
“Un giorno mi è bastato e avanzato, è un lavoro di una fatica improba. Il povero Sordi, quando lo fece, dopo due ore mi disse ‘mangio e me ne vado a dormire”. Noto per la sua ipocondria, ha scherzato con Barbarossa: “Hai il torcicollo? Vai da un bravo massaggiatore, prendi un blando antinfiammatorio con una protezione gastrica. Io sono un poveretto che alle nove di sera risponde come un medico, ma non mi disturba affatto, è all’ordine del giorno”.
Tornando al set di Vita da Carlo ha rivelato: “Le più grandi risate con Claudia le abbiamo fatte quando abbiamo improvvisato sul momento. Siamo stati bravi a non ridere quando certe volte non ne potevamo più, mi sono fatto proprio male per trattenermi in alcuni momenti, se no buttavamo la scena”. “Il regista dà il clima e il climax al set”, ha proseguito, “Quando tu dai serenità, l’idea che divertirsi è importante, ma allo stesso tempo che dobbiamo essere bravi, seri e non perdere tempo, e c’è feeling, tutto diventa facile. Il conduttore è il regista, poi se ci metti anche degli attori ottimi, anche dal punto di vista umano, il gioco è fatto”.
Verdone ha quindi regalato una speciale performance alla batteria insieme alla Social Band: “Quando vedo una Ludwig non riesco a resistere! A casa ho una vecchia Premier degli anni ’80, ma è insonorizzata, non mi sente nessuno”, e parlando della sua abitazione romana ha spiegato: “La vista che vedete nella serie è la mia, sono fortunato, vedo Roma dall’alto”.
“Io ero molto educato, timido, ho iniziato come assistente volontario, e da lì fino ad arrivare primo regista, con la gavetta che fanno tutti”, ha raccontato a proposito dei suoi primi passi nel mondo del cinema, “con discrezione e cercando di imparare e di obbedire, perché se vuoi comandare un domani devi imparare a obbedire”. Ha poi rivelato alcune incredibili proposte da parte dei suoi ammiratori: “Uno mi aspetta con soggetti e sceneggiature sotto casa e dopo una settimana già mi dice ‘insomma, l’ha letta o non l’ha letta?’ 90 pagine, fossero 20…Ieri ha lasciato un biglietto arrabbiato, meglio che non ti dico quello che c’è scritto, una follia”. E ancora: “Conservo ancora una videocassetta del ’93 di uno che mi vuole talmente bene e spera di fare una parte con me, che per omaggiarmi mi dedica un amplesso con la sua fidanzata. Poi nel video ha preso una pistola e un proiettile – non so se vero o falso – e ha detto ‘se non mi chiami mi sparo’. Quando l’ho raccontato non ci credeva nessuno. Una cassetta di una follia che andrebbe fatta vedere in neuropsichiatria, io ero terrorizzato, senza parole.”











