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AUSTERITY: IN ITALIA STIAMO MEGLIO

Prevista una riduzione della spesa in svariati settori

“Stringere la cinghia ed aspettare che passi la buriana”. Questo detto, adottato originariamente dai marinai imbarcati sulle navi mercantili ferme in porto a causa di tempeste improvvise, rispecchia perfettamente le scelte di politica economica effettuate dal governo italiano con il licenziamento della manovra finanziaria 2011.
Con essa infatti, è stata prevista una importante riduzione della spesa in svariati settori, dal sociale alla sanità, senza tralasciare la pubblica istruzione ed alimentando numerose proteste che hanno evidenziato ancor di più, agli occhi del mondo, le tensioni politiche interne al paese.
Interessante il titolo di un articolo pubblicato di recente, “Il Bel Paese non è più il Bel Paese”, in cui si delinea il profilo di un paese dilaniato da una crisi economica, politica e sociale senza precedenti e con un debito pubblico talmente alto da destare preoccupazioni ed evocare similitudini con paesi gravemente in crisi. Proprio quest’ultimo (il debito pubblico) rappresenta il “sorvegliato speciale” da parte dei mercati finanziari internazionali.
Il rapporto che intercorre tra il “debito pubblico” di un paese ed il suo Pil, infatti, rappresenta la condizione strutturale delle finanze pubbliche.
Definendo il debito pubblico come il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, imprese, banche o soggetti stranieri che hanno sottoscritto obbligazioni per coprire il fabbisogno finanziario statale, è facilmente intuibile che una sua crescita comporta necessariamente un aumento degli interessi, che dovranno essere successivamente coperti con parte delle entrate generate dall’imposizione fiscale.
Come si evidenzia nella tabella seguente, il Pil italiano mostra una flessione nel 2009 rispetto all’anno precedente (2008), in controtendenza rispetto all’andamento del debito pubblico costantemente e pericolosamente in crescita.

Alla luce dei dati resi noti dalla Banca D’Italia in data odierna con il supplemento al Bollettino Statistico, il 2010 si chiude con il debito pubblico ancora in rialzo.
Il supplemento evidenzia una crescita del debito del 4,3% a quota 1.843,2 miliardi di euro, a fronte dei 1.763,9 miliardi del 2009. Un aumento, questo, di circa 80 miliardi di euro rispetto alla rilevazione del periodo precedente, che conferma tutte le preoccupazioni attualmente in essere.
La domanda che sorge spontanea è : quale rimedio adottare o, quantomeno, da dove iniziare per risollevare la “situazione italiana”?
Sicuramente di contributi per rispondere a tale domanda ve ne saranno a migliaia, ma è sicuramente indiscutibile la necessità che i governanti tornino ad occuparsi dei problemi reali, accantonando tutto ciò che non è utile alla ripresa del paese, con azioni mirate alla riduzione del debito pubblico e soprattutto della spesa corrente, non in grado di generare effetti benefici duraturi.
Tutto questo dovrà avvenire evitando che possa gravare ulteriormente sulle tasche di tutti coloro che ogni giorno dedicano le proprie forze al sostentamento della famiglia ed a sperare che l’Italia torni ad essere il “Bel paese” di un tempo.
(di Dott. Italo D’Orazio - del 2011-02-16) articolo visto 5084 volte
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