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VERTICE FAO: SI TIRANO LE SOMME

alla conclusione dei lavori resta la delusione ma non si tratta di un completo fallimento

Si è concluso da qualche settimana il Vertice Fao sulla sicurezza alimentare mondiale tenutosi a Roma dal 16 al 18 novembre, ma purtroppo i lavori non sono andati come si sperava. Quegli impegni e quelle scadenze che tanti leader avevano promesso di mantenere, non sono stati purtroppo mantenuti. Non tutti almeno.
MOLTI ASSENTI … - Grande delusione, insomma, a cominciare dalla grave assenza dei big del mondo e di molti capi di Stato e di governo, uno su tutti: Barack Obama. Se da un lato infatti sono stati compiuti in questi 3 giorni dei significativi passi avanti, è pur vero che il fatto che mancassero i leader mondiali ha ridotto la discussione “al solo livello tecnico”, come ha dichiarato con comprensibile rammarico il direttore generale della Fao, Jacques Diouf.
“Se non ci sono qui loro a coordinare gli sforzi, a discutere degli aiuti allo sviluppo e delle problematiche ad essi correlati, siamo andati fuori tema”, come se la soluzione di tutto sia da trovare soltanto da un punto di vista meramente tecnico, mentre la lotta alla fame è “un problema sociale, economico e finanziario e oserei dire culturale”, ha detto ancora Diouf. FATTI NON PAROLE … Tanto amaro in bocca, quindi, per questo summit dove le parole sono stante tante e le azioni pochissime. “I poveri e gli affamati non possono aspettare”, insiste il diplomatico senegalese a capo dell'agenzia Onu da 16 anni. E proprio quest'anno il numero di persone affamate nel mondo ha superato il miliardo. Un record di cui certamente non c'è da andarne fieri se si pensa che ciò non solo significa che quasi un sesto della popolazione mondiale non ha cibo a sufficienza, ma soprattutto che, nonostante questo, quasi tutti i leader delle maggiori potenze non hanno dimostrato un reale e concreto desiderio che tale dato venga sconfitto una volta per tutte.
SGUARDO AGLI AGRICOLTORI … - È fallito infatti il tentativo della Fao di fissare al 2025 il termine ultimo per porre fine alla fame nel mondo facendo impegnare i paesi ricchi a stanziare 44 miliardi di dollari all'anno in sussidi all'agricoltura, fondamentali per permettere l'auto-sussistenza dei piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo e per aiutare di conseguenza il pianeta a raggiungere l'obiettivo di aumentare del 70% la produzione alimentare per soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita (entro il 2050 dovremmo raggiungere quota 9,1 miliardi).
Con questi soldi si possono aiutare gli agricoltori più poveri ad accedere ai sistemi di irrigazione, ai macchinari moderni, sementi e fertilizzanti, si possono migliorare le condizioni delle infrastrutture rurali e delle reti stradali consentendo ai produttori, in questo modo, di portare i propri prodotti ai mercati locali. Senza dimenticare che gli agricoltori dei Paesi appartenenti soprattutto all'Africa sub sahariana e all'Asia meridionale hanno anche bisogno di aiuti economici per adeguare le proprie attività ai cambiamenti climatici, che ne riducono drasticamente i raccolti.
Ban Ki-Moon, il segretario generale dell'Onu, ha più volte sottolineato infatti come “non può esserci sicurezza alimentare senza sicurezza climatica”. Ora, se è vero che nella dichiarazione finale dell'assemblea plenaria non vi è traccia né di cifre, né di scadenze, è vero anche che è stata approvata all'unanimità dimostrando l'impegno da parte di tutte le nazioni firmatarie ad adottare nuove strategie per combattere l'elevato tasso di denutrizione.
Speriamo che queste strategie siano concrete e soprattutto durature visto che fino ad oggi abbiamo assistito ad una costante riduzione degli investimenti a sostegno proprio dell'agricoltura: la principale causa della fame nel mondo.
“Purtroppo – ha dichiarato Flavio Valente, della Fian (associazione che si occupa di diritti umani) – esiste un gap tra quello che i governi dicono e quello che i governi fanno”.
