
Così Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, che poi aggiunge: “Deve essere chiaro che chi domani sciopera difende non solo i propri diritti e il proprio salario ma anche gli interessi generali del paese. Il modello fondato sui bassi salari, divorati tra l’altro dall’inflazione, ha prodotto il declino dell’economia italiana. Chi considera obsoleto l’uso dell’espressione “padroni” dovrebbe analizzare i dati sulle prime 5000 aziende del nostro paese che mostrano un aumento dei profitti di cui ben l’80% viene redistribuito come utili agli azionisti. Siamo di fronte a un’avidità senza fine che ha prodotto negli anni un vergognoso travaso di ricchezza dal lavoro al capitale e anche un indebolimento del tessuto produttivo”.
E conclude: “Noi che lavoriamo per la costruzione di un fronte del lavoro e della pace salutiamo la scelta della Cgil e della Fiom come dei sindacati di base di manifestare sabato 21 a Roma contro il riarmo, la guerra e il genocidio a Gaza. L’aumento spaventoso delle spese militari che la NATO chiede e Giorgia Meloni supinamente accetta è una dichiarazione di guerra contro la classe lavoratrice che subirà il massacro sociale in termini di tagli alla sanità e alla spesa pubblica in generale”.










