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PROGETTO TERRE ESTREME. SPEDIZIONE” TERRE ALTE – UYUNI/AVAROA 2010”

Anche quest’anno i nostri temerari esploratori torneranno in Bolivia per terminare le ricerche iniziate con Jurassic Cave 2009

Trenta esperti, italiani, brasiliani e boliviani coadiuvati dai tecnici del SERNAP lavoreranno 21 giorni in un eco-sistema speciale ed unico nel mondo, nel tentativo di aiutare a salvaguardare questa regione tanto importante per la Bolivia. Ricordiamo che questa collaborazione ha come scopo quello di effettuare esplorazioni geografiche e ricerche multidisciplinari in varie aree protette, realizzando nel contempo corsi di formazione e stage che coinvolgeranno il personale del SERNAP.

Hanno permesso la realizzazione della Spedizione “Terre Alte – Uyuni/Avaroa 2010”:
- Ministero dell’Ambiente in Bolivia
- Parco Nazionale di Torotoro
- SERNAP - Servizio Nazionale delle Aree Protette
- Ambasciate d’Italia in Bolivia
- Municipio di Torotoro
- Ambasciate del Brasile in Bolivia
- ARMADA Boliviana
- SSI/CRI- Società Speleologica Italiana/Commissione Relazioni Internazionali
- SBE – Società Brasiliana di Speleologia
- SOBESP – Società Boliviana di Speleologia
- ACT Associazione Conservazionista di Torotoro
- Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti

La prima tappa sarà nuovamente Torotoro, dove 20 tecnici completeranno topografie, continueranno perlustrazioni, effettueranno nuove ricerche paleontologiche, archeologiche e geologiche organizzando corsi di formazione alle guide e alle guardie parche del SERNAP.
Dopo questa fase ai nostri studiosi si affiancheranno altri 10 specialisti ed insieme, sempre da Cochabamba, partiranno alla volta di Uyuni e Chuvica, siti di alto interesse speleologico, antropologico ed archeologico.
In quest’area (Atulcha, Chuvica, Aguaquisa, San Juan e Villa Mar), infatti, sarà effettuata la mappatura delle grotte Galaxias ed Infierno di Aguaquisa, entrambe formate da corallo fossile presente anche nelle isole in mezzo al Salar Uyuni, come per esempio l’Isola Incahuasi. Sono chilometri e chilometri di corallo che una volta costituiva una barriera corallina che circondava il salar. Questa zona, tipica piattaforma continentale, presenta una sequenza di rocce che ricoprono grandi estensioni e che rappresentano un mare asciugatosi milioni di anni fa. In concomitanza a questa ricerca si effettuerà lo studio archeologico delle tombe pre-incaiche insieme ad una prospezione geologica dell’area.
Successivamente toccheranno la zona di Puca Pucara di Villamar, caratterizzata da pareti di roccia arenaria dove sono presenti anche pitture rupestri.
L’obbiettivo è la documentazione dei resti archeologici, la topografia della zona, la raccolta di tutti i dati per una ricostruzione digitale in 3 D del massiccio, degli ambienti, per restituire in forma grafica il luogo, dove gli avi degli odierni boliviani esprimevano la loro arte e religione.
Da qui la spedizione si sposterà nella REA (Riserva Nazionale di Fauna Andina Eduardo Avaroa). Due anni fa una squadra tecnica d’AKAKOR, visitandola, ha osservato gli effetti di una notevole siccità che ha colpito la zona ed in particolare alcuni dei suoi tesori: le lagune che si sono ritirate di alcuni metri, mostrando un quadro allarmante.
Queste sono alimentate da fiumi e ghiacciai circostanti e da risorgenze che affiorano dalla falda sottostante. Dalle informazioni raccolte dai funzionari della REA, si è saputo che negli ultimi due anni non ci sono state abbondanti nevicate e piogge; non sono neanche stati realizzati studi pluviometrici di dettaglio nella zona.
La proposta, quindi, è di iniziare lo studio proprio quest’anno con la Spedizione “Terre Alte-Uyuni/Avaroa” che darà il suo contributo con l’installazione di apparecchiature di rilevamento climatico, di pluviometri ed di livelli metrici destinati alla raccolta di informazioni del livello dell’acqua per il calcolo delle diverse portate, continuando nei prossimi due anni la raccolta dei dati e la loro analisi. Il tutto sarà integrato da un corso di idrogeologia che permetterà di integrare ed elevare il livello di preparazione del personale addetto alla ricerca.
In conclusione gli esploratori si recheranno in un luogo con un’alta concentrazione di vulcani, qualcuno ancora attivo. Andranno alla ricerca di vestigia precolombiane. La cima più importante dell’area, con i suoi 5960 metri, è il vulcano Licancahur: una sfida importante sarà la discesa nella sua “caldera” per una esplorazione atta a rilevare strutture.
E noi che rimaniamo qui, sognando ad occhi aperti, attendiamo trepidanti il loro rientro sperando di venire a conoscenza di nuove meraviglie che il nostro pianeta nasconde gelosamente.
(di Sabina Di Rado - del 2010-08-04) articolo visto 4562 volte
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