Dove Body Love 2023: i dati della ricerca sullo “Skin Shaming”

107

Secondo la ricerca la caratteristica del corpo maggiormente presa di mira oggi dagli hater sul web è la pelle (31%), seguita da peso (25%) e misure sproporzionate (20%)

dott.ssa stefania andreoliMILANO – Se negli ultimi anni si è spesso sentito parlare di Body Shaming, ossia tutte quelle azioni compiute per offendere una persona giudicandola per l’aspetto esteriore, oggi il bersaglio è più che mai la pelle, da cui l’espressione skin shaming, mirato specificamente a giudicare i problemi della pelle. Osservatosi per la prima volta qualche anno fa negli Stati Uniti, oggi è inquadrato anche dai dati della ricerca “Dove Body Love 2023”. Nello specifico, dalla recente indagine “Dove Body Love 2023”, condotta col metodo WOA (Web Opinion Analysis) prendendo in esame circa 1.200 utenti web, uomini e donne con un’età compresa tra i 20 e i 50 anni, è emerso infatti che oltre 6 su 10 (62%) sono stati presi di mira sui social o nella vita di tutti i giorni a causa di problemi o imperfezioni legati alla pelle. Sul web, principalmente sui i social network, attraverso l’azione dei cosiddetti hater, viene presa di mira la pelle, soprattutto delle donne e dei giovani, attraverso commenti, post, story e messaggi privati. Gli inestetismi della pelle sono infatti molto comuni e riguardano milioni di persone, potenzialmente sempre più esposte alle critiche online: dall’acne al rossore, dalle cicatrici fino alle macchie. Più positivo invece il dato relativo al rapporto degli utenti web italiani con la propria immagine: quasi 6 su 10 si ritengono infatti complessivamente soddisfatti del proprio aspetto esteriore (58%), con un giudizio che propende più per “abbastanza” (35%) rispetto a “molto” (23%), mentre gli insoddisfatti sono la minoranza (42%) con feedback riconducibili a “poco” (27%) e “per nulla” (15%).

Nell’ottica di considerare in maniera concreta l’argomento dello Skin Shaming, la cura di sé stessi come antidoto di benessere a critiche e offese sui social risulta essere la chiave di volta per innescare un processo virtuoso. Secondo la Dott.ssa Stefania Andreoli, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Alice ETS: “Chi cura il proprio aspetto lo fa principalmente per sé e per sentirsi bene. Infatti, concedersi le cure rivolte al corpo e alla pelle è un gesto che di per sé è accudente, prima ancora del suo risultato. Avere cura di sé produce sentimenti di benessere che indagati più a fondo rimandano ad un vero e proprio segreto di bellezza suggerito dai partecipanti all’indagine: per il 59% dei rispondenti, stare in ascolto di sé, isolandosi dal rumore di fondo dei diktat esterni e rispondendo alle proprie esigenze dopo essersi sintonizzati e sintonizzate sui bisogni profondi suggeriti dalla propria unicità, diventa il modo d’elezione per avere cura di se stessi… e come dare loro torto! Questi dati ci permettono inoltre di dare anche una lettura in chiave positiva del rapporto con la nostra immagine. Infatti, diversamente dai risultati raccolti da altre ricerche condotte post-pandemia e dall’avvento dei social network, la notizia è finalmente l’occasione di un racconto in controtendenza: stiamo iniziando a relazionarci con la nostra immagine esteriore in modo più positivo di quanto emergeva fino ad oggi. Il 58% dei partecipanti dichiara infatti che il rapporto con la propria immagine è «molto» o «abbastanza» positivo”.

Allo stesso modo, accanto agli esperti, sono scesi in campo personaggi noti del mondo dello spettacolo e dei social che, durante la “Giornata dell’Autostima”, hanno sottolineato il valore e l’importanza dell’autostima nella vita di ogni giorno: riscrivere il concetto di bellezza è il focus su cui Dove da anni sta lavorando, finalizzato a ridefinire gli standard dell’aspetto esteriore senza farsi condizionare negativamente dai messaggi fuorvianti del web e da una falsa perfezione che viene richiesta di continuo. Quali sono le ulteriori evidenze emerse in merito al rapporto degli utenti web italiani con la bellezza? Come rivelato dall’indagine “Dove Body Love 2023”, vengono colpiti principalmente da Body Shaming i ragazzi tra i 18 e i 25 anni (59%), seguiti dagli over 45 (22%) e dalla fascia 33-45 anni (19%). A soffrire di più sono le donne: infatti oltre 6 su 10 (64%) si sentono maggiormente giudicate per la propria immagine, mentre