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TARGHE CLONATE, COME DIFENDERSI?

consigli pratici per evitare spiacevoli sorprese

Si viaggia a una media di centinaia di denunce al mese: sono automobilisti che dichiarano di non essere mai stati nel luogo dove gli è stata elevata la contravvenzione, certi, quindi, di essere incappati nell'ennesimo caso di targa clonata.
Il grosso dei ricorsi riguarda Napoli, dove, secondo le statistiche, si concentrerebbe il maggior numero di truffatori. A destare l'attenzione della vittima è il susseguirsi di multe: un caso isolato, infatti, potrebbe far pensare ad un errore del vigile, come può in effetti accadere a Roma dove hanno la sede legale decine di società di noleggio a lungo termine proprietarie di vetture con targhe consecutive e quindi facilmente confondibili.

Che cosa può fare allora chi si trova in una situazione del genere?

Innanzitutto va presentata una denuncia alla Procura della Repubblica che dovrebbe aprire un fascicolo contro ignoti e avviare le indagini del caso. Nel frattempo, secondo l'articolo 386 del DPR n. 495/1992, può fare ricorso (anche con raccomandata A.R entro 30 giorni dal ricevimento della multa) allo stesso Comando (di Vigili urbani, Carabinieri o Polizia) che ha emesso la contravvenzione, specificando che si tratta di "notificazione del verbale a soggetto estraneo" e chiedendone quindi l'archiviazione.
Ed ecco il primo ostacolo: sul verbale raramente appare la sede del comando che ha emesso la sanzione. Diventa perciò impresa impossibile per l'automobilista presentare il ricorso. Un peccato (per il malcapitato) perché sul verbale scritto dall'agente, la cosiddetta prima nota, dovrebbero essere indicate anche marca e modello della vettura sanzionata (l'indicazione del modello non è però obbligatoria per legge, ma in effetti è solo una cautela raccomandata ai vigili che spesso sul verbale riportano non il modello visto nel momento in cui eleva la sanzione ma quello che risulta alla Motorizzazione associato a quella targa.
Così l'automobilista pensa che si tratti realmente di un'infrazione di cui ne ha perso il ricordo oppure di un caso di clonazione; invece l'agente potrebbe solo aver sbagliato la lettura della targa), elementi che renderebbero più facile l'accettazione del ricorso, a meno che la targa clonata non appartenga ad un'auto identica, anche nel colore.
Se si avviano le indagini e per una pura coincidenza fortuita si riesce a rintracciare la vettura clonata, il guidatore truffaldino dirà che la macchina gli è stata prestata. Dal libretto si evince in effetti un nome, ma per lo più si tratta di anziani nullatenenti che per arrotondare la pensione s'intestano centinaia di auto con relative polizze assicurative. Oppure di nomadi che sarà impossibile rintracciare.
Auto che nel frattempo continuano a girare infischiandosene di semafori rossi o divieti di sosta, collezionando centinaia di multe che tanto pagherà un altro ignaro automobilista residente magari a centinaia di chilometri di distanza.
Qualcuno per risolvere definitivamente il problema ha dovuto reimmatricolare l'auto con tutti i costi che comporta: ma ciò non ha risolto il pregresso. Chissà perché nessuno ha mai proposto, per semplificare la vita al cittadino, di stabilire che, in questi casi, la competenza del giudice di pace sia nel luogo di residenza del sanzionato, piuttosto che nella città dove è stata elevata la contravvenzione. Sarebbe già un grande aiuto per l'automobilista. Ma non tutti i vigili indicano con precisione i dati della vettura, anche a causa del proliferare di modelli in circolazione che obiettivamente rendono a volte difficile identificarne con esattezza le caratteristiche. E così il povero automobilista continua a ricevere multe con la (quasi) certezza che il ricorso sarà respinto proprio perché non è possibile confrontare i dati delle macchina sanzionata con quella del multato.
All'innocente utente non resta altro che dimostrare - con una serie di prove inoppugnabili come testimoni, ricevute di parcheggi o telepass, tracciati di scatole nere - che in quel giorno e in quell'ora non si trovava nel luogo dove è stata rilevata l'infrazione ma altrove. Potrebbe avere rilevanza anche la dichiarazione del datore di lavoro che deve attestare di aver visto il sanzionato in ufficio dove si è recato con quella macchina: l'importante che testimoni non solo sulla presenza del dipendente ma anche sulla vettura. La corsia d'emergenza porta verso il giudice di pace, dove il ricorso sarebbe più facile e con maggiori possibilità di successo (ci sono 60 giorni per fare opposizione ma con un costo che varia in base all'entità della sanzione); occorre tener presente, tuttavia, che il ricorso va presentato presso il foro competente, come recita l'articolo 25 del Codice di Procedura Civile. Per cui se la multa viene elevata a Napoli e il sanzionato è di Sondrio deve recarsi al tribunale del capoluogo campano per svolgere le pratiche del caso. E ciò anche per più udienze. Se poi le contravvenzioni sono più di una, si rischia il dramma (economico soprattutto).
(di Dott. Domenico Carola - Dirigente P. M. - Isernia - del 2010-06-17) articolo visto 14087 volte
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