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LORO SANNO AMARE E NOI?

Il fenomeno del randagismo, il quadro normativo

Sono sempre più le persone che adottano degli animali, ma alcune di esse non si rendono conto (o lo fanno troppo in ritardo) che non sono in grado di tenerne davvero uno. Molti animali vengono così abbandonati in nome di una vacanza, o della “seccatura” di portarlo a spasso quando piove, ed ecco un cucciolone che diventa un piccino abbandonato e tradito ... e questo i cani lo sentono, sono dotati di cervello, non dimentichiamolo, sanno amare senza remore come alcuni di noi riescono ancora a fare, e sanno soffrire senza desiderio di vendetta, cosa che a noi riesce molto di rado ... forse…
IL FENOMENO DEL RANDAGISMO - Lo sviluppo urbano e l'abbandono irresponsabile degli animali d'affezione da parte dell'uomo alimenta il fenomeno del randagismo, che negli ultimi decenni ha assunto dimensioni preoccupanti. I dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute parlano di 600.000 cani randagi presenti sul territorio nazionale nel 2008, la gran parte dei quali concentrati nelle regioni meridionali.
Gli animali vaganti sul territorio, in particolare quello urbano, oltre a determinare tutta una serie di rischi di carattere igienico-sanitario, rappresentano un costante pericolo di aggressione per le persone e, inoltre, costituiscono sempre più spesso causa di incidenti stradali. In tutte queste ipotesi, si pone il problema di individuare il soggetto responsabile, a cui i cittadini - utenti della strada possono rivolgersi per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa di animali randagi.
La questione si presenta di non facile soluzione, dal momento che coinvolge la struttura amministrativa pubblica, all'interno della quale non sempre è agevole distinguere, tra le diverse figure soggettive che la compongono, quella tenuta a rispondere dei danni in ragione delle proprie attribuzioni. Difficoltà ancora più accentuate in un settore come quello sanitario pubblico, disciplinato a livelli diversi, nazionale e regionali. IL QUADRO NORMATIVO - La legge affida i compiti di controllo e di contenimento del fenomeno del randagismo alla pubblica amministrazione. La disciplina di riferimento in materia è contenuta nella Legge 281/91 (Legge-quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo). L'art. 2, in particolare, individua in maniera dettagliata gli strumenti da adottare per arginare il fenomeno del randagismo, distribuendo le diverse funzioni tra Comuni e Servizi veterinari presso le Unità sanitarie locali (soppresse dal D.lgs. 502/92 e sostituite dalle Aziende sanitarie locali): agli Enti comunali spettano le competenze per la costruzione, sistemazione e gestione dei canili e dei rifugi per cani, mentre alle A.s.l. incombono le attività di profilassi e controllo igienico-sanitario e di polizia veterinaria.
L'art. 3 della stessa legge-quadro, poi, attribuisce alle singole Regioni il compito di disciplinare, con legge propria, le misure di attuazione delle funzioni attribuite ai Comuni ed alle A.s.l.
In attuazione di tale delega, quasi tutte le Regioni, seppur con notevole ritardo, hanno adottato proprie leggi in materia, devolvendo in linea di massima le competenze sul controllo ed il recupero dei cani randagi ai servizi veterinari presso le A.s.l., secondo le indicazione del legislatore nazionale.
La diffusione della cultura del possesso responsabile è un elemento essenziale per la lotta al randagismo. Quasi una famiglia italiana su due convive con un animale domestico e più di una su tre con un cane o un gatto.
Il rapporto con gli animali domestici, tuttavia, in molti casi è basato sull’improvvisazione e sull’emotività; nel pensiero comune prevale la convinzione che tutti possano essere in grado di gestire un cane, indipendentemente dalle conoscenze rispetto a tale specie animale e alle sue caratteristiche etologiche.
Il positivo aumento della sensibilità nei confronti degli animali registrato in questi ultimi decenni è solo parzialmente andato di pari passo con la consapevolezza della necessità di acquisire informazioni e cognizioni sui diritti dell’animale e sui doveri in carico a colui che vive in compagnia di un animale domestico.
