“Si paventa che il rockeggiante Lucilio attraversi i tempi completamente assorto cantando inni e giaculatorie complesse e assordanti, e ripetendo la melodia per la sua eterna metamorfosi”, le parole di Alda Fendi, “Noi soli a non sentire il profumo dei secoli, che attraversando tutte le possibilità umane, congiungono le menti indifese di ogni essere vivente. Tempora! Mores! E…”. Questo nuovo lavoro, nella sua complessità, incarna ancora una volta gli obiettivi di Alda Fendi e della sua Fondazione: ossia la condivisione dell’arte come bene pubblico e l’opportunità di una riflessione che, attraverso la commistione dei linguaggi artistici, permette di far volare il pensiero, riflettendo sulla condizione umana, sul trascorrere del tempo, sull’eredità feconda del passato, visto con gli occhi di oggi.
“Preghiera per andare in paradiso con gli asinelli ispirato alla poesia di Francis James, Solo le cose fragili resistono in eterno e Rose per Lucilio liberamente tratto da L’Asino d’oro o le Metamorfosi di Apuleio: tre mie actions dedicate alla figura di un animale segnato da una ’duale costanza’, tenerezza e tenacia, l’asino”, spiega Raffaele Curi, “Una immaginaria riflessione sulla fragilità degli ultimi intesa non come limite, ma come qualità capace di restituire profondità all’esperienza umana. Tre possibilità di ispirazione regalate da un animale che non si può non amare e propedeutiche a quello che una delle più grandi artiste al mondo ha scelto di presentare alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti: Marina Abramović, che vedremo in una fondamentale riflessione su questo animale unico in una poetica visione darwiniana. Dio, la preghiera, l’umiltà, la forza persuasiva degli ultimi, l’imbarazzo e la soluzione di noi spesso non attenti protagonisti di una vita apparentemente eroica, ma spesso disperata e immersa in diapason di conflitti e sensi di colpa. Disordinati e schivi. Lontani dall’incantesimo al quale io credo come unica possibilità di riscatto”.
Il percorso espositivo inizia nella sala principale del primo piano dove, dopo la scritta “Les dieux vivants ont leurs prophètes”, il pubblico viene accolto da una gigantografia di Osiride, protagonista dei misteri dell’antico Egitto ne L’Asino d’oro o le metamorfosi di Apuleio. Accanto, un testo tratto dal Libro della Purificazione, e proseguendo una selezione di nove (numero simbolo egiziano) coltelli provenienti dalla Cina, ognuno su uno sfondo di vernice rossa e ancora nove fotografie identiche di Madame Blavatsky.
Su uno schermo panoramico, nella stanza al primo piano, viene proiettato un emblematico cortometraggio che racconta l’incontro in un bosco tra un asino e un ragazzo, il giovane Lucilio. A Mario Soldaini, laureato in filosofia del linguaggio e collaboratore delle pagine culturali de Il Manifesto, è stata affidata l’interpretazione del ruolo del protagonista, Lucilio: una scelta per così dire “pasoliniana” quella di Curi, che ha preferito non un attore professionista, ma un giovane uomo impegnato nella cultura e nel sociale. Soldaini infatti, giurato al Premio Internazionale Tiziano Terzani, collaboratore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e fondatore del Festival Il mondo nuovo, ha curato il volume “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” (Fazi Editore, 2025), giunto alla quarta ristampa: un libro che accende i riflettori sulla sofferenza di Gaza attraverso la voce dei poeti contemporanei, che continuano a denunciare l’abominio e l’ingiustizia con l’unica arma della parola.
Nel cortometraggio la congiunzione di Lucilio con l’asino rappresenta la sua metamorfosi come ne L’Asino d’oro o Le metamorfosi di Apuleio. Appena si congiungono lo schermo viene occupato dall’immagine della celebre attrice greca Katina Paxinou, con la scritta Mater Matuta. Poi, mentre si ode la travolgente interpretazione rock di Ritornerai di Bruno Lauzi, firmata dalla band “Le Distanze”, sulle pareti compaiono le frasi: “Per tutte le donne del Mediterraneo. Per la Madonna dei cristiani. Per la Maryam del Corano. Per Iside dell’antico Egitto”.
Proprio nel libro di Apuleio, infatti, il legame simbolico tra la figura di Iside, la Maria dei cristiani, la Maryam del Corano e le donne del Mediterraneo trova un punto di arrivo e sintesi: il protagonista Lucilio, trasformato in asino a causa della sua curiosità e degradato nelle sue fattezze animali, invoca la Dea suprema identificandola con la Luna e con una moltitudine di nomi divini mediterranei. Iside gli appare rivelandosi come la regina del cielo, la madre universale e la protettrice dei naviganti e dei derelitti, restituendogli la forma umana attraverso un percorso di salvezza e rinascita spirituale. Da qui la relazione, sul piano del simbolo, tra Iside, patrona della fertilità, della magia e della compassione verso gli umili, Maryam, la madre di Gesù nel Corano, emblema altissimo di purezza, devozione ed eletta da Dio e infine la Madonna, madre di Cristo nella teologia cristiana, erede di quell’archetipo di “Vergine Madre” e mediatrice di grazia che attraversa la sensibilità religiosa mediterranea.
La mostra prosegue al terzo e al quarto piano, con ventisette copertine di libri esposte al primo e altre nove al secondo, ciascuna delle quali illustra una diversa edizione de L’asino d’oro o Le metamorfosi di Apuleio. Infine, nel cavedio, vengono proiettate immagini che documentano il restauro dell’Arco di Giano e la realizzazione della scultura Confession (2026) di Marina Abramović.
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