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NAPOLITANO: "QUELLO DI GRILLO NON E' STATO UN BOOM"

Il Presidente della Repubblica non crede all'exploit elettorale del M5S. Ma il comico non ci sta

Se l'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa non ha avuto problemi a riconoscere che il Pdl "ha sbagliato candidati: non dobbiamo puntare solo su chi ha una faccia carina, ma presentare alla gente persone dotate di competenza e credibilità", c'è chi invece sembra non voler riconoscere il positivo risultato elettorale conseguito da alcuni schieramenti alle ultime amministrative.
E' il caso, a sorpresa, del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che questa mattina, a margine dell'inaugurazione della mostra '150 anni dedicati al futuro' delle Poste Italiane, ha risposto a chi gli chiedeva un commento sul "boom" elettorale di Beppe Grillo e del suo Movimento Cinque Stelle. "Di boom ricordo quello degli anni '60, altri non ne vedo", ha detto il Capo dello Stato, aggiungendo che "l'esito delle elezioni amministrative deve far riflettere le forze politiche e i cittadini.
Una volta si diceva che le amministrative avessero un rilievo essenzialmente locale, e magari era vero fino ad un certo punto. Quello di ieri è stato un test piuttosto circoscritto perchè il numero degli elettori non era grandissimo", ma ugualmente dà "motivi di riflessione".
Riflessione che deve essere "delle forze politiche e dei cittadini, sui rapporti con la politica e i problemi della governabilita'". Questi "si pongono oggi a livello locale ma anche a livello nazionale in diversi Paesi". Grillo, come prevedibile, non ha preso bene le dichiarazioni di Napolitano, commentando: "L'anno prossimo potrà riposarsi", in riferimento alla scadenza del settennato del presidente.
Intanto è caos in Sicilia sui risultati elettorali. Una viziata interpretazione delle nuove norme regionali sta costringendo a un nuovo riconteggio, con l'effetto che i consensi attribuiti ai candidati sindaci andrebbero corretti al ribasso.
Tutto nasce da una circolare diramata dal Dipartimento elettorale regionale che contesta i metodi di conteggio utilizzati dai Comuni e la formulazione delle percentuali sulla base del totale dei voti assegnati ai candidati sindaci.
Secondo gli uffici dell'assessorato alle Autonomie locali della Regione, invece, occorre tenere conto del totale dei voti validi, presi dunque sia dai candidati sindaci sia dalle liste e dagli esponenti in corsa per il consiglio, ad eccezione delle nulle, ma comprese le schede bianche. Conseguenza di due leggi regionali, del '97 e del 2012, che tengono in piedi il sistema di calcolo secondo cui si estende automaticamente al candidato sindaco il voto per il consigliere.
Ciò conferma, ad esempio, il successo di Leoluca Orlando a Palermo, ma ne ridimensiona la portata; così la percentuale del 47% che gli attribuisce il Comune potrebbe abbassarsi al 30-35%, e quella del diretto competitore, Fabrizio Ferrandelli, potrebbe scendere dal 17 al 10%. Altrove tutto ciò ha strozzato in gola l'urlo di gioia dei candidati che credevano di essere stati eletti al primo turno e che invece saranno costretti al ballottaggio: è il caso di Sciacca, Erice, Misterbianco e Villabate.
(di Redazione - del 2012-05-08) articolo visto 4110 volte
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