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I COMICI DELLA COMÉDIE ITALIENNE A PARIGI TRA REPERTORI E ZIBALDONI

Le origini, la trama e i protagonisti. Intervista a Attilio Maggiulli

PARIGI – La commedia dell'arte è un pò come Arlecchino, discendente di Zanni, vestito di toppe colorate, festoso e sempre in movimento perché spinto dalla fame di cibo, di sesso, crea l'intrigo, il qui pro quo, la sorpresa, insaziabile e mai stanco di vivere e di “recitare la commedia”, ha sempre accanto a sé un compagno di viaggio e già perché per far teatro bisogna essere almeno in due: l'attore e lo spettatore.
Il teatro de la Comédie italienne, autorevole riferimento della commedia dell'arte in Francia, che lo stesso Giorgio Strehler applaudì favorevolmente nell'ottobre del 1995, nasce a Parigi nel 1974 per opera di Attilio Maggiulli, regista e pedagogo, e Hélène Lestrade, attrice.
Dapprima col nome di Teatrino Italiano di Montparnasse, poi nel giugno 1980 prende il suo attuale nome e si installa al 17 rue de la Gaîté nel vecchio commissariato di polizia della zona. Attualmente lo spazio, piccolo ed accogliente, che richiama un pubblico di spettatori in erba come di adulti, ha aperto la stagione con due spettacoli, quali Volpone di Ben Jonson e un simpatico adattamento per ragazzi tratto dal testo originale L'avaro di Molière.
Il denaro sovrano e corruttore tesse l'intrigo della pièce che vede protagonista il ricco e avaro Volpone, titolo della famosa commedia in versi di Ben Jonson del 1606, che qui rivive nella prosa abilmente scritta da Attilio Maggiulli e con le favolose maschere di Thierry Graviou. Sei attori si dividono la piccola scena della Comédie Italienne, ricordando le vecchie compagnie che recitavano per pochi eletti, allora per ricchi nobili oggi per un pubblico che ha voglia di vedere schernire i potenti, e questo spettacolo ci riesce, riportandoci all'alta funzione del teatro cioè quella, tra l'altro, del riscatto sociale.
La storia snocciola i suoi cinque atti sulla sete di ricchezza e l'amore per lo sfarzo che si mostrano attraverso la scenografia, ma soprattutto nei bellissimi costumi provenienti dal Piccolo di Milano, ma che non nascondono la bella regia di Attilio Maggiulli e la bravura degli attori che hanno fatto della difficile arte del far commedia la loro professione. Fresco ed originale, l'adattamento per L'avaro è un vero spasso per i piccoli che per quasi un'ora vengono coinvolti da un brioso trio di giovani attori.
Tra lazzi e risate incontriamo Attlio Maggiulli, allievo di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano e di Jacques Lecocq a Parigi, lavora poi con Ariane Mnouchkine al Théâtre du Soleil e come assistente alla regia con Jean-Paul Roussillon alla Comédie Française, fino ad oggi ha montato oltre cinquanta pièces della Commedia dell'Arte e del Teatro Barocco.

Gli abbiamo rivolto alcune domande sul suo lavoro, sui costumi, la commedia dell’arte e il teatro per ragazzi.

Partendo da Volpone di Ben Jonson mi può dire come imposta il lavoro dall'adattamento del testo alla regia, quindi al lavoro con gli attori?
R - Volpone all'origine è una pièce immontabile perché richiede 80 attori, qui è stata ridotta al minimo con sei attori in scena. Ma il grosso è stato il passaggio dai versi alla prosa, mi sono ritrovato a lavorare su una versione francese del XVII secolo. In Francia Volpone è un testo noto grazie anche al film del 1940 di Maurice Tourneur con Louis Jouvet, una versione farsesca della storia, mentre io ho inserito l'attualità, un clin d'œil all'affaire Woerth-Bettencourt.
Eduardo De Filippo ci insegna che la commedia dell'arte racconta la miseria umana, mentre io ho voluto portare in scena l'eccesso della ricchezza umana, facendo da contraltare allo stereotipo che la vede rappresentata attraverso la fame del sesso, del cibo e via dicendo.
Insomma, Volpone mi ha dato la possibilità di uscire fuori dalla visione “maccheroni-pizza”. Gioco molto con la vicinanza tra pubblico e attori quindi il dettaglio diventa importante, mentre con gli attori ho un rapporto consolidato, non c'è bisogno di spiegare le cose, vengono fuori quasi biologicamente”.

