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HAITI-CILE-CINA: LA DEVASTAZIONE DEL TERREMOTO

Eventi catastrofici in serie: considerazioni e riflessioni

Il 13 gennaio di quest'anno Haiti viene colpita da un terribile sisma pari al 7° grado della scala Richter. Poco meno di due mesi dopo, precisamente l'11 marzo, un'altra scossa di intensità ancora maggiore (oltre l'8° grado Richter), colpisce invece il Cile. Ed un'altra, stavolta di 6,9 gradi, si abbatte in Cina nella notte tra il 13 e il 14 aprile. Migliaia le vittime, monumenti e palazzi distrutti, intere città devastate: ecco ciò che rimane.
Danni la cui entità resta tuttora non quantificabile. I primi mesi del 2010 non sono certamente iniziati nel migliore dei modi, anzi, l'anno sembra essere nato sotto il segno di violenti terremoti che seminano morte e distruzione in tutto il pianeta alle più diverse latitudini. Non dimentichiamo infatti gli altri eventi sismici che tra febbraio e aprile hanno colpito l'isola di Sumatra, in Indonesia; la Turchia; il nord-est del Giappone; Manila, nelle Filippine; le coste del Myanmar; Baja California, in Messico.
COSA STA SUCCEDENDO AL PIANETA? - Inevitabile chiedersi: “Cosa sta succedendo?”. Certo, si tratta di normali sconvolgimenti che ciclicamente si sono ripresentati in ogni epoca. Per molti possono apparire soltanto come delle “strane” coincidenze, per altri è la Natura che si ribella alla (ir)responsabilità dell'uomo.
La Terra, di cui noi non siamo nient'altro che infinitamente piccoli ospiti, è in continua trasformazione e poco importa, quindi, se questo cambiamento lascia dietro di sé una scia incredibile di distruzione.
Lo dice lo stesso professor Giuseppe Cavarretta, direttore del Dipartimento Ambiente e Terra del Cnr: «Non dobbiamo pensare che sia qualcosa di molto anomalo. È la normale attività tettonica che riguarda la Terra. Ci sono momenti in cui sembra concentrarsi un'attività, ma direi che è abbastanza casuale. Non c'è relazione, ad esempio, tra il sisma in Cile e quello in Cina. Sono dal punto di vista geologico delle placche completamente distinte». «In questo caso – spiega ancor più dettagliatamente il professore – si tratta della placca indiana e di quella euroasiatica che sono venute in collisione, ma lo sono da 45 milioni di anni. Non è sorprendente un terremoto di questa intensità e con così tante vittime se si pensa che la placca indiana spinge quella euroasiatica verso nord con una velocità di due centimetri l'anno, cioè due metri ogni 100 anni. Stiamo parlando di rocce, che non si comprimono ma accumulano l'energia in maniera elastica fin quando è consentito; quando viene superato il limite di rottura si rompono e l'energia accumulata viene liberata tutta insieme. E in questo caso stiamo parlando di due masse enormi».
C'è poi invece chi ritiene, come Enzo Boschi, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che la serie di cataclismi che ha inaugurato il nuovo anno, non sia da imputare tanto all'incremento dell'attività della Terra, quanto ai mutamenti antropici: «Siamo diventati più vulnerabili ai terremoti; la popolazione continua ad aumentare, le città crescono, si fanno costruzioni alla meno peggio, e quindi si hanno vittime, danni. Sembra che sia aumentata l'attività sismica, in realtà è aumentata la nostra esposizione ai terremoti».
LA PREVENZIONE IN PRIMIS - Ciò spiegherebbe anche come mai per esempio in Cile, Paese che ha la più antica normativa antisismica al mondo dopo quella della California, le conseguenze del terremoto, ben più forte di quello avvenuto ad Haiti, sono, in cifre: 500.000 edifici danneggiati e 452 persone morte. Secondo l'Onu e la Croce Rossa Internazionale i danni materiali del sisma che ha coinvolto invece l'isola, un tempo colonia francese, rimangono ancora sconosciuti, il numero delle vittime raggiunge quasi i 300.00 morti. Questo per varie ragioni che vanno dalla maggiore ricchezza dello Stato dell'America meridionale rispetto a quello caraibico, e quindi una migliore fattura delle abitazioni; al fatto anche che il primo ha case più basse rispetto al secondo; sino ad un fattore da non sottovalutare: il terremoto del Cile, pur essendo considerato il settimo più distruttivo di sempre sulla Terra, ha avuto il suo epicentro in una zona a bassa densità demografica e distante dalle due maggiori città, cioè Santiago e Concepciòn.
