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ALI MAHDAVI: IL GLAMOUR ESIBITO

Intervista al fotografo e artista iraniano dal focus ossessivamente glamour

Quando il glamour diventa arte, il talento va in scena con i tratti di Ali Mahdavi. Fashion photographer, designer, illustratore, artista plastico, questo giovane dallo spirito eclettico è una delle figure artistiche contemporanee più rappresentative della sua generazione, che osserva e traduce al meglio il senso estetico della sua epoca.
Nato a Teheran (Iran) nel 1974 e cresciuto artisticamente a Parigi, dove ora vive e lavora, ha riscritto le linee del glamour nella fotografia ed è sicuramente un volto nuovo per il glam, per il lusso e per il fascino.
Un percorso tutto artistico per Mahdavi: Diplomato all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, gli studi presso l’“Ecole Boulle” e “l’Ecole Nationale des Artes Appliqués Duperré“, designer per il fashion brand Thierry Mugler, Royal College di Londra, San Francisco Art Institute. Ali Mahdavi integra oggi - accanto a Philippe Decouflé - un'ulteriore dimensione creativa e di rigore nei panni di Direttore Artistico al “Crazy Horse”, il celebre cabaret parigino con il miglior spettacolo di nudo chic al mondo, tornato agli antichi fasti.
Ali Mahdavi ha l'audacia del suo talento e il genio per la fotografia. Ha un modo singolare di vestire i suoi soggetti con luci e ombre ed il suo approccio sofisticato alla progettazione, dà luogo a ritratti straordinari. Si potrebbe descrivere il suo lavoro come ossessivamente glamour.
Ha realizzato Photo shooting di Moda per un gran numero di riviste ed editoriali: Vogue Homme International, Vanity Fair, Numero Homme, Dazed & Confused, ID, Citizen K, German Vogue, Russian Vogue, etc… Un portfolio che conta numerose celebrities: Naomi Watts, Monica Bellucci, Jean Paul Gaultier, Donatella Versace, Yohiji Yamamoto, Karl Lagerfeld, Dita Von Teese, Tilda Swinton, Vincent Cassel, Catherine Deneuve, Tom Ford.. (solo per citarne alcuni).
Ali Mahdavi coltiva un senso aguzzo dell’estetica e propone una visione notevolmente personale della donna. Associando intelligenza ed estro creativo, riconosce e celebra l'archetipo della donna seduttrice, portatrice di una femminilità “ultra” e di una sorta di nevrosi potente. Deliberatamente audace e provocante, ma anche trionfante, carnale, desiderabile. L’ingegnosità feconda si manifesta a tutto tondo: foto artistiche, pubblicitarie, di moda, di star, di icone. Il suo lavoro è riconosciuto ed ammirato per la riflessione che egli propone attorno al corpo e per la bellezza e l’atmosfera esclusiva delle sue messe in scena.
Artista dal talento affermato che si esprime attraverso la fotografia, ma anche con film, illustrazioni e spettacoli. Il suo è un lavoro professionale, chirurgico tanta e tale la precisione dedicata ad ogni più piccolo dettaglio. Sorprendente e singolare esteta, Ali Mahdavi ha scelto di stare dalla parte del desiderio, motivato dalla smania di trasformazioni doverose per raggiungere la perfezione della bellezza che esplora.

Anche se molto giovane ha già un sacco di esperienza. Forse la fotografia di moda ha subito un cambiamento negli ultimi dieci anni? Se sì, in quale modo secondo lei? R - Grazie per aver detto “Giovane”.. (:)) Ho comunque 37 anni ma per nulla al mondo desidererei avere di nuovo 20 anni e nella mia testa sono un ragazzo “tardivo” di 12 anni. Per quanto riguarda la fotografia di Moda, penso che le cose abbiano subito un enorme cambiamento piuttosto nel corso degli ultimi 20 anni. Prima di allora i fotografi dovevano avere uno stile, una firma… si riuscivano a riconoscere i loro lavori nelle riviste e nelle pubblicità senza guardare il loro nome, Newton, Avedon, Bourdin, Deborah Turbeville, Ellen Von Unwerth, Peter Lindbergh e molti altri hanno tutti un’identità molto forte. Oggi le fotografie non hanno veramente delle parole da dire, sono quasi tutte interscambiabili. Il potere è tra le mani delle Redattrici che hanno soprattutto bisogno di esecutori. Al giorno d’oggi non si sceglie più un fotografo per il suo talento ma per la sua quotazione, che è inoltre spesso aleatoria. Per esempio, se sei bello, simpatico, giovane, obbediente ed esci con una Redattrice o una Top Model hai sicuramente molte più possibilità di sfondare. Ormai nessuno guarda il tuo lavoro, ciò che conta è come apparirai ai “media”... è anche un gioco di potere, le Riviste e i Clienti devono avere il tale o il tal nome per essere credibili.

