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L’ALBERO: UN “ARREDO DINAMICO” NELLE NOSTRE CITTA'

Cura e professionalità per un corretto mantenimento del verde

Sia nelle grandi metropoli, sia nei piccoli paesi, siamo abituati a trovare alberi lungo le strade e in aree verdi. Probabilmente vederli in un contesto urbanizzato, tra edifici, pali della luce, panchine ed altalene, ci fa dimenticare che gli alberi sono esseri viventi che hanno un lento ciclo di vita.
DUE COSE DA EVITARE - Proprio la differenza tra i tempi del mondo umano e quelli di sviluppo degli alberi porta il cittadino a non pensare che determinate azioni possono provocare delle reazioni nel lungo periodo.
Due esempi che possono farci capire e riflettere sono: il taglio di radici con funzione statica e la potatura drastica.
E’ capitato più di una volta che alberi apparentemente sani e vigorosi si siano schiantati al suolo in una giornata di sole e non ventosa. Come mai? Successivamente, si è scoperto che la causa erano gli scavi effettuati addirittura una decina di anni prima in prossimità del colletto della pianta. Durante i lavori erano state danneggiate le radici. Col tempo la situazione è peggiorata grazie anche all’azione di agenti fungini entrati dalle ferite delle radici, che hanno provocato così il cedimento dell’albero.
L’altro esempio riguarda il detto “più si pota e più si rinforza la pianta”. E’ una convinzione contadina radicata ed errata. Un albero ornamentale non è una pianta da legno o da frutta. I tigli, gli ippocastani, i platani e le altre specie presenti al lato delle strade e nei giardini oltre ad avere una funzione estetica abbellendo la città, producono ombra, modificano il microclima stemperando gli effetti termici, assorbono CO2 e inquinanti, attenuano i rumori.
UNA SOLUZIONE EFFIMERA - Apparentemente avrebbe ragione chi è favorevole alla potatura estrema perché nel breve tempo la pianta reagisce in maniera positiva ad un taglio scellerato emettendo numerosi rami (succhioni) con grandi foglie, dando l’impressione un aspetto sanissimo. Questo avviene solo perché l’organismo ha fame e cerca di recuperare l’equilibrio perduto con la potatura. Ricordiamo, infatti, che le piante si nutrono degli zuccheri prodotti nelle foglie con la fotosintesi clorofilliana. Le radici, invece, servono da ancoraggio e per assorbire acqua e sali minerali. Con il passare del tempo i succhioni diventeranno rami molto fragili che si potranno spezzare facilmente. Inoltre, riducendo drasticamente la chioma, le radici prive degli zuccheri prodotti con la fotosintesi, deperiranno e moriranno. Una pianta di grandi dimensioni con un apparato radicale poco sviluppato ha un elevato rischio di caduta.
UN INTERESSE RECENTE Con questo articolo si vuole sensibilizzare il cittadino, perché la gestione degli alberi e del verde pubblico e privato in generale non deve essere un argomento di interesse esclusivo degli addetti ai lavori come i forestali, gli agronomi ed i botanici. La cultura del verde ornamentale deve crescere.
A differenza di altri paesi europei dove è ben radicata da anni, in Italia l’interesse è recente. I progressi, seppur lenti, comunque si vedono. Ad esempio, molti comuni utilizzano il monitoraggio fitopatologico e della stabilità degli alberi, strumento fondamentale per gestire il patrimonio arboreo della città. Questo è un importante passo sia per promuovere e migliorare il verde pubblico, sia per garantire condizioni di sicurezza per la comunità.
GIURISPRUDENTE “VERDE” La caduta di grossi rami o di alberi non è un evento raro. Le cronache purtroppo parlano anche di incidenti mortali. E quando cade un albero, o una parte di esso, chi è il colpevole? Per la giurisprudenza la responsabilità “erga omnes” è del “custode” al quale viene addebitato ogni danno, salvo che non si verifichino eventi straordinari (come le trombe d’aria). Anche per questo un’amministrazione pubblica che gestisce un patrimonio arboreo urbano dovrebbe disporre di un servizio di monitoraggio costante dello stato vegetativo, sanitario e della stabilità degli alberi. Lo stesso vale per il privato che possiede nel suo giardino alberi di discrete dimensioni. Il consiglio è quello di non peccare di presunzione, optando sul “fai da te”, o chiamando giardinieri non qualificati, ma di rivolgersi a tecnici specializzati. Le conseguenze potrebbero essere quelle di ritrovarsi la casa invasa dai rami dell’alberello di Natale, che avevate piantato vicino il muro di casa e che ora, dopo 5-6 anni, ha moltiplicato notevolmente le sue dimensioni.
Per avere maggiori informazioni ad esempio su abbattimenti, potature o distanze di impianto senza incorrere in sanzioni, il cittadino può far riferimento al “regolamento del verde” e al “regolamento edilizio” consultabili liberamente presso il proprio comune e in alcuni casi reperibile anche online. Concludendo non si vogliono creare allarmismi, che inducano le gente a preoccuparsi ogni volta che vedono oscillare un albero al vento. L’albero, come tutti gli esseri viventi, vuole vivere, piegarsi ma non spezzarsi.
(di Stefano Girasante - del 2008-05-28) articolo visto 4759 volte
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