Cultura

“Antigone in Polesine”, Alessandrini e Piumini raccontano una terra di confini, memorie e metamorfosi

In “Antigone in Polesine” Alessandrini e Piumini intrecciano prosa e poesia per raccontare una terra marginale, misteriosa e femminile

Una terra anfibia, sospesa tra acqua e silenzio, dove il paesaggio orizzontale sembra dilatare lo sguardo e confondere i confini. È il Polesine raccontato da Roberto Alessandrini e Roberto Piumini in Antigone in Polesine. Sette storie in prosa e in poesia (Oligo, 204 pagine, 19 euro). Un libro che attraversa memoria, mito, resistenza e immaginazione, restituendo un territorio marginale ma densissimo di simboli, odori e presagi.

Un Polesine di misteri, donne e desideri di fuga

Il volume raccoglie sette storie, specchiate tra prosa e poesia, che si muovono tra fatti misteriosi, amori inquieti, follie improvvise, guerre lontane e desideri di fuga che sembrano nascere dalla stessa terra umida che circonda il Po.

Il Polesine diventa così un luogo quasi mitico:

  • popolato da gufi e civette che annunciano presagi,
  • attraversato da vicende sospese tra reale e immaginario,
  • abitato da donne forti e risolute, protagoniste di un matriarcato sotterraneo, “carsico”, che tiene insieme famiglie e destini.

La lingua stessa si trasforma: si fa dialetto, invenzione, carnevale di sillabe, come se il paesaggio dettasse il ritmo del racconto.

La storia vera che apre il libro

Tra le sette narrazioni, solo la prima – quella che dà il titolo al volume – è interamente vera: un racconto familiare che affonda nella resistenza al nazifascismo, evocando una giustizia più alta delle leggi degli uomini.

Le altre storie, pur concedendosi la libertà dell’oralità, mantengono una verità emotiva e antropologica che le rende vive e credibili.

Il “Deserto”: un luogo che è già racconto

Uno dei passaggi più suggestivi introduce un luogo dal nome emblematico: Il deserto, un borgo fantasma fatto di due strade, un’osteria bassa e poche case sparse “come granoturco per le galline”. Un luogo dove “non c’è una scuola e nemmeno una chiesa”, perché a volte il niente racconta più di qualsiasi presenza. È qui che la terra odora di terra, e l’erba medica diventa “erbaspagna”, in un lessico che restituisce l’identità profonda del territorio.

Gli autori

Roberto Alessandrini insegna Antropologia culturale all’Università Pontificia Salesiana di Roma e collabora con la cattedra UNESCO dell’Università di Ferrara. Ha tradotto France, Girard e Le Lionnais, portando nel libro uno sguardo antropologico e radicato nella memoria orale.

Roberto Piumini, tra i più importanti scrittori italiani contemporanei, autore per ragazzi e adulti, poeta, traduttore di Shakespeare, Milton e Plauto, porta nel volume la sua voce lirica e la sua capacità di trasformare il quotidiano in racconto universale. Per Oligo ha già pubblicato Storie per voce quieta.

Un libro che è un attraversamento

Antigone in Polesine è un viaggio in una terra che sembra marginale ma che, nelle mani di Alessandrini e Piumini, diventa un laboratorio di umanità. Un luogo dove la memoria si mescola alla leggenda, e dove la prosa e la poesia si rispecchiano per restituire un’unica, potente narrazione.

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Pubblicato da
Redazione L'Opinionista
Argomenti: libri

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