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CRISI IN FAMIGLIA: ECONOMICA O DI VALORI?

Come cambia lo scenario italiano

La famiglia, come ricorda la costituzione vigente. è chiamata a partecipare attivamente alla vita e allo sviluppo della società. La famiglia svolge una mediazione decisiva nei confronti dell’individuo in ordine al suo destino sociale e alla qualità della sua vita. La famiglia è luogo primario dell’umanizzazione della persona.
LE SUE FUNZIONI - Secondo il pensiero sociologico la famiglia assolve funzioni importanti, essa garantisce lo sviluppo di valori etici, indispensabili per costruire relazioni sociali tra il singolo e la società, La famiglia è quella specifica ed unica organizzazione che tiene insieme le differenze originarie dell'essere umano: quella tra generi (maschile e femminile), tra generazioni (genitori e figli), tra stirpi (l’albero genealogico materno e paterno). Essa è fatta di relazioni, di legami, e genera legami: all’interno della famiglia e al suo esterno, tra la famiglia e la comunità in cui essa vive.
Sono molti gli ambiti della vita sociale, in cui la famiglia svolge di fatto un ruolo originale, spesso senza che il suo servizio sia riconosciuto dalle istituzioni pubbliche: la procreazione e l’educazione dei figli, l’edificazione della convivenza civile, la promozione della solidarietà sociale, il mondo della scuola, del lavoro, dell’economia, della politica, dei mass media, perché essa è cellula fondamentale della società.
La famiglia è il primo produttore di benessere economico e svolge un ruolo decisivo come soggetto di scelte economiche, elabora vincoli al mercato per quanto concerne le scelte di consumo, esprimendo così uno stile di vita. Però, la famiglia in Italia oggi è sottoposta ad un attacco virulento, che si propone di cancellarla dal senso comune.
IL NUOVO SCENARIO - Lo svuotamento del concetto di famiglia inizia con un processo di liquefazione del significato. La sua struttura, negli ultimi trenta anni si è diversificata; il modello tradizionale è ancora presente.
Mediamente la famiglia moderna è composta dai genitori, che lavorano fuori casa, ed uno o due figli. Quella tradizionale, agricola e patriarcale, che riuniva genitori, figli e nipoti sotto uno stesso tetto: è, oggi più marginale, anche se, causa le difficolta economiche di questi ultimi anni, è presente anche nelle grandi città, questa soluzione permette di ridurre i costi relativi alla casa e ai consumi primari, fenomeno diverso è quello dei bamboccioni.
Le ultime rilevazioni ISTAT segnalano che è cresciuta sia l’età al primo matrimonio delle donne (30) che degli uomini (32), 4 anni in più dell’età media dei loro genitori. Là quota dei matrimoni successivi al primo è in aumento e si è attestata sul 12,2% (rispetto all’8,3% del 1995), mentre quella dei matrimoni religiosi è in diminuzione (67,6%, era l’80% nel 1995). Cresce la quota di coppie che non scelgono la comunione dei beni (56%) al momento del matrimonio (rispetto al 40,9% del 1995).
Due le qualità delle famiglie italiane vanno ricordate: si riuniscono, per almeno un pasto al giorno, la cena, intorno allo stesso tavolo o in occasione delle feste religiose (Natale e Pasqua) e di quelle familiari (battesimi, prime comunioni, matrimoni); non è raro che uno dei nonni paterni o materni, specialmente se è rimasto vedovo o vedova, viva in casa con uno dei figli. Le famiglie italiane, come ricordano tutti gli studi sui canali utilizzati per ricercare il lavoro, sono sempre pronte ad aiutare i loro parenti.
SEPARAZIONI, CONVIVENZE … - Oggi anche in Italia, ci sono molte coppie sposate che si separano; Le separazioni legali nel 2004, ultimi dati Istat, sono state 83.179 (erano 52.3232 nel 1995), i divorzi 45.097 (27.038 nel 1995). L’età alla separazione per gli uomini è 43 anni, per le donne è 40 anni; l’età al divorzio è 45 anni per gli uomini e 41 per le donne. Il tasso di separazione è pari a 283 separazioni ogni 100.000 coniugati.
Molti giovani, di entrambi i sessi vivono da soli o si accontentano della libera convivenza; negli ultimi dieci anni i matrimoni sono diminuiti del 27% La vulgata nichilista relativista ha educato all’idea della vita di coppia come esperienza assolutamente marginale per la realizzazione di sé. Questa vulgata ha prodotto la famiglia allargata e i bamboccioni, i figli-e che vivono con i propri genitori molto più a lungo che negli altri paesi occidentali, spesso fino ai trenta/trentacinque anni prima di sposarsi e di iniziare una nuova famiglia. Infatti, solo chi pensa che il reale è solo nel presente, che non esistano valori forti, può leggere la famiglia come bancomat e trattoria e viverla come ospite senza doveri.
Per non dire del concetto di gender che le decadenti classi dirigenti europee hanno istituzionalizzato, che riduce l’evidenza dei sessi come fatti naturali a processi sociali per mezzo dei quali al sesso naturale, è più moderno sostituire forme soggettive secondo le circostanze. Questa ideologia della maternità, intesa non come fatto naturale tipico delle femmine, ma come malattia da curare è alla base del crollo delle nascite: il numero medio di figli per donna, come rileva l’ISTAT, è 1,3 e da 20 anni l’Italia presenta valori non superiori a 1,4, ma il numero di figli desiderato è molto più alto: 2,1.
Il cosiddetto pluralismo etico-valoriale ha avuto sulla dinamica sociale questo effetto: le famiglie sono sempre più piccole per il calo della fecondità, l’aumento dell’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’instabilità matrimoniale. Le famiglie di uno o due componenti sono il 53,3% del totale (22.907.000) di queste il 26,1% sono persone sole, il 27,2% ha 2 componenti, solo il 6,5% ne ha 5 o più. Crescono le persone sole (in dieci anni passano da 4 milioni 200 mila a 5 milioni 900 mila) e le coppie senza figli (da 4,5 milioni nel 1995-1996 a 5,1 milioni nel 2005-2006).
Anche studi di importanti centri di ricerca, quali il Censis evidenziano i danni di questa ideologia del soggettivismo relativista. I dati Censis 2010, mostrano il nostro Paese come una società pericolosamente e tristemente caratterizzata dal vuoto; ad un ciclo storico ricco di interessi e di lotte sociali, si va sostituendo un periodo denotato dall’annullamento di queste forze conflittuali propulsive. Ai cittadini italiani manca fondamentalmente il desiderio e lo spirito attivo, necessari per credere nel futuro, la presenza capillare ossessiva del culto pluralista, come hanno teorizzato P.Berger e T. Luckmann porta i singoli e quindi le famiglie ha crescere in un ambiente nel quale non esistono valori comuni che definiscono l’agire nei diversi momenti della vita tutto ciò porta allo smarrimento all’ansia permanente e alla liquefazione degli affetti.
Nota: nella foto è rappresentato il quadro "Una Famiglia" di F. Botero
(di Carlo Baratta - del 2011-01-18) articolo visto 5346 volte
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