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L'ATLANTE DELLE MAFIE: LA PRESENTAZIONE A ROMA IL 16 GENNAIO

Sarà il primo di una serie di tre volumi sul tema realizzati con il sostegno della Fondazione Unipolis

Mercoledì 16 gennaio a Roma, alle ore 17.30,presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati a Palazzo Marino in via Poli, 19 sarà presentato “L’Atlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura”, a cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, edito da Rubbettino. Si tratta del primo di una serie di tre volumi sul tema realizzati con il sostegno della Fondazione Unipolis.
Alla presentazione, interverranno: i curatori del libro; i magistrati Raffaele Cantone, Piergiorgio Morosini e Giuseppe Pignatone. L’iniziativa sarà aperta dai saluti di Pier Luigi Stefanini, presidente del Gruppo Unipol e di Unipolis. La scelta della Fondazione Unipolis di sostenere il progetto editoriale complessivo dell’Atlante, che sarà articolato in tre anni, si inserisce all’interno di un più vasto impegno della Fondazione per promuovere una cultura diffusa della legalità, della sicurezza e della giustizia sociale.
Il volume prova a rispondere a a due domande:
A cosa è dovuto il successo plurisecolare delle mafie italiane?
E come mai viene definita “mafia” ogni violenza privata che ha successo nel mondo?

Viene messo in discussione il fatto che la mafia sia un fenomeno esclusivamente siciliano.Infatti se un fenomeno, nato in Sicilia nell’Ottocento, ha avuto una così lunga durata, affrancandosi dalle condizioni storiche e territoriali che ne resero possibile la sua originaria espansione e proiettandosi così agevolmente nella contemporaneità (divenendo addirittura un modello vincente per tutte le violenze private del globo) non è utile continuare a descriverlo solo come un originale prodotto siciliano.
Il modello mafioso, infatti, si è dimostrato riproducibile nel tempo e in altri luoghi, non più specifico solo della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia. Con il termine mafia si deve intendere oggi un marchio di successo della violenza privata nell’economia globalizzata. Con questa ottica, l’Atlante delle mafie passa in rassegna le “qualità” criminali che differenziano nettamente i fenomeni mafiosi dalla criminalità comune e da quella organizzata. Esse vengono sintetizzate in cinque caratteristiche: culturali, politiche, economiche, ideologiche e ordinamentali. Secondo i curatori, si può ritenere mafia la “violenza di relazioni”, cioè una violenza in grado di stabilire contatti, rapporti, e cointeressenze con coloro che detengono il potere ufficiale, sia politico, economico e religioso, che formalmente dovrebbero reprimerla e tenerla a distanza.
Perciò viene contestato ampiamente il luogo comune delle mafie come antistato, come antisistema. È stato proprio questo luogo comune a tenere per anni in ombra il vero motivo del successo delle mafie. Mentre alcune forme di violenza e di contestazione armata del potere costituito si sono manifestate contro le leggi e contro la visione unitaria dello Stato (il brigantaggio nell’Ottocento, le rivendicazioni etniche-territoriali e il terrorismo politico nel Novecento) e perciò alla fine sono state sconfitte, le mafie hanno usato una violenza non di contrapposizione, non di scontro frontale, ma di integrazione, interna cioè alla politica e al potere ufficiale. Dunque, per mafia si deve intendere una violenza di relazione e di integrazione. In questa loro caratteristica consiste la ragione del loro perdurante successo.
(di Redazione - del 2013-01-09) articolo visto 3846 volte
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