Anbi Lazio: allarme siccità, rischio crisi idrica

24

siccità lazio

La progressiva rarefazione di acqua dolce e potabile diventa preoccupante: a causa delle scarse piogge invernali e del clima torrido di maggio il Lazio rischia una delle più gravi crisi idriche

ROMA ‒ È allarme siccità nel Lazio: l’Anbi Lazio, l’Unione Regionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue, ci consegna un quadro preoccupante.

“L’emergenza siccità nel Centro Sud d’Italia è fattuale ‒ afferma Sonia Ricci, presidente di Anbi Lazio. “Il torrido mese di maggio, appena trascorso, con picchi tipici delle giornate più calde di agosto, ha aggravato una situazione già di per sé molto critica e dovuta alle scarsissime precipitazioni invernali. Da inizio anno a Roma sono caduti solo 137 millimetri di pioggia rispetto ai 357 millimetri di media degli ultimi 16 anni. Nel resto della regione i millimetri non raggiungono i 100. Questo ennesimo, allarmante, record si riversa inevitabilmente sulla portata dei corpi idrici laziali e nelle falde che sono sempre più impoverite”.

Il fabbisogno idrico per gli usi civili, irrigui e ambientali cresce come è naturale che sia nella stagione estiva, ma le risorse rischiano di non riuscire a coprire la richiesta: come in altre zone d’Italia, tra cui soprattutto il Bacino Padano, l’emergenza idrica rischia di sfociare nella crisi.

“Il Tevere è circa un metro più basso rispetto la sua normale portata, ‒ spiega Sonia Ricci ‒ il fiume Velino nel suo corso risente fortemente del 50% di precipitazioni in meno, è critica la condizione idrica dei fiumi Sacco e Liri; il lago di Bracciano registra meno 25 centimetri rispetto il 2021 e non è da meno il bacino di Nemi che ha un livello medio (cm. 50), inferiore di oltre un metro a quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso (cm. 162). Situazione grave che ha indotto a far partire gli impianti irrigui sin dal febbraio scorso in molte province del Lazio”.

Non meno grave è lo scenario delle risorse idriche ai Castelli Romani, dove i laghi sono ai “minimi storici con deficit idrico quantificabile in 50 milioni di metri cubi”.