Vendere un immobile ereditato da più persone è sempre complicato, non solo per le leggi che gestiscono l’evento.
Ereditare un immobile può generare conflitti tra coeredi, ma la legge offre strumenti concreti per sciogliere la comunione e tutelare gli interessi individuali. La successione porta con sé emozioni e responsabilità, la perdita di una persona cara si intreccia con la gestione pratica di un patrimonio condiviso.
Quando nell’eredità è presente una casa, ciò che dovrebbe rappresentare un valore aggiunto diventa spesso terreno di scontro tra visioni e interessi divergenti. C’è chi vuole vendere per guadagnare, chi desidera conservarla per motivi affettivi e chi vorrebbe affittarla, creando inevitabili situazioni di stallo.
La legge non lascia gli eredi senza soluzioni, esistono strumenti giuridici che permettono di sciogliere la comunione anche senza consenso unanime. Con l’accettazione dell’eredità, tutti diventano comproprietari dell’intero patrimonio, ciascuno titolare di una quota ideale e astratta sull’immobile, non di una parte fisica.
Per vendere l’intero bene serve la firma di tutti i coeredi davanti al notaio, anche l’opposizione di uno solo blocca l’operazione. Una strada alternativa è vendere la propria quota ereditaria, operazione consentita dalla legge ma soggetta al diritto di prelazione degli altri coeredi.
Il coerede deve notificare la proposta di vendita agli altri, che hanno 2 mesi per acquistare la quota alle stesse condizioni. Se nessuno esercita la prelazione, la quota può essere ceduta a un estraneo, ma trovare acquirenti disposti a entrare in comunione è difficile.
Quando la vendita della quota non è praticabile, la soluzione più efficace diventa la divisione giudiziale, procedimento legale per sciogliere la comunione. Il giudice nomina un consulente tecnico per stimare il valore dell’immobile e verificare se sia comodamente divisibile tra gli eredi.
La maggior parte degli immobili abitativi non è divisibile senza perdere valore, quindi il giudice può assegnare l’intero bene a un coerede con conguaglio. Se nessuno chiede l’assegnazione, il giudice vende l’immobile all’asta e divide il ricavato tra gli eredi, con tempi lunghi e prezzi spesso inferiori.
Un coerede può tentare di vendere l’intero immobile da solo, ma l’atto produce solo efficacia obbligatoria e non trasferisce la proprietà. In questo caso l’acquirente rischia molto, se l’immobile viene assegnato a un altro erede, potrà solo chiedere risarcimento al venditore.
Questa strada è considerata rischiosa e fonte di controversie legali, motivo per cui viene fortemente sconsigliata dagli esperti del settore. La divisione giudiziale, pur complessa, resta lo strumento più sicuro per garantire equità e liquidare il bene senza blocchi prolungati.
In definitiva, affrontare con consapevolezza le regole della comunione ereditaria è fondamentale per tutelare rapporti familiari e patrimonio condiviso. Se la perdita di un caro è già pesante di per sé, complicare la risoluzione di una vendita non aiuta certo a migliorare la situazione.
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