I costumi sono bellissimi vengono dal Piccolo di Milano, hanno certo una storia da raccontare così come le maschere?”
R - I costumi mi sono stati regalati da Giorgio Strehler, sono stati indossati da attori del calibro di Giulia Lazzarini, Tino Carraro, Ottavio Fanfani. Al di là della storia del costume, un costume che non recita è come morto, lo stesso vale per le maschere, come quelle barocche che ho progettate per Volpone, che partiranno per delle esposizioni.

Quanto è difficile far restare viva oggi la commedia dell'arte e quanto ci resta oggi di questa nostra tradizione leggendaria?
Tutti quelli che fanno la commedia dell'arte oggi si ispirano all'Arlecchino di Strehler, anche perché i documenti che ci sono pervenuti sono per la maggior parte iconografici. Però non dimentichiamo il grande apporto dell'avanspettacolo italiano di cui io sono un fervente cultore. A riguardo ho un aneddoto! Un giorno stavo dando un corso quando entra Marcello Mastroianni, che mi conosceva, accompagnato da Philippe Noiret e Ugo Tognazzi, ad un certo punto Tognazzi mi dice “ma la pernacchia gliel'hai insegnata?
Inizia così a fare una serie di pernacchie, tutte diverse e per tutte le occasioni, davanti ai giovani attori allibiti, a Noiret esterrefatto e a Mastroianni piegato in due dalla risa. Ecco tutta la commedia dell'arte è nella pernacchia. Sono un regista, un narratore di storie, e credo nel teatro d'attore ma faccio anche un teatro d'impegno, ho portato in scena Guatanamo Palace nelle università californiane, ma anche uno spettacolo su Berlusconi o su Sarkozy e via dicendo. La nostra caratteristica è portare in scena testi poco rappresentati, come il Piccolomini, Flaminio Scala o i ragionamenti dell'Aretino, comunque non abbiamo voglia di uscire fuori dal nostro filone per cui non è sempre facile, però ad oggi abbiamo un pubblico affezionato, tra cui quello delle scuole che ci segue molto.


Visto che ha introdotto l'argomento, ci può parlare del teatro per ragazzi?
R - Per i ragazzi facciamo un teatro gioioso che mette in primo piano l'aspetto pedagogico. In questo momento è in scena un adattamento della pièce L'avaro di Molière. Dietro ogni nostro spettacolo c'è sempre un'intenzione pedagogica, diciamo per esempio che Molière si è ispirato a Plauto nello scrivere L'avaro, oppure parliamo del ruolo delle donne nella commedia dell'arte.
Insomma, crediamo nel fatto che esiste un'educazione che passi attraverso il teatro, ma che spieghiamo senza metterci in cattedra ma puntando sulla partecipazione dei ragazzi al gioco drammatico. L'attore prende il bambino come fosse un adulto e gli dice che il teatro non è difficile e che tutto dipende dalla nostra voglia di esteriorizzare i sentimenti.


Progetti?
R - Vivere e vivere! E come diceva, Marcel Proust : “Me coucher tôt! “ (ndr. coricarmi presto).

[Ferruccio Marotti, Giovanna Romei - La commedia dell'arte e la Società barocca. La professione del teatro - Bulzoni editore, 1991 - www.comedie-italienne.fr - www.masque.free.fr]
(di Livia De Leoni - del 2011-03-04) articolo visto 5758 volte
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