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FABRIZIO D’ALISERA E IL SUO NEOBOP

Jobhopper esce con l’etichetta AlfaMusic e sta ricevendo grandi riscontri

Max Ionata e Marco Tiso così nel booklet dell’album:
“ … Una musica scorrevole e fresca, ricca di composizioni originali di rara bellezza, suonata magistralmente da un quintetto che dimostra un notevole affiatamento”
“… Un’avventura d’ascolto in cui Fabrizio ci coinvolge puntando sul linguaggio diretto ma non banale, sui riferimenti profondi, sulle emozioni sentite ma non urlate, su una vera maturità”


Romano, classe ’79, Fabrizio D’Alisera è un jazzista doc. Sassofonista e compositore, è approdato da pochi mesi al suo album d’esordio Mr. Jobhopper. A condividere il suo viaggio musicale quattro musicisti di talento: Karim Blal al pianoforte, Martino Onorato all’hammond e fender rhodes, Alessandro Marzi alla batteria, Giulio Scarpato al contrabbasso e basso elettrico, Tiziano Ruggeri alla tromba e flicorno.
Già dal titolo, si evince il carattere “multiforme” del lavoro discografico. Come lui stesso ha dichiarato a L’Opinionista, “ero alla ricerca di un album a metà tra tradizione e sonorità moderne”.
E questa scelta si ritrova proprio ascoltando la title track, il brano che meglio rappresenta lo spirito intero dell’album e che racchiude infatti più spunti, in modo sempre elegante e ben equilibrato. Anche se ad un primo ascolto può sembrare un pezzo decisamente “hard bop”, in realtà si apre verso orizzonti più che contemporanei. In definitiva, Fabrizio è un finto “coltraniano”, dal suono riconoscibile e dalla capacità tecnica ineccepibile.
Qui un video del suo live a Roma presso lo storico Alexander Jazz Club:
Come nasce la tua musica?
Sono laureto in biennio jazz e diplomato al conservatorio di Campobasso, con ottimi voti. Negli anni ho avuto l’onore di suonare con musicisti americani di fama mondiale e di ascoltare dischi su dischi. La mia musica nasce così, con l’ascolto la pratica. Anche oggi dedico diverso tempo alla tecnica e all’esercizio.
Come la componi?
Il sax è senza dubbio il mio strumento preferito, ma ho iniziato studiando chitarra. Ogni musicista sa che per comporre, chitarra o pianoforte sono indispensabili.
La tua scelta di partire dalla tradizione per poi arrivare al contemporaneo, come avviene?
L’amore per la tradizione è fortissima, credo nelle radici e spero di riuscire a trarre spunti da esse. Un bello standard, con un bel tema, non smetterà mai di coinvolgermi. Una ballad poi, è il massimo. C’è spazio per improvvisare e nello stesso tempo ti coinvolge emotivamente.
Per maggiori info e contenuti interattivi: www.fabriziodalisera.combr> Servizio Ufficio Stampa: www.altotenore.com
(di Alessandro Gulizia - del 2013-03-26) articolo visto 1504 volte
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