Allarme Catfishing, è capitato a 6 ragazzi su 10

smartphoneROMA – False identità on line. E’ il cosiddetto Catfishing, il ‘pescare’ ossia l’uso di immagini e informazioni spesso prese dagli account di social media di altre persone per creare una nuova e finta identità online usando l’intera identità di un individuo come se fosse la propria. Il fenomeno, che inizialmente ha riguardato il mondo adulto, ora sta prendendo sempre più piede tra i giovanissimi. E se ne sa ancora molto poco.

Kaspersky, all’indomani del back to school, ha realizzato un’indagine, condotta insieme al Giffoni Innovation Hub, per sensibilizzare i ragazzi e i loro genitori sul fenomeno ed essere più consapevoli, in tempi in cui le piattaforme digitali sono sempre più centrali nella vita dei ragazzi, mesi fa per il lockdown e ora per il prosieguo delle lezioni in parte a distanza. In sintesi ad oltre 6 ragazzi su 10 è capitato di imbattersi in profili falsi sui social, ma quasi la metà confessa di averli creati, di cui il 27% per divertimento.

L’ossessione per i like e la paura del giudizio, riferito al proprio orientamento sessuale, al colore della pelle o al proprio corpo, hanno effetti importanti: tra le motivazioni che spingono qualcuno a mentire in Rete inventando profili falsi, il 22% dei ragazzi intervistati crede ci sia proprio la vergogna per il proprio aspetto fisico, convinzione che appartiene in ugual misura sia ai maschi (23%) che alle femmine (21%). Da vittime a “carnefici”, dall’indagine emerge anche che ben il 44% degli intervistati ha utilizzato almeno una volta profili falsi sui social (minima la differenza tra maschi e femmine), sostenendo di averlo fatto soprattutto per divertimento (27%), ma anche per sentirsi “libero” di commentare e postare contenuti che con la propria identità non si avrebbe avuto il coraggio di condividere (14%).

L’8% confessa invece di averlo fatto per timidezza, il 5% per aumentare like e commenti sul profilo personale, mentre il 2% ammette di averlo creato per fare l’hater in rete e con gli altri. Un altro elemento che emerge dalla ricerca di Kaspersky è che la scuola sembra non essere un luogo in cui si discute di questo genere di problematiche, ormai entrate a far parte a tutti gli effetti della società contemporanea: solo il 29% dichiara di averne parlato con i propri insegnanti e, anche in questo caso, sono le ragazze a preoccuparsene maggiormente, nello specifico il 32%, rispetto al 25% dei ragazzi.