Al contrario, l'epicentro del terremoto di Haiti è stato registrato a soli 25 km dalla capitale Port-au-Prince, dove la popolazione raggiungeva prima della scossa circa 1.300.000 abitanti. Insomma, si tratta di due situazioni profondamente diverse, seppur accomunate dalla stessa tragedia.
Pensiamo poi a quello avvenuto in Cina, dove sono rimaste uccise oltre 2.000 persone. Anche in questo caso l'epicentro è stato calcolato in una regione (non molto lontana dal confine con il Tibet) densamente popolata e regolarmente colpita da terremoti. E se da un lato molte infrastrutture sono andate totalmente o quasi distrutte a causa della natura franosa del terreno, dall'altro ha giocato un importante ruolo anche il materiale principale con cui erano e sono costruite le case: più dell'85% degli edifici cittadini sono infatti in legno, che crollando hanno intrappolato fra le macerie centinaia e centinaia di persone.
Ora, se è pur vero che la scienza ufficiale sostiene che oggi non è assolutamente possibile prevedere con esattezza i terremoti (almeno a lungo termine), la paura in noi che una scossa possa in un attimo distruggere il patrimonio storico e artistico di una comunità, spazzare via in un secondo l'esistenza anche di chi ha appena aperto gli occhi alla vita, è naturale che rimanga e anzi, con questi ultimi terribili eventi, non può che aumentare. Che fare quindi?
REGOLE DA RISPETTARE … - Innanzitutto, magari, per quanto riguarda in particolare il nostro Paese, applicare le regole per l'edilizia antisismica già esistenti ma che di fatto, tra mille rinvii e proroghe, non vengono quasi mai rispettate. Crearne anche di nuove e più rigide per costruire in sicurezza strutture in muratura, cemento e legno, dando naturalmente la priorità ad edifici come scuole e ospedali. E come spesso accade l'Italia è un passo indietro rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea.
Bisogna mettere in totale sicurezza le nostre case senza dover attendere ogni volta che succeda una tragedia, come quella che ha colpito uno dietro l'altro Haiti, il Cile e la Cina, per correre ai ripari. E bisogna anche rafforzare la Protezione Civile locale, mettendola in grado di fronteggiare in maniera più adeguata l'eventuale ripetersi di qualsiasi tipo di catastrofe naturale e di assistere al meglio la popolazione negli interventi di emergenza più convenzionali. Bisogna farlo presto. Anzi, subito.
Il terremoto in Cile, oltre ad aver spostato l'asse terrestre e modificato la durata del giorno sulla Terra, dovrebbe anche smuovere le coscienze del mondo intero. Ma dobbiamo interrogare noi stessi prima, e non dopo immani devastazioni. Se la politica e i media dimenticano troppo facilmente e velocemente le promesse fatte, cerchiamo allora noi di fare il nostro dovere. La Terra e la Natura non hanno alcuna colpa, semmai è l'uomo ad avvicinare a sé lo spettro della distruzione edificando dove e come vuole. Tra i cumuli di macerie cerchiamo anche di trarre qualche utile insegnamento per il prossimo terremoto che ci sarà, chissà quando e in quale Paese, ma di certo ci sarà, pronto a piegare un'ennesima Nazione. Perché il nostro pianeta si comporterà come ha sempre fatto, senza mai smettere di muoversi e di cambiare. Noi dobbiamo solo cominciare umilmente e finalmente a capirlo e come saggi custodi non più distruggerlo, ma proteggerlo.
(di Matilde Geraci - del 2010-04-29) articolo visto 2505 volte
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