Un’indagine condotta da Pool Ambiente nell’aprile 2026 su un panel di oltre 150 partecipanti rappresentativi di diversi settori industriali (edilizia, metalmeccanica, servizi, chimica, imballaggi, agroalimentare, trasporti) e di aree geografiche distribuite su tutto il Paese, ha evidenziato inoltre un profondo disallineamento tra la percezione del rischio da parte delle imprese e la realtà tecnica. Se da un lato le aziende temono soprattutto l’incendio (indicato come lo scenario principale dal 33% dei manager intervistati), nei dati reali questo evento si ferma ad appena il 10,1% dei casi. Al contrario la perdita da serbatoi, vasche e condutture interrate, che rappresenta il rischio principale solo per il 13% dei manager, si configura come lo scenario più frequente (40,5%), seguito dallo sversamento da aree di impianto e deposito (22,8%). “A cinquant’anni dal disastro di Seveso, dobbiamo comprendere che la tutela dell’ambiente non è più solo una questione di adempimento burocratico, ma di gestione tecnica e culturale del rischio ambientale – afferma Lisa Casali (foto), divulgatrice scientifica e manager di Pool Ambiente – La prevenzione del danno ambientale passa prima di tutto da una strategia di manutenzione predittiva e da una formazione strutturata del personale, non da interventi difensivi contro eventi eccezionali. Gli eventi naturali straordinari, che spesso catalizzano l’attenzione mediatica, pesano infatti per appena il 2,7%. Un sistema di gestione del rischio ambientale robusto richiede investimenti sia sulla prevenzione che sulla mitigazione, coordinati da una mappatura preliminare sistematica delle sorgenti e degli scenari di danno specifici del sito. È fondamentale evidenziare l’elevato rapporto costi-benefici di queste misure: l’investimento preventivo è spesso decine o centinaia di volte inferiore alla magnitudo del potenziale danno. Un esempio classico – conclude Casali – è il rivestimento di un serbatoio interrato: un intervento da poche migliaia di euro è in grado di prevenire passività ambientali per centinaia di migliaia di euro”.
In questo scenario, la Prassi di Riferimento UNI 107:2021 «Ambiente Protetto», sviluppata in sede UNI (Ente Italiano di Normazione) con il contributo di esperti di rischi e danni ambientali in due anni di lavoro, è la prima norma al mondo dedicata alla prevenzione del danno ambientale e corretta gestione dell’emergenza e dei rischi di responsabilità ambientale. Essa definisce un elenco di best practice da applicare agli impianti, al personale e all’organizzazione di un’impresa, con l’obiettivo di ridurre la probabilità e l’intensità di eventuali danni all’ambiente e agliecosistemi. “Strumenti come la Prassi di Riferimento UNI 107:2021 offrono un percorso oggettivo che trasforma la prevenzione in un vantaggio reputazionale e in un indicatore ESG misurabile per investitori e stakeholder, riducendo fino al 73% la probabilità di danno ambientale e fornendo una checklist oggettiva su impianti, personale e organizzazione – prosegue Casali – Le imprese devono inoltre superare i falsi miti: la convinzione di essere già protette dalle polizze di RC Generale è pericolosa, poiché tali coperture escludono l’inquinamento graduale e non coprono i costi di bonifica sul proprio sito, dove avviene la quasi totalità delle contaminazioni”.
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