Vivere con un cane rappresenta una grande opportunità per migliorare la qualità della propria vita;
un cane infatti può:
- aiutare i bambini e gli adolescenti a crescere in modo equilibrato e responsabile, migliorandone la capacità di socializzazione e favorendo il senso di appartenenza e aggregazione familiare;
- stimolare il rapporto con il mondo esterno e la natura;
- mitigare, in determinate situazioni, il senso di solitudine sociale o morale.
Tuttavia il rapporto con il cane non è intuitivo: talvolta le persone tendono a "umanizzare" il proprio cane causandogli inconsapevolmente problemi comportamentali e stati di sofferenza, altre volte tendono ad approcciarlo come uno dei tanti oggetti che riempiono la loro vita, un giocattolo o una macchina, senza tener conto dei suoi bisogni etologici e dei suoi diritti in quanto essere senziente.
Il futuro proprietario, chiedendo consiglio al medico veterinario, deve informarsi:
- sulle esigenze fisiologiche ed etologiche dei cani, in base anche alla taglia e alle attitudini di razza, puntando sulla conoscenza per arrivare ad un possesso responsabile;
- sugli obblighi normativi, etici e di civile convivenza che derivano dal possesso di un cane;
- sulla corretta gestione del cane, anche in merito alla sua attività riproduttiva.
Ogni proprietario deve conoscere gli obblighi di legge:
- obbligo di “microcippare” il proprio cane da un medico veterinario e inscriverlo contestualmente nella anagrafe canina;
- obbligo di munire di passaporto il proprio animale (cane, gatto o furetto), se si intende superare i confini nazionali;
- obbligo di idonea museruola per i cani non condotti al guinzaglio quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico;
- obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto;
- obbligo di raccogliere le deiezioni da marciapiedi e strade e a tal fine munirsi sempre dell’indispensabile attrezzatura.
- operare un’attenta gestione della vita riproduttiva del proprio animale, per non incrementare il numero degli abbandoni determinati da cucciolate indesiderate e di difficile collocazione. Non bisogna dimenticare mai che la sorte di molti cuccioli rischia di essere il canile, la strada, la fame, le malattie, i maltrattamenti, la morte. Spesso non si può dare per certa neanche la sistemazione dei cuccioli presso parenti ed amici, si rischia infatti che gli affidi si tramutino in abbandoni.
La sterilizzazione sia dei maschi che delle femmine ha quindi come obiettivi fondamentali:
- la lotta al randagismo
- la prevenzione di neoplasie e altre malattie dell’apparato genitale (es. tumore mammario, tumore testicolare, prostatite, carcinoma alla prostata, endometrite, piometra, carcinoma ovarico, pseudo gravidanza, mastiti).
Inoltre gli animali vengono spesso raccolti e tenuti in canili lagher o trattati in maniera atroce come in Ucraina. Molti sostengono che aiutare gli animali randagi è uno spreco di soldi pubblici: non è così:
- gli animali lasciati a loro stessi in condizioni innaturali per loro sono un pericolo per la salute di altri animali di cui l’uomo o si nutre o si serve.
- Sono un pericolo per la gente, che spesso viene aggredita o va fuoristrada perché un animale le attraversa all’improvviso.
- Inoltre li abbiamo ridotti noi così, e non hanno colpa di nulla loro.
Gli animali meritano il nostro amore ma soprattutto il nostro rispetto e non vanno considerati come oggetti "usa e getta" .. cerchiamo di non finire sotto le ruote dell’ignoranza e della indifferenza, travolti come cani randagi … come cuori randagi, abbandonati allo sfascio della nostra dignità umana, ridotti a strisciare come vermi quando vermi non siamo.
Non lamentiamoci poi se le cose vanno male nel mondo e c’è la crisi…in realtà se la crisi c’è è perché noi la permettiamo ogni giorno, con ogni azione incivile, con la nostra scarsa educazione civica, con il nostro accettare qualunque ingiustizia finché ci lasciano guardare la tv e usare pc connessi col mondo. E noi, quando ci connettiamo con la nostra parte più avveduta e saggia?
(di Francesca Monticelli - del 2012-05-25) articolo visto 4325 volte
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