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Antimafia, Colosimo: “Non ho chiuso ad altre piste”

ROMA – “Non ho chiuso ad altre piste. La differenza è che le indicazioni emerse durante le audizioni dell’avvocato Trizzino e di Lucia Borsellino ci hanno portato su un percorso. E questo percorso ha svelato, e l’ho detto più volte e lo ripeto e ne sono convinta, il nido di vipere della procura di Palermo, dove ha avuto un ruolo anche qualcuno che allora era nella procura di Palermo”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, intervenendo a Filorosso, il programma di Rai 3 condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi, all’indomani del 34° anniversario della strage di via D’Amelio, nella quale il 19 luglio 1992 persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

Nel corso dell’intervista, Colosimo ha ribadito che il lavoro della Commissione si fonda sulle evidenze emerse dalle audizioni e dagli atti acquisiti, soffermandosi in particolare sul filone investigativo relativo a mafia e appalti: “Sono convinta che loro stessero indagando su mafia appalti, che Falcone fosse interessato a mafia appalti, che mafia appalti fosse centrale. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lo avevano capito prima di tutti grazie anche al lavoro del Ros”.

La presidente dell’Antimafia ha quindi richiamato la necessità di chiarire il contesto che precedette la strage: “È legittimo capire cosa stava succedendo in procura a Palermo, qual era il clima. E purtroppo lo abbiamo in parte capito perché abbiamo ascoltato i protagonisti e perché la procura di Caltanissetta, parallelamente, stava lavorando sulla stessa cosa”.

Rispondendo a una domanda sulle possibili responsabilità interne allo Stato, Colosimo ha aggiunto: “Quello che ho letto e che proviene dal lavoro della procura di Caltanissetta mi fa pensare per connivenza. Una connivenza che forse era anche paura perché quando rappresenti un pezzo di Stato e hai rapporti opachi con Cosa Nostra, sei connivente ma hai anche paura”. Nel corso della trasmissione, la presidente della Commissione ha inoltre difeso il metodo di lavoro dell’Antimafia, respingendo le accuse di parzialità: “Non è assolutamente vero che non abbiamo dato spazio ad altre ricostruzioni. Il problema è che voglio fare un’inchiesta libera e sto facendo un’inchiesta libera”.

Rispondendo a una domanda di Paolo Mieli sulla vicenda del giornalista Sigfrido Ranucci Chiara Colosimo ha spiegato di essere stata “tra coloro che subito dopo l’attentato ha chiesto l’aumento della scorta a Sigfrido Ranucci. Oggi quello che emerge ovviamente mi fa pensare che quell’aumento della scorta non fosse così necessario”.

Alla domanda di Antonio Padellaro, la Presidente Colosimo ha risposto che “dopo tanti anni la verità storica è possibile. Le carte sono state secretate e parlano molto più dei collaboratori che a volte si aggiustano le dichiarazioni”. E sul fatto che dentro la commissione ci siano componenti in contrasto tra loro, Chiara Colosimo ha spiegato che “Io non ho fatto per 40 anni il Procuratore. Non ho avuto modo e tempo di fare le indagini fino ad adesso. Ora le sto facendo. Altri potevano farle prima”.

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Redazione L'Opinionista

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