Berlusconi promette lealtà a Meloni: “Ma lei è premier grazie a me”

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Silvio BerlusconiROMA – C’è la promessa di lealtà e sostegno al governo che serve ad allontanare le burrascose polemiche che hanno accompagnato la formazione della squadra. C’è anche il giuramento di fedeltà ai valori dell’Occidente. A nove anni di distanza dal voto che ne sancì la decadenza, Silvio Berlusconi torna a prendere la parola in Senato per esprimere il voto a favore della fiducia all’esecutivo di Giorgia Meloni. Un discorso in cui le polemiche sul numero di ministri non adeguato al consenso di Forza Italia non si affacciano mai così come le trattative in corso per i posti di sotto governo: ne avrebbe voluti di più, come compensazione, ma alla fine saranno 8 tra cui due vice ministri.

E’ il giorno dello scambio di affettuosità, degli auguri di buon lavoro per un impegno che, dice, “durerà cinque anni”. Ma il cuore del discorso è nel passaggio in cui ricorda che siamo all’ultimo capitolo di un racconto che è cominciato solo grazie alla sua decisione di fondare il centrodestra: “Se oggi per la prima volta alla guida del governo del Paese, per decisione degli elettori, c’è un’esponente che viene dalla storia della destra italiana, questo è possibile perché 28 anni fa è nata una coalizione plurale, nella quale la destra e il centro insieme hanno saputo esprimere un progetto democratico di governo per la nazione”.

In parte è la normale rivendicazione di chi ha dovuto lasciare a un’altra leader la prima fila della scena, per altri versi però è anche un modo di ricordare a Giorgia Meloni che non può pensare di prendere le decisioni da sola senza il dovuto rispetto verso gli alleati e, nello specifico lui. Lo stop a Licia Ronzulli come ministro e a un esponente di Fi a viale Arenula evidentemente ha lasciato il segno. Alla fine del suo intervento, la standing ovation di (quasi) tutto il governo che – viene riferito – ha particolarmente apprezzato. Anche Giorgia Meloni si avvicina ai banchi per ringraziarlo delle sue parole.

Parole che provano per l’ennesima volta a mettere un punto fermo sul fronte della politica estera. Rispetto alla guerra in corso, spiega, “non possiamo che essere con l’Occidente, nella difesa dei diritti di un Paese libero e democratico come l’Ucraina. Noi dobbiamo lavorare per la pace e lo faremo in pieno accordo con i nostri alleati Occidentali e nel rispetto della volontà del popolo ucraino. Su questo la nostra posizione è ferma e convinta, è assolutamente chiara e non può essere messa in dubbio da nessuno, per nessun motivo”.