Cultura

“A Bordo” di Claudio Sottocornola: pensiero libero tra arte e società

In uscita il 23 luglio è uno zibaldone filosofico controcorrente: 354 pagine di riflessioni che intrecciano cultura, politica e spiritualità

In uscita il 23 luglio “A bordo. Cronache di navigazione a vista” di Claudio Sottocornola per Gammarò (Marchio Oltre Edizioni). Uno stimolo a superare i luoghi comuni, i cliché e le appartenenze nella elaborazione di un pensiero autonomo e originale.

Il nostro quotidiano è un intreccio vibrante di spunti divergenti ed esperienze eterogenee: momenti di intuizione folgorante e improvvisi “black out” mentali, picchi di meraviglia e cadute nell’accidia. È la navigazione di un’esistenza delimitata da precisi confini spazio-temporali. La traduzione letteraria di questa complessità non poteva che assumere la forma di uno zibaldone: una collezione di scritti disparati e occasionali, dettati da urgenze contingenti. Il risultato è un affresco composito della contemporaneità. L’autore ha costruito quest’opera con l’ostinata volontà di andare controcorrente, esponendosi “anche su questioni che pertengono alle mene dei talk show, cioè al pratico, al quotidiano e al politico”. Pur consapevole delle inevitabili conflittualità, rifiuta categoricamente di essere annoverato tra le “coscienze bene ammaestrate”.

Nonostante il retroterra culturale che affonda le radici in pensatori come Sartre e Marcuse e nelle istanze post-’68, il libro non si tira indietro: empatizza con le ragioni della Destra, osserva con lucidità disincantata l’ideologia bergogliana, denuncia le assurdità di una burocrazia elefantiaca e il declino di periferie malgestite. Ma non solo: smaschera l’illusione di un antifascismo ancorato alla paura di un ritorno del ‘900, cieco di fronte agli immani pericoli tecnocratico-digitali del nuovo millennio. La polemica con il tardo capitalismo economico-finanziario è un filo rosso che attraversa l’intera opera. Declassare il materialismo storico-dialettico a “mythos fondativo” consente di integrare la sua “pars destruens” nel programma dell’opera.

Eppure, la sua bussola, in aperto contrasto con la cultura woke dominante, resta l’attraversamento profondo della propria cultura e tradizione – dall’arte alla spiritualità, dal pensiero alla storia – in un dialogo costante con il presente, nel tentativo di salvare la residua speranza che ci abita. Claudio Sottocornola (Bergamo, 1959) si è laureato all’Università Cattolica di Milano con una tesi in Storia della teologia. Già ordinario di Filosofia e Storia nei licei, è stato anche docente di IRC, Materie letterarie, Scienze dell’educazione e Storia della canzone e dello spettacolo alla Terza Università di Bergamo. Iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1991, ha collaborato con diverse testate, radio e tv.

Come filosofo si caratterizza per una forte attenzione alla categoria di interpretazione, alla cui luce indaga il mondo contemporaneo, ed ha spesso utilizzato musica, poesia e immagini per parlare a un pubblico trasversale, nelle scuole, nei teatri e nei più svariati luoghi del quotidiano. È autore di numerose pubblicazioni, che coinvolgono tre aree tematiche prevalenti: l’autobiografia intellettuale, la cultura popular contemporanea, l’attuale crisi del sacro in Occidente e la sua possibile rimodulazione teologico-filosofica. Fra le opere più recenti, Saggi Pop (Marna, 2018), Parole buone (Marna/Velar, 2020), Occhio di bue (Marna, 2021), Tra cielo e terra (Centro Eucaristico, 2023), Così vicino, così lontano (Velar, 2023)

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Pubblicato da
Redazione L'Opinionista
Argomenti: libri

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