Ruba una collanina e la rivende a un compro-oro, denunciata

GALATINA – Nei giorni scorsi presso il Commissariato di Galatina era stato denunciato, da parte di un uomo del posto, il furto di una collanina in oro bianco e giallo e relativo crocefisso, che egli aveva donato, in qualità di testimone, a un neonato in occasione della sacramento del battesimo. Immediatamente gli operatori di Polizia iniziavano un’intensa attività di ricerca presso i vari compro-oro di Galatina, Galatone e paesi limitrofi.

In un esercizio di Nardò veniva trovata una collanina identica a quella descritta dal denunciante che era stata regolarmente annotata sul registro di carico-scarico con accanto il nome della venditrice e l’importo pattuito, ossia 140 euro.

Da un riscontro effettuato con l’elenco degli invitati, precedentemente acquisito dagli agenti, gli stessi riscontravano la circostanza che ad aver venduto la collanina in oro era stata proprio la zia paterna del piccolo festeggiato.

Al fine di verificare la rispondenza dell’oggetto di furto con quello venduto al negozio di compro-oro, gli agenti hanno posto in visione al denunciante la collanina che veniva riconosciuta, senza ombra di dubbio, come proprio prezioso regalato al piccolo battezzato. Dalla disamina dei fatti è risultato che, a festa oramai già avviata, da parte di qualche invitato è stato notato che il piccolo festeggiato non aveva più al collo la collanina.

Pensando a un semplice smarrimento nel locale, a causa della confusione e degli affettuosi abbracci nei confronti del neonato, gli invitati, tra cui la zia paterna, hanno iniziato a cercare il prezioso tra le tavole imbandite, nel corredino del bambino e nei posti più impensati. Senza esito positivo.

Soltanto dopo il riscontro investigativo effettuato dagli agenti del Commissariato di Galatina, sia al denunciante che al padre del festeggiato è venuto in mente un particolare: che nel corso della cerimonia la zia paterna si era inspiegabilmente allontanata per alcuni minuti con il bambino, con la scusa di coccolarlo.

Tale atteggiamento affettuoso che inizialmente non aveva destato alcun sospetto, proprio perché proveniente da un parente stretto, è stato poi interpretato diversamente dallo stesso denunciante. Pertanto, dopo tutti i riscontri investigativi e gli elementi di responsabilità a carico della donna, la stessa è stata indagata in stato di libertà per furto aggravato.