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PETER(INA) PAN

Le origini, chi colpisce, le insidie, la guarigione

La sindrome di Peter Pan o SPP è un problema psicologico che si manifesta negli adulti ed è caratterizzato da un comportamento infantile ed un rifiuto di qualsiasi tipo di responsabilità. Non è una questione soltanto maschile dunque, il problema è comune a tutti noi, anche alle donne… Ecco di cosa si tratta.
Studiata da Dan Kiley, la sindrome di Peter Pan è un trauma che blocca lo sviluppo emozionale del bambino. In altri termini, la persona colpita cresce normalmente, la sua intelligenza si sviluppa, ma il suo cuore resta bloccato nell’infanzia, come Peter Pan che vive immerso in un mondo meraviglioso, lontano dai problemi dei grandi... così questa sindrome appare all'inizio dell'età adulta.
DA DOVE NASCE? - Questo trauma ha origine nella più tenera infanzia, il periodo durante il quale ogni individuo costruisce il proprio equilibrio emotivo. Di solito è l'amore trasmesso dai genitori che permette lo sviluppo di questa armonia. Una carenza affettiva può quindi essere all'origine della sindrome di Peter Pan. Le persone che, durante l’infanzia, sono state amate poco, crescendo sviluppano un malessere che genera un serio disturbo del comportamento. Una volta nel mondo dei grandi, si sentono indifese ed angosciate di fronte agli sconosciuti e al mondo che li circonda.
CHI COLPISCE? - Sembrerebbe che questa sindrome colpisca più gli uomini che le donne. Si tratta spesso dei figli maggiori di famiglie in cui il padre è assente, poco presente o irresponsabile. In questi casi, se la madre è troppo occupata o depressa, non avrà né il tempo né la forza per dare, ai suoi bambini, tutto l'amore di cui essi hanno bisogno per crescere normalmente. Peggio ancora se la madre non ha fiducia in se stessa, e se la cerca nei suoi bambini. Così rischierà di sfinirli e danneggiarli, cercando di attingere da loro la forza che le manca. Non è più la madre che sostiene i bambini, sono questi ultimi che sostengono la madre.
Una volta diventato adulto, l'individuo che ha vissuto questo trauma durante l’infanzia, avrà difficoltà a gestire i propri sentimenti. Un uomo, ad esempio, cercherà nella propria compagna l'amore materno. Paradossalmente però, questo nuovo sentimento, che questo uomo non ha mai conosciuto prima, può spaventarlo e angosciarlo.
Si tratta, dunque, di una paura cronica che le persone vivono quotidianamente, essendo estranee alle emozioni degli adulti. Questo genera, spesso, tensioni con gli altri, tanto più che queste persone non si credono malate. La minima osservazione diventa un ostacolo enorme da superare, e diminuisce l’autostima di chi soffre di questa sindrome.
LE INSIDIE DEL … SESSO - L'unico momento in cui queste persone si sentono sicure e amate, è quello del sesso. È un momento riassicurante, in cui l'uomo-bambino (o la donna-bambina) si lascia andare. Ma c’è un rischio: una vita sessuale esagerata o, addirittura, compulsiva e incontrollabile. Alcune persone possono anche diventare infedeli, non perchè sono insoddisfatte della loro relazione, ma con l’unico scopo di sentirsi amate e stimate e colmare le mancanze percepite con il proprio partner, saltuariamente o addirittura con regolarità. Sentimentalmente poi, rischiano di dipendere così tanto dal partner o dalla figura rassicurante di riferimento, da piombare in uno stato di morboso attaccamento o di lacerante depressione soprattutto in caso di litigi o separazioni anche temporanee.
TAPPE PER LA GUARIGIONE - Se si soffre di questa sindrome, ci vuole tempo per guarire. Innanzitutto bisogna volerlo. Non bisogna dimenticare che il cuore è stato, in qualche modo, “anestetizzato” a partire dal momento del blocco. Per guarire, quindi, bisogna intraprendere una vera e propria riabilitazione. Per farlo, occorre procedere per tappe:

1- ammettere che si è malati
2- riconoscere i propri sentimenti equivale ad eliminare il blocco emozionale e la mancanza d’empatia: non avere più paura degli altri e non essere più angosciati. In questa fase, si raccomanda di concentrarsi sui propri sentimenti giorno per giorno per entrare in contatto con se stessi.
3- pensare ad una terapia. Farsi vedere da un medico, parlarne con una persona competente è un modo ottimo per aprirsi e aumentare l’autostima. La SPP può portare il soggetto alla depressione. Per questo è indispensabile parlarne con qualcuno ed essere seguiti.

ALCUNI CONSIGLI … - La cosa più importante, quando un caro soffre di questa sindrome, è avere fiducia in lui. Non esitare a fargli notare i suoi sforzi, ad incoraggiarlo. Se si sentirà rassicurato, avrà maggiore fiducia in se stesso e farà progressi da solo.
E’ sbagliato intraprendere certe pratiche di meditazione con leggerezza. Poiché alcune di loro sono completamente controindicate per le persone che soffrono per il SPP (Yoga, ipnosi, metodo Vittoz, Programmazione Neuro-linguistica - PNL). Queste tecniche di rilassamento tendono a dividere il corpo dalle sensazioni, invece per curare da sindrome di Peter Pan il paziente deve imparare a prendere coscienza delle proprie emozioni e realizzare quali sono gli effetti prodotti da queste sul suo corpo.
Per concludere Peter e Peterina non sono dei mostri o degli esseri umani da biasimare, sono solo persone che vanno invogliate a crescere e aiutate con più attenzione, semplicemente questo, giudicarle male non serve a nulla, non è l’intelligenza ad essere è in difetto in loro, ma è la sensibilità ad essere stata sovraesposta all’esistenza senza le opportune risposte affettive e educative.
Un disturbo di relazione con se stessi e/o con il mondo va curato con migliori interazioni e non con l’emarginazione o lo scherno. L’immaturità è un serio problema per la società, che si tratti di malizia o di pigrizia intellettuale o di un vero disturbo psicologico, comunque sia non affrontiamola da immaturi…
(di Francesca Monticelli - del 2011-02-10) articolo visto 12539 volte
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