TANTA DELUSIONE MA NON ASSOLUTO FALLIMENTO - La delusione di come sia andato il vertice è tanta infatti anche da parte di numerose organizzazioni non governative. Il rifiuto dei Paesi ricchi a prendere impegni vincolanti a sradicare la fame entro il 2025 con politiche e risorse adeguate, non è certo una novità. Basta pensare che nel corso del summit sull'alimentazione di Roma nel 1996, promesse simili erano state già fatte. In quell'occasione ci si era posti l'obiettivo di dimezzare la popolazione affamata del mondo entro il 2015, quando le persone denutrite erano allora poco più di 800 milioni. Basta fare due calcoli per capire come oggi quelle stesse promesse non sono state mantenute e quelle nuove non possono che suonare vuote.
La disparità nel livello di sviluppo tra le varie nazioni e all'interno di una stessa nazione è ancora troppo profonda. Siamo alla fine del 2009 e ancora siamo costretti a fare una netta distinzione fra Paesi ricchi e Paesi poveri. Se in passato si pensava che gli aiuti alimentari fossero la soluzione del problema, è ormai chiaro a tutti che ciò di cui realmente questi Paesi hanno bisogno è di interventi internazionali atti a promuovere una crescita economica sostenibile ed equilibrata, nonché una stabilità politica per garantire il diritto di cooperazione, anche in termini giuridici, necessario per dare vita a relazioni paritarie fra nazioni con diversi livelli di sviluppo.
Bisogna mettere i Paesi afflitti dalla tragedia della fame in condizione di produrre da sé il cibo e gestire autonomamente i finanziamenti ricevuti, piuttosto che con programmi creati e controllati dall'esterno. Spesso in passato, come ha denunciato il papa Benedetto XVI, intervenuto anche lui al vertice Fao, si è speculato sui prodotti alimentari causando un ulteriore e deleterio aumento dei prezzi. Fondamentale è quindi in questi casi la trasparenza.
“Nessuno sa quanto denaro viene dato né a quanto ammontano i nuovi finanziamenti”, ha detto Sarah Gillam di Action Aid. “La gente potrà avere fiducia in questo processo solo se sarà diretto con responsabilità”.
A fronte di quanto detto finora, parlare di un assoluto fallimento dei 3 giorni di vertice sarebbe però comunque sbagliato. Sì è infatti deciso di allargare e rafforzare l'attuale Commissione Fao sulla sicurezza alimentare (Cfs) in modo che essa possa diventare un organo onnicomprensivo. Ciò significa che oltre agli stati membri della Fao e dell'Onu, potrà presto accogliere anche i rappresentati delle organizzazioni internazionali, delle organizzazioni non governative (Ong) oltre quelli del settore privato e della società civile. Il tutto verrà monitorato da un team di esperti di fama mondiale di alto livello. La Cfs diventerà quindi un organo internazionale più ampio a cui fare riferimento in merito alla risoluzione del problema della fame. Essa dovrà anche svolgere l'importante ruolo di coordinamento di tutte le discussioni e decisioni politiche atte ad aumentare la sicurezza alimentare nel mondo. Un ulteriore passo avanti potrebbe essere considerato anche l'aver stabilito un aumento del budget per la stessa Fao previsto per i prossimi due anni e pari al 7,6% in più della quota precedentemente stabilita. In questo modo si arriverebbe a 1.000,5 milioni di dollari, che serviranno a realizzare un programma di lavoro basato sui futuri risultati oltre che all'attuazione di un Piano d'Azione Immediato per il rinnovamento della Fao. Tutto poi sta a vedere se questi impegni verranno davvero rispettati e portati a termine, visto che nel testo conclusivo del vertice non si fa riferimento a nessuna nuova cifra né a scadenze precise, nonostante l'aumento del 9% degli affamati nel mondo soltanto nell'ultimo anno. A cosa serviranno mai quindi questi fondi? Insomma, i dubbi che si tratti soltanto di bugie, piuttosto che di promesse, sono leciti e lo scetticismo è più che comprensibile. Non ci sono più scuse per rimandare ancora la risoluzione di un problema inaccettabile ma reale come quello che fa morire di fame un bambino ogni 5 secondi, 17 mila persone ogni giorno.
(di Matilde Geraci - del 2009-12-06) articolo visto 1326 volte
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