“Donum”, ambientato in un futuro lontano, racconta l’epopea della Mistique, una delle dieci astronavi inviate nello spazio profondo per garantire la sopravvivenza della specie umana. L’equipaggio, composto da scienziati, esploratori e ufficiali, viene risvegliato dal lungo sonno criogenico per indagare un’anomalia: un segnale sconosciuto proveniente da un’immensa struttura aliena alla deriva. Da questa premessa, apparentemente classica, Scapin sviluppa un intreccio che alterna scoperta scientifica e tensione metafisica, bilanciando rigore tecnico e inquietudine esistenziale.
Il dono è ciò che l’uomo offre al futuro — la conoscenza, la memoria, la continuità — ma è anche ciò che riceve in cambio: la possibilità di comprendere sé stesso attraverso ciò che incontra. La scoperta del relitto alieno diventa allora metafora dell’incontro con l’altro, con un passato remoto che riflette la nostra stessa precarietà. Gli esseri trovati senza vita, abbracciati come una famiglia, sono più che una visione toccante: rappresentano il limite della comprensione umana, la consapevolezza che ogni civiltà, per quanto avanzata, è vulnerabile al tempo e al silenzio. In questo senso, Scapin evita di cedere alle dinamiche del thriller o del catastrofico, preferendo un ritmo meditativo, quasi rituale, in cui la tensione nasce dall’attesa e non dall’azione immediata.
Uno degli aspetti più curati del romanzo è la gestione dello spazio e del tempo. La Mistique è un microcosmo ordinato, regolato da protocolli e procedure che scandiscono la quotidianità degli astronauti. Gli ambienti — la plancia di comando, i laboratori, i dormitori, i corridoi immersi nel buio — vengono descritti con precisione quasi ingegneristica, ma senza mai scivolare nella freddezza. Lo spazio esterno, il “vuoto” che circonda la nave, è invece trattato come una presenza viva, una frontiera in cui la materia si dissolve e il pensiero si fa più chiaro. Il tempo del racconto si dilata e si contrae seguendo le fasi della missione: Scapin alterna sequenze di dialogo serrato a lunghi passaggi descrittivi, in cui la lentezza diventa strumento di introspezione. È una scelta coraggiosa, che può risultare impegnativa ma restituisce pienamente la sensazione di isolamento e di sospensione che accompagna il viaggio nello spazio profondo.
La lingua è pulita, lineare, priva di orpelli inutili. Le frasi sono brevi ma non secche, e il lessico tecnico — inevitabile nel genere — è integrato con equilibrio, senza sopraffare la parte narrativa. Scapin predilige una prosa che tende alla chiarezza, ma è capace di improvvisi slanci poetici, specialmente quando descrive il silenzio cosmico o le tracce della civiltà aliena. I dialoghi, spesso funzionali all’avanzamento della trama, rivelano la formazione di narratore abituato alla coralità dei giochi di ruolo: ogni personaggio ha una voce distinta, riconoscibile, che contribuisce a dare tridimensionalità all’equipaggio. Se a volte la narrazione risulta più analitica che emotiva, è perché il romanzo si muove su un piano riflessivo: non vuole commuovere, ma far pensare.
La coralità è un altro elemento distintivo dell’opera. Scapin non affida la narrazione a un solo protagonista, ma a un insieme di voci e prospettive. Questa scelta restituisce un’idea di comunità, di viaggio condiviso, che si oppone alla solitudine eroica tipica di molta fantascienza anglosassone. Allo stesso tempo, la coralità è anche una lente di osservazione sociale: la Mistique è una miniatura della civiltà terrestre, con le sue gerarchie, i suoi conflitti silenziosi, i momenti di intimità e di paura. L’autore mostra come anche nel futuro più remoto permangano le stesse dinamiche di fiducia, incomprensione e solidarietà che caratterizzano l’essere umano. È un aspetto che conferisce profondità al romanzo, sottraendolo alla dimensione puramente tecnica e restituendogli una valenza universale.
Sul piano tematico, Donum affronta questioni che travalicano il genere: la memoria, la pietà, la diversità, la percezione del tempo.
Un tema interessante, e poco frequente nella fantascienza italiana, è la riflessione sull’intelligenza artificiale. Father, l’entità che controlla la Mistique, è più di un semplice strumento di bordo: rappresenta la ragione algoritmica che accompagna e sorveglia l’umanità. La sua voce, sempre presente ma mai invadente, suggerisce una paternità ambigua, tra guida e controllo. Scapin non prende una posizione netta: non condanna la tecnologia, ma ne mostra la complessità etica. L’intelligenza artificiale, capace di decisioni autonome, diventa lo specchio delle nostre paure più antiche — la perdita del libero arbitrio, la sostituzione del pensiero umano, la delega morale alle macchine. In questa tensione si inserisce il messaggio più sottile del romanzo: la conoscenza, se non accompagnata dalla responsabilità, può trasformarsi da dono in minaccia.
Il contrasto tra la vita organica e la tecnologia, tra la fede e la scienza, attraversa il racconto in modo sotterraneo ma costante. L’autore, grazie anche alla sua formazione umanistica, riesce a inserire questi elementi senza didascalismi. Laureato in Storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Cristian Scapin è un maestro nella vita quotidiana e un narratore per vocazione. La sua appartenenza all’Ordine Militare e Ospitaliero di San Lazzaro di Gerusalemme si riflette in una scrittura che privilegia il senso del dovere e della responsabilità. La sua passione per i giochi di ruolo e per la narrativa fantastica si traduce in un metodo di costruzione del mondo credibile e stratificato. Non c’è improvvisazione nelle sue pagine: ogni dettaglio tecnico o ambientale risponde a una logica coerente, che nasce da un lungo lavoro di progettazione.
In definitiva, Donum. Le Cronache del Vuoto è un romanzo che unisce rigore e introspezione, costruzione del mondo e riflessione morale. Non è un testo facile o immediato, ma richiede al lettore attenzione e partecipazione. La scrittura di Scapin si muove con passo sicuro, senza ambizioni eccessive ma con una chiarezza di intenti che ne fa un progetto narrativo solido. Il romanzo inaugura una saga che promette di esplorare non solo nuovi mondi, ma soprattutto nuove coscienze, confermando che la fantascienza — quando è scritta con serietà e metodo — può ancora essere uno spazio di domande, più che di risposte.
SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Donum. Le Cronache del Vuoto – Tomo Primo
Autore: Cristian Scapin
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 640
ISBN: 979-12-5710-575-4
Disponibilità: Amazon, IBS, Libraccio, Mondadori Store e principali store digitali
L'Opinionista® © since 2008 Giornale Online
Testata Reg. Trib. di Pescara n.08/08 dell'11/04/08 - Iscrizione al ROC n°17982 del 17/02/2009 - p.iva 01873660680
Pubblicità e servizi - Collaborazioni - Contatti - Redazione - Network -
Notizie del giorno -
Partners - App - RSS - Privacy - Cookie Policy
SOCIAL: Facebook - X - Instagram - LinkedIN - Youtube