Un chiosco tra colori e profumi: il mondo di Romolo

Un chiosco tra colori e profumi: il mondo di RomoloROMA – Romolo, il fioraio di piazza Flaminio racconta le sue scelte di vita in controtendenza con quelle dei giovani dell’era digitale. Si immerge nella magia dei fiori, nei profumi, nei colori; sogna e fa sognare.

Il suo chiosco è già pronto la mattina presto. I fiori bene esposti, la radiolina al massimo volume. Romolo, nemmeno vent’anni, sta accovacciato su uno sgabello, sulla testa ha un cappellino con la visiera rovesciata all’indietro. É vestito in jeans, e dalla camicia aperta sul petto s’intravede un crocefisso d’oro.

“Vuole comprare dei fiori?”.

Vorrei parlare con lei. Vorrei conoscerla.
“Abbasso la musica, non sento la sua voce”.

Siamo oltre il 2000 e lei vende ancora i fiori. Perché?
“Mi sono trovato qua per caso, l’idea è stata di mia madre. Ma mi va bene così”.

Mentre parla, con una forbice mozza, Romolo strappa le spine dalle rose. Poi srotola della carta colorata, avvolge nove rose per volta, a piccoli mazzi. Un po’ di stagnola intorno ai gambi, e un nodo con lo spago verde.

Come vanno gli affari?
“Davanti a me c’è quell’edicola. La stessa gente che compra i giornali, prima o poi passa da qui. Anch’io li prendo i giornali la mattina, sono pieni di notizie angosciose, di fotografie che parlano di guerra. Io penso sia meglio comprare un fiore piuttosto che un giornale pieno di drammi. E così prima o dopo arrivano tutti da me. Qui si viene nei giorni di festa, ma anche nei giorni tristi, quando qualcuno muore. Mia madre dice sempre che i fiori parlano una lingua tutta loro. E così la gente se li porta a casa, li mette in fresco, prova a farli vivere il più possibile. Secondo me chi compra fiori ha voglia di sognare, è sempre pronto a cambiare tutta la sua vita”.

E lei sogna?
“Quando qualcuno compra dei fiori, mi diverto a immaginare perché li compra, o a chi li regalerà. E così mi invento le storie più incredibili. Non solo d’amore, ma anche di intrighi d’affari, o gesti di educazione. Di cordoglio, di feste di compleanno. Della gente qua intorno, si può dire che conosco tutte le date di nascita… mi ritrovo a fargli gli auguri il giorno prima dei loro compleanni. E loro si divertono, mi chiedono come faccio ad avere una memoria così di ferro. Non sanno che io devo anche camparci con i soldi dei fiori”.

Mi scusi, ma c’è gente alla sua età che è già esperta di computer. Che naviga in Internet. Possibile che lei si sia fermato ai fiori?
“Questa sua domanda l’ho già sentita. Me l’ha fatta una ragazza due anni fa, quando s’è fermata qui a comprare una rosa per la festa di San Valentino. Io ho risposto che coi fiori posso andare via di testa, immaginare un mondo diverso, e buttarmi nel futuro, tanto non rischio niente. Mentre il computer ti detta le regole, e tu sei convinto di controllarle… e invece è lui che ci fa diventare suoi schiavi. Adesso quella ragazza è la mia fidanzata”.

Io abito a cinquanta metri da qua. La vedo tutte le mattine, anche di domenica. Dove trova tanta energia?
“La portinaia di via Flaminia 36 viene sempre a prendere un fiore al giorno, per un’attrice che abita  all’ultimo piano del suo palazzo. Se saltassi solo una mattina, penso che quella donna soffrirebbe. Dice che la vecchia attrice mette l’aspirina nel vaso dei fiori, riesce a farli vivere per settimane. Ecco, solo per quella donna non chiuderei il mio chiosco. Sono fatto male forse, ma mia madre mi racconta sempre che mio padre era inflessibile quando stava alla dogana. Faceva il finanziere, era sul confine dell’autostrada Milano-Chiasso. Non dormiva mai, e pizzicava tutti, perché non si faceva corrompere. Lui mandava la gente in galera, io li mando a sognare”.

Mi dia qualche mazzo di fiori da portare  oltre il 2000. Ha capito la mia domanda?
“Non ci vuole un genio. Lei vuole delle risposte strane, e io ci provo. Le preparo subito un mazzo di anemoni. Sembrano fiori nati morti, ma una volta nell’acqua, vogliono vivere, andare avanti. Me li compra sempre il garagista, li porta a sua moglie. Una donna che non vuole spendere troppi soldi per i fiori… Poi le preparo un mazzo di margherite. Tutte bianche, come vuole sempre la farmacista dell’angolo. Lei non è sposata, ma non rinuncia a sperare. Non vuole illudersi. Dice che le margherite non la fanno sognare, ma le fanno compagnia. É strana quella donna, è molto più femminile di tante donne che sono riuscite a trovare marito. Eppure è sola, le fanno compagnia le mie margherite.

Ogni volta che gliele vendo, provo a farle un sorriso. Potrebbe essere mia madre, hanno pressappoco la stessa età… E poi  le preparo anche un mazzo di rose, se vuole pure rosse. Ci sono centinaia, migliaia di innamorati qui a Roma. Gente del quartiere, ma anche stranieri, turisti. Gente insospettabile. Che sembra magari fredda, annoiata. C’è tanto amore sotterraneo qui a Roma, qui come in tutto il mondo. Alla gente dà fastidio farsi vedere innamorata. Comprano le rose come fosse droga, merce rubata. Si guardano intorno, quasi per paura che qualcuno li controlli, li segua… E con le rose, le do anche una pianta di gardenie. Sono i fiori che io affido alla gente un po’ sofisticata, quella che ha i pensieri sottili, come dice mia madre”.

E per i pensieri sottili c’è posto nel 2000?
“Speriamo”.

Poi, Romolo mi fa cenno che ha da fare: c’è una ragazza che vuole comprare i suoi fiori. Allora lui alza il volume della radio, si sistema il cappellino in testa, e ricomincia a vendere illusioni.