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ARTE E CULTURA, LA RICETTA DEL SUCCESSO DI ERICA

Alla scoperta di una giovane artista abruzzese, Erica Abelardo, ed il suo punto di vista sulla situazione culturale in Italia

Un’artista con la A maiuscola, che fa della poliedricità la sua arma migliore, in grado di essere visual designer e fire permormer con la stessa naturalezza, una lavoratrice autonoma, una pittrice ed una sand artist. Tutto ciò, e molto di più, è Erica Abelardo, una ragazza che non si finirebbe mai di scoprire dati i molteplici aspetti della sua personalità; insomma una vera artista, che lavora sodo per esserlo. Il suo Dandy-Style appassiona ed incuriosisce e le sue esibizioni con il fuoco, per chi non le avesse ancora viste, lasciano a bocca aperta.
Erica vive a Chieti ed è riuscita nella difficile impresa di tramutare le sue passioni in un lavoro vero e proprio, grazie alla sua tenacia ed al suo essere “creativa”, un ruolo scomodo per chi vuole vivere nel nostro paese al giorno d’oggi. Dopo un inizio come visual designer, impegnata nella sfida di riuscire a -comunicare visivamente- tramite illustrazioni o tecniche più sofisticate come il digital painting, è diventata molto conosciuta grazie alle sue abilità di fire-performer, esibendosi nei migliori locali della zona. Non ultimo, si è avvicinata al mondo della sand-art, una disciplina affascinante che può vantare solo pochi iscritti in tutta Italia. Questo breve excursus della sua giovane carriera mette in risalto l’aspetto forse più importante del suo essere: l’arte vissuta a 360gradi.
In questa intervista ci offre il suo punto di vista sulla situazione culturale italiana, tema per cui si dibatte molto e si fa sempre troppo poco.

Iniziamo da una tua frase, “L’Italia dei non-creativi concepisce il nostro lavoro come qualcosa di indefinibile”; come mai l’Italia, patria dello stile, del design e del buon gusto, si trova ancora così indietro nel riconoscere questa figura lavorativa?
R - I motivi sono diversi, Il primo è che purtroppo non vantiamo di un albo, di conseguenza ci ritroviamo ad essere una categoria fluttuante, impalpabile … esistiamo ma non esistiamo. Da qui, ed anche a causa di questo, ogni creativo tende all'individualismo. Personalmente riconosco una mancata solidarietà tra di noi, nonostante spesso e volentieri ci stimiamo, perché riconosciamo nell’altro l’appartenenza al nostro gruppo chiuso di persone speciali, condividendo la medesima passione ; ma nessuno può negare che siamo tra di noi in sfida per accaparrarci quella piccola fetta di rispetto e mercato. Penso che dovremmo fermare per un attimo questa corsa e dedicare del tempo ad un investimento per il futuro, scendere in campo per una guerra più grande e importante come riuscire nell’intento di cambiare la mentalità italiana esigendo l’albo dei creativi.

Qual è, a tuo avviso, il posto migliore per un “creativo”?
R - Il posto geografico potrebbe essere New York, Londra o il Giappone. Il posto “platonico” un’ isola semi deserta popolata da una sola comunità. In questo posto immaginario sarebbe bellissimo ricoprire il ruolo di colui che crea, insegna e progetta arte funzionale ed estetica. Il posto di lavoro, bè, quasi sicuramente per tutti i creativi è il “mettersi in proprio”, magari con una bella equipe di persone fidate, uno staff creativo di amici dell’infanzia con cui hai fatto i primi passi nell’arte, o condiviso gli studi e la formazione artistica. In ultima opzione, un posto di lavoro ideale è quello da dipendente in un’azienda di comunicazione, o comunque dove la sua creatività può trovare sfogo, con una politica di retribuzione rigorosamente meritocratica.

Un annoso dibattito, che ha stimolato la mia curiosità, consiste nella difficoltà nel trovare un legame concreto tra la creatività, la cultura in generale e uno “sviluppo” economico, ovvero il profitto. Qual è il nesso? Come fa la cultura a generare profitto?
R - L’arte genera profitto perché possiede un valore. Quello di arricchire l’individuo, stimolandolo, incuriosendolo, portandolo ad un giudizio critico, all’analisi ,alla riflessione all’interpretazione, al confronto con i sensi , e soprattutto scaturisce emozioni…..tutto ciò genera la cultura. Oggi soprattutto è facile vedere come l’arte sia anche intrattenimento e spettacolo, come una mucca da mungere in pasto alla commercializzazione e quindi alla speculazione economica. L’arte è un servizio offerto all’umanità, talvolta dato senza nulla chiedere in cambio, ma ritengo sia doveroso riconoscerne il valore, soprattutto economico.

Riccardo Muti, qualche anno fa si fece promotore di una proposta molto interessante, ovvero dare in gestione gratuita teatri dismessi a compagnie teatrali dilettantistiche. Come la pensi al riguardo? Pensi possa essere un buon incentivo per la crescita culturale del territorio, nel suo insieme?
R - Ho avuto la fortuna di provare piccole esperienze teatrali, che coltivo ancora essendo legata alla dimensione dello spettacolo in quanto “Fire-Performer”. Ritengo la sua idea più romantica che fattibile, in particolar modo nella realtà italiana. Qui i teatri dismessi sono solo luoghi “momentaneamente abbandonati”, rappresentando un potenziale di lucro dove prima o poi qualcuno metterà le grinfie. All’estero, invece, già da tempo hanno avuto questa idea che va avanti con ottimi risultati, qui invece fatica ad attecchire la propensione all’investimento sugli spazi per l’espressione dell’arte.

Hai mai visto il film “Generazione 1000 euro”? Ti rappresenta?
R - Si, penso che noi ragazzi in questo momento della storia sociale e politica italiana, siamo un po’ sfortunati, siamo una generazione che si barcamena, che annaspa. È un momento in cui anche chi ha voglia di fare qui in Italia, si ritrova con le ali tarpate.

Vedo che ti definisci una Dandy; esiste ancora il dandismo al giorno d’oggi? Chi è Il Dandy per eccellenza ad oggi?
R - Simpatizzo molto per il dandismo e simpaticamente mi riconosco nel dandy: colui che aspira a essere Sublime sempre, nella continua ricerca della perfezione, perseguendo la dottrina dell'eleganza… il "vivere la vita come fosse un'opera d'arte".
(di Claudio Tuteri - del 2012-05-09) articolo visto 5006 volte
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