I dati che danno sostanza all’annuncio non sono stati ancora pubblicati, ma Johnson ha parlato “di alcune prime evidenze registrate in questo senso”. Potrebbe quindi concretizzarsi “lo scenario più negativo”, come l’ha definito l’immunologo Sergio Abrignani, dell’Università Statale di Milano. La conseguenza sarebbe infatti un generale aumento della mortalità nei Paesi in cui questa variante sta circolando.
Un virus può diventare più mortale per molti motivi, legati al tipo di mutazioni. Per esempio, alcune mutazioni potrebbero essere più efficaci nello scatenare la cosiddetta ‘tempesta di citochine’ responsabile dei casi più gravi, oppure potrebbe legarsi più facilmente ai recettori presenti sulla superficie delle cellule umane, raggiungendo e infettando un maggior numero di cellule e aumentando quindi la gravità della malattia; un altro possibile motivo, probabilmente fra i peggiori, è che possa sfuggire completamente agli anticorpi generati dal sistema immunitario: quest’ultimo non riesce più a eliminare il virus che continua a lavorare sottotraccia.
Resta la grande domanda sui vaccini: riusciranno a contrastare comunque le varianti? “Si sta già cercando la risposta e, sulla base quanto pubblicato finora, i vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna possono riconoscere la variante inglese. Il fatto – prosegue Abrignani – è che il virus SarsCoV2 circolerà ancora moltissimo e c’è da aspettarsi che prima o poi bisognerà cambiare vaccino, come accade per l’influenza”, ma questa operazione è possibile e non richiederà tempi molto lunghi.
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