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STRESS E VITA QUOTIDIANA

Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop,
e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Da “Un’altra Vita” di Franco Battiato, 1983


Nell’uso comune il termine stress viene associato, soprattutto negli ultimi decenni, a una vita piena di impegni, condotta in modo frenetico, ed ha sostituito nell’immaginario sociale un altro termine caduto in disuso, quello di esaurimento nervoso. In entrambi i casi sembra che ogni persona abbia una “carica” che le permette di fare un numero definito di attività oltre le quali si presenterebbe un esaurimento vitale.
Difatti il consiglio più diffuso tra amici e alcune volte anche tra operatori sanitari è: “sei stressato, vatti a fare una vacanza”. Certamente una vacanza potrebbe fare bene, ma ogni vacanza finisce, e siamo al punto di partenza. Cosa si può fare allora, e come stanno le cose effettivamente?
Lo stress riguarda il livello di attivazione mentale e fisica di un individuo. Possiamo considerare questa attivazione come la tensione della corda di un violino: se la corda non è per niente tesa non sarà possibile suonare, al contrario se è troppo tesa si udiranno suoni sgradevoli. Uscendo fuori dalla metafora del violino potremmo dire che un certo grado di attivazione, quindi di stress, è essenziale per vivere, ma se l’attivazione supera una certa soglia questa può essere negativa.
Quindi lo stress non è per sua natura negativo, un certo livello di stress è essenziale per la vita e viene chiamato eustress (stress positivo), oltre una certa soglia invece si parla di distress (stress negativo).
Ma qual’è la soglia oltre la quale lo stress da positivo diventa negativo? Non è possibile definirla a priori poiché varia notevolmente in base alle caratteristiche di personalità. Ci sono ad esempio persone che vivono bene solamente se hanno una giornata piena di nuovi stimoli e situazioni, mentre per altre è essenziale fare tendenzialmente sempre le stesse cose.
Fino agli anni 60 dello scorso secolo si considerava lo stress negativo in funzione degli eventi negativi accaduti a una persona. Gli eventi considerati più negativi erano, ad esempio, la morte del coniuge, il divorzio, la carcerazione, un incidente, una malattia, ecc. Tra gli eventi meno “gravi” ma comunque considerati portatori di distress c’erano la violazione della legge, il cambiamento nelle abitudini alimentari, il cambiamento nelle abitudini del sonno, ecc.
Questa concezione da 40 anni è del tutto superata, poiché è ormai evidente che l’impatto di un evento negativo dipenda da come la persona lo percepisce: si è quindi passati dal considerare il numero di eventi negativi che accadono a una persona al valutare come la persona percepisca gli eventi in generale. Se ripensiamo agli eventi che venivano considerati negativi appare evidente che un lutto, un divorzio o una malattia possono essere vissuti in modo molto diverso da persona a persona.
Questa differente percezione per gli eventi ad alto contenuto emotivo si realizza anche nella percezione di ogni esperienza quotidiana, a partire da come organizziamo le informazioni che ci arrivano dai nostri organi di senso. Un esempio di come ogni individuo possa organizzare percettivamente la propria “realtà” ci viene dalla visione delle figure ambigue, che in momenti differenti, possono evocare immagini diverse assecondo di come viene organizzata mentalmente l’esperienza sensoriale.
Se una situazione viene percepita come eccedente le risorse mentali e sociali di cui la persona dispone aumenta l’ attivazione mentale e fisica, che se cronica può essere un fattore d’insorgenza e/o mantenimento di numerosi disturbi sia psichici che fisici. Nell’organismo gli effetti del distress possono coinvolgere diversi sistemi: nervoso, muscolo scheletrico, respiratorio, cardiovascolare, endocrino, gastrointestinale, riproduttivo, immunitario.
Gli individui possono mettere in atto diverse strategie per affrontare il distress: cercare di risolvere il problema contingente (trovando differenti soluzioni), avere una reazione principalmente emotiva (diventando magari ansiosi o turbati), evitare il problema (andando, per esempio, a fare shopping).
Non esiste una strategia migliore o peggiore delle altre, dipende dal problema che ci si trova ad affrontare e da quanto si possiede la capacità di valutare la situazione e scegliere la strategia più adeguata. Se siamo “imbottigliati” in mezzo al traffico, probabilmente la strategia più adeguata è quella di distrarci ascoltando la radio e all’occasione prendere strade alternative.
Se dobbiamo preparare un esame lungo e difficile la strategia migliore potrebbe essere quella di pianificare meticolosamente come organizzarci con i ritmi di studio. Infine, se un nostro parente non sente alcune nostre ragioni, un certo tipo di reazione emotiva potrebbe essere la soluzione più efficace. Anche la preferenza nello scegliere una modalità o un'altra per affrontare le situazioni dipenderà dalle attitudini di ognuno e da quanto si è in grado di avere un approccio flessibile ai problemi.
Ai fini della salute, l’efficacia della strategia adottata servirà soprattutto per ridurre i livelli di attivazione, “allentando la corda di violino tesa” e permettendo una vita più serena.
(di Dott. Alessandro Mingarelli - IGEA Centro Promozione Salute - del 2011-04-07) articolo visto 2226 volte
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