Pietro Gandetto ci ha gentilmente concesso un’intervista.
“Another planet” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?
Another planet è una fotografia del presente, parla di una storia d’amore, due persone che non stanno insieme, ma hanno un forte legame e parla anche del cambiamento climatico. Intreccio le storie: volevo affrontare questo tema da un’angolazione diversa, non volevo fare una canzone di denuncia “aggressiva”. Da un po’ sento la cosiddetta “climate anxiety” cioè quel mix di emozioni negative legate alla condizione del nostro pianeta per colpa dell’inquinamento dell’uomo. Allora ho iniziato a leggere libri sul tema, come La Nazione delle Piante di Mancuso, che mi hanno aperto un mondo. Poi una mattina ero a Ibiza in aeroporto, con la nostalgia da rientro (come sempre accade a Ibiza) e pensavo a quanto la natura sia fondamentale per il nostro benessere psicofisico ed è nata questa canzone. Volevo trattare il tema con un pezzo allegro ed energetico come è Another Planet e sono andato alla ricerca di un sound che richiamasse gli anni 80 dove c’era benessere economico e sociale e questo si rifletteva anche nella musica, però ho cercato di modernizzare i suoni per renderli coerenti col presente. Non volevo associare un messaggio apocalittico, perché credo che con la situazione del cambiamento climatico potrebbe avere una soluzione felice. Così è nata la canzone.
Cosa vuoi trasmettere con questo brano?
Con questo brano voglio trasmettere l’attenzione che bisogna dare alle tematiche ambientali. Spesso diamo per scontato tutto, e la Terra ci sta dicendo, molto semplicemente, che non ci vuole più. Pensa che le piante sono sulla Terra da milioni di anni e hanno superato le più grandi estinzioni di massa come quella dei dinosauri, mentre l’uomo abita sul pianeta da solo qualche centinaio di migliaia di anni e sta già provocando la più grande estinzione di massa, cioè la sua. Pensa che le piante hanno un’intelligenza, si muovono, quindi questa pretesa dell’uomo di essere la specie superiore è del tutto infondata. Più semplicemente vorrei andare al mare e vedere ancora la barriera corallina senza trovarmi i sacchetti di plastica attaccati ai piedi, vorrei che in città si potesse sentire il profumo dell’aria come in campagna o in montagna, vorrei che ci rendessimo conto che il pianeta non è un patrimonio da consumare un sistema con cui convivere
Che tipo di accoglienza ti aspetti?
La più ampia e calorosa possibile ovviamente 🙂 ogni cantante spera che la propria musica arrivi al più ampio numero di persone e io spero che questo brano voli e arrivi alla gente, spero che faccia divertire ed emozionare come emoziona e fa divertire me!!
Come ti sei appassionato alla musica?
Da ragazzino mentre gli altri giocavano a calcio io suonavo Beethoven e mi sembrava la cosa più normale del mondo. Ho iniziato a cantare a 6 anni nel coro delle voci bianche, e a suonare il piano a 8 anni. In casa mia si è sempre ascoltata musica, ma non ho avuto forzature. Sono una persona normalissima che con la musica diventa un altro. È sempre stato così, la musica per me è un bisogno è il leitmotiv della mia vita. La musica mi ha sempre salvato. Dai brutti momenti, dalle brutte compagnie, dalle paranoie che prima o poi tutti incontriamo. Ho passato anche anni di “buio” musicale nel senso che facevo cose che non mi rappresentavano e poi ho smesso per un po’, era forse un periodo in cui mi prendevo troppo sul serio io. Non so, il conservatorio, l’opera, cose così (studiare è sempre fondamentale, ovviamente), ma ero timidissimo, probabilmente perché non ero “nel mio”. Poi la svolta, a un certo punto “ho scoperto” di avere una voce. Sul palco di The Voice Renga mi ha aperto gli occhi sulle potenzialità della mia voce. E da lì ho iniziato a scrivere le mie cose, prima i testi, poi anche la musica. E ora sono qua (che è anche il titolo di una mia canzone).
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