“Arazzo familiare” di Anna Cantagallo: saga al femminile ricca di colpi di scena e intriganti segreti

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“L’obiettivo del romanzo è quello di mettere in luce, attraverso le storie di donne comuni che si interfacciano con eventi eccezionali come le due guerre mondiali e il ’68, quei comportamenti che hanno condotto alla consapevolezza della donna moderna. Ogni conquista, personale e sociale, ha la sua genealogia”

È disponibile in libreria e negli store digitali “Arazzo familiare” (Castelvecchi), il nuovo romanzo di Anna Cantagallo. Una saga al femminile, costruita in un gioco sapiente di piani temporali, ricca di colpi di scena e intriganti segreti.
Anna Cantagallo ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Arazzo familiare” è il suo nuovo romanzo, di che cosa si tratta?

Arazzo familiare è una saga al femminile articolata su vari piani temporali che copre ottanta anni di storia italiana. Sono narrate le vite di tre donne (nonna, madre e figlia) che si interfacciano con le due guerre mondiali e il ’68. Questi importanti eventi del Novecento hanno creato le condizioni per far emergere in modo visibile le capacità e l’autonomia femminili. Per rendere più intrigante la trama, gli avvenimenti sono scomposti in vari piani temporali, con segreti e colpi di scena disseminati fino all’ultima pagina. Non a caso, ho intitolato il romanzo Arazzo dal modo in cui ho articolato la trama con tanti fili sospesi.

Qual è l’obiettivo di questo testo?

L’obiettivo che mi ero posta era quello di trattare della consapevolezza della donna moderna. Un tema nato dalla riflessione che ogni conquista, sociale o individuale che impatta nei cambiamenti nella vita delle persone, ha la sua genealogia. Pertanto, non potevo che tornare indietro nel tempo, fino ai primi anni del Novecento quando il rapporto tra genitori e figli era di tipo patriarcale e oppressivo, senza tenerezze o spontaneità. Nasce così la figura della nonna, Maria Concetta, detta Maricò. Per descrivere questa donna nelle abitudini, nei costumi e nei tratti fisici, mi sono ispirata ad alcuni personaggi della mia famiglia. Maricò sarà la prima a fare delle scelte di vita improntate all’autonomia, poco in linea con i tempi. La figlia di Maricò è Maria Luigina, detta Marilì, vissuta durante il fascismo, che mostra di saper sopravvivere nel dopoguerra, comprendendo in seguito l’importanza di un movimento rivoluzionario come quello avvenuto nel ‘68. Marilì affida i suoi pensieri a un quaderno segreto, nascosto nel fondo di una scatola di ricette di cucina lasciata alla figlia Maria Giovanna, detta Marigiò. Il fil rouge che lega le tre donne è la capacità di cucinare per trasmettere, di generazione in generazione, un patrimonio di sapori antichi. Marigiò è già la donna moderna che nel periodo della rivoluzione studentesca ha iniziato a trovare, ma anche a perdere se stessa, preferendo la realizzazione di sé nella carriera, alla cura della figlia che darà in adozione. Queste donne, che hanno nel nome la stessa radice, mostrano personalità e capacità di scegliere il proprio destino in modo diverso, in linea con il relativo periodo storico. La grande protagonista è, infatti, la Storia, resa con accuratezza negli avvenimenti come nei dettagli di abitudini e ritualità ormai perse.

È il suo primo romanzo, che tipo di accoglienza si aspetta?

Mi auguro che il piacere della lettura superi la titubanza a leggere una scrittrice esordiente. La reazione di chi ha già letto il romanzo mi sta imbarazzando. Sto ricevendo tanti complimenti che riguardano la scrittura ma, soprattutto, la condivisione che per me è l’aspetto più importante. Molte lettrici e lettori (ebbene anche uomini!) si sono ritrovati nelle emozioni, nei ricordi e anche nei rimpianti che lettura ha suscitato.

Che cosa rappresenta per lei la scrittura?

Scrivere per me è stata l’occasione per riorganizzare i pensieri e le riflessioni ma, contemporaneamente, per liberare il mio immaginario nel creare. I personaggi, seppur inseriti in un contesto storico reale, sono frutto della mia fantasia alimentata da qualche ricordo antico. Poi è accaduto qualcosa di sorprendente. Ho avvertito accanto a me i personaggi, li ho addirittura “visti” nei loro abiti d’epoca, come fossero seduti vicino alla mia scrivania, pronti a dirmi: Insomma, ora che mi farai fare?