
Commentando le tensioni che attraversano l’Europa e le manifestazioni che nelle ultime settimane hanno interessato diversi Paesi, Cacciari ha sottolineato come il malessere abbia radici profonde: «La situazione di guerra ai confini orientali dell’Europa rende ancora più drammatici questi fattori di squilibrio. Le proteste sono esplose ovunque: sul caro vita, sui redditi, sulla casa. I giovani vivono una condizione di disagio tremendo in tutti i Paesi europei».
Secondo il filosofo, in un contesto così frammentato e instabile possono inserirsi soggetti interessati ad alimentare ulteriormente le tensioni: «Possono esserci hacker sparsi qua e là, come possono esserci gruppi e organismi che lavorano per accrescere il livello dello scontro. Ma il problema viene prima ed è il disagio reale che attraversa le nostre società».
Nel corso dell’intervista, Cacciari si è soffermato anche sulla situazione politica negli Stati Uniti e sulla parabola di Donald Trump. «Trump aveva vinto facendo leva sulla paura», ha osservato. «Ma durante la campagna elettorale aveva anche fatto una promessa molto forte: quella della pace. Diceva: “io farò la pace, io mi candido al Nobel per la pace”». Per Cacciari, le difficoltà dell’ex presidente americano sarebbero legate soprattutto al mancato raggiungimento di quell’obiettivo: «Credo che la sconfitta di Trump sia dovuta più al fatto che abbia fallito sul piano della politica internazionale che non ad altre questioni. Aveva costruito una parte decisiva del suo consenso sull’idea di riportare stabilità e chiudere i conflitti».











