorra e l’unico modo per stipulare un armistizio tra le due famiglie, era quello di uccidere Gionta; allora Nuvoletta che non voleva tradire l’onore di mafioso fece uccidere un suo confederato, facendo pervenire in seguito una soffiata su Gionta ai Carabinieri.
Siani, grazie alla rivelazione di un suo amico capitano dell’arma, fu portato a conoscenza di tutto ciò che era avvenuto e fu così che Nuvoletta con la “benedizione” di Riina decretò la morta del giovane giornalista, che fu ucciso il 23 settembre 1985 per mano di Ciro Cappuccio (condannato all’ergastolo, ora detenuto nel carcere di Poggioreale) e Armando Del Core (da principio latitante, poi catturato nei pressi di Roma e condannato all’ergastolo).
IL CORSO DELLA GISTIZIA… - Solo 8 anni dopo il delitto questa verità è stata riportata in auge dagli inquirenti con le collaborazioni di alcuni pentiti; ma furono le parole di uno di questi che portarono alla scarcerazione di Valentino Gionta, asserendo che egli in sede di decisione per la morte di Siani <>.
Nonostante ciò tutti coloro che lo conoscevano: familiari, colleghi e amici hanno ritenuto che a causare la sua uccisione vi fosse anche dell’altro…
MOVIMENTI CULTURALI IN SUO ONORE… - In seguito alla sua morte furono inaugurate molte associazioni culturali: il 23 settembre 2007, sotto il Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio delle varie Presidenze Ministeriali gli fu intitolato un cine-teatro in quel di Marano per la ricorrenza del ventiduesimo anniversario della sua morte.
Fu indetto il premio e borsa di studio “Giancarlo Siani” vinto tra l’altro nel 2008 da Gomorra, libro rivelazione di Roberto Saviano; questo riconoscimento nasce per ricordare la figura del giornalista vittima della camorra per aver denunciato le forme di illegalità diffusesi sul territorio in cui lui viveva.
In seguito fu fondata l’associazione Polis che tuttora si occupa di ridefinire i beni confiscati alla camorra per poi restituirli ai cittadini che precedentemente ne erano stati privati.
Da ragazzi si hanno dei desideri, a volte non si realizzeranno mai in altri casi è possibile renderli verità, come nel caso di Giancarlo Siani che è riuscito a far vivere i suoi con una macchina da scrivere, divenendo così un grande giornalista.

(di Michela Camplese - del 2009-11-05) articolo visto 1680 volte
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