Girato nel silenzio del Monastero di Santa Cecilia a Roma, il film segue il rapporto che nasce tra le monache e due agnelli appena nati, affidati alle loro cure secondo un’antica tradizione cattolica. Nei gesti quotidiani dell’accudimento emerge una forma di maternità inattesa, fatta di presenza, delicatezza e ascolto, che ridefinisce il senso stesso della vocazione. A interrompere il ritmo del rito del pallium è la malattia improvvisa del Papa, che introduce una tensione fragile tra il tempo eterno della liturgia e la vulnerabilità del presente.
Camaiti firma un’opera essenziale, costruita su silenzi, attese e sguardi, lasciando allo spettatore lo spazio per interpretare e costruire il proprio punto di vista. «Osservo quello che accade senza suggerire nulla», spiega il regista, rivendicando un approccio laico e rispettoso al cinema del reale.
Prodotto da Cinemaundici con Rai Cinema, “Agnus Dei” segna anche l’esordio in sala di Kinèa Distribuzioni. «Il cinema del reale è una scelta di campo», afferma il fondatore Dario Cangemi. «Con questo film inauguriamo un percorso che vuole restituire centralità a un linguaggio capace di raccontare la complessità del presente e dialogare con la comunità».
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