Pensa che il suo background e le sue origini hanno formato la sua estetica?
R - Le origini hanno sempre un’influenza anche se nel mio caso in modo indiretto. Ma sono soprattutto i miei studi da pittore e disegnatore che sono stati essenziali nel mio percorso. Devo molto alla Scuola delle Belle Arti di Parigi da cui sono uscito con le congratulazioni della Giuria all’unanimità. Penso che il disegno sia alla base di qualsiasi creazione artistica, se non che, aprendo la mente al mio inconscio la psicoanalisi ha fatto esplodere la mia creatività e le mie maggiori influenze sono in campo cinematografico: Sternberg, Bunuel, Fassbinder, Michael Powell o Douglas Sirk per citarne solo alcuni. In particolare sono stati miei professori privati.

Il fatto di aver lavorato come stilista l’ha aiutata ad apprendere meglio la fotografia di moda?
R - Assolutamente. Posso dire senza pretese eccessive che questo mi permette di avere una conoscenza della Moda che pochi fotografi hanno. Posso parlare di Jacques Heim o di Maguy Rouff, so dove si posiziona una scollatura e che cos’è un collo all’italiana e posso così riuscire a valorizzarli al meglio. Non bisogna mai dimenticare che nel termine fotografia di Moda c’è la parola Moda, ma più del mio passato da stilista credo sia la mia conoscenza approfondita dell’anatomia e del corpo umano che fa di me un fotografo non troppo malvagio.

Perché il Crazy Horse l'ha sempre affascinata tanto?
R - Quando si conosce il mio lavoro, diventa evidente... Il Glamour estremo, la supremazia della donna, la sublimazione del naturale tramite l’artificio, l’esigenza maniacale della luce al servizio della bellezza, il rapporto con l’oscurità e il mistero o la morte, il potere implacabile e pericoloso di queste creature. L’erotismo glaciale e il legame con l’anatomia, che è una delle mie passioni.

Che cosa significa lavorare per una rivista o un marchio?
R - Un’opportunità di esplorare grazie ai codici e alle restrizioni delle Riviste e dei Brands dei nuovi territori, adoro gli ordini, adattarmi a uno stile o ad un brand restando sempre me stesso, è davvero esaltante ed una ricchezza in tutti i sensi del termine.
Quale parte del suo corpo pensa sia più coinvolta durante le riprese? Il cuore, gli occhi, la mente, la stomaco o cos’altro?
R - Eh, bella domanda... Direi la mia bocca. Sono una persona con una forte oralità e quando sono esitante per qualche cosa bisogna che mi venga l’acquolina in bocca…

Alcune immagini artistiche ricordano un pò le vecchie fotografie di Pierre Molinier, è d’accordo? R - Assolutamente. Mi piace molto il lavoro di questo artista ma non ne faccio mai un riferimento diretto. Le immagini sono nella mia testa e appaiono sotto diverse forme senza che ne sia sempre cosciente.

Cosa la affascina?
R - L’Amore

A cosa sta lavorando ora e quali sono i suoi progetti futuri?
R - Ho appena terminato il mio primo lungometraggio narrativo, “Forbidden Love”, con Dita Von Teese ed il talentuoso giovane attore Djanis Bouziany; una storia di droga e di incesto.. e lavoro su due script di lungometraggi di cui uno con Jean Claude Carriere che è una leggenda del Cinema Francese: si tratta di un’evocazione del Film “Cabaret” la cui azione si svolge in Iran durante la transazione del Regime dello Shah alla Repubblica Islamica. Il Cinema è davvero ciò che mi attira di più in questo momento. É come se tutte le mie esperienze, le differenti sfaccettature del mio lavoro avessero come obiettivo unico quello di portarmi in questa direzione.

website: ali-mahdavi.net
Intervista ed immagini su gentile concessione © Ali Mahdavi
(di Rosalba Radica - del 2013-12-22) articolo visto 2362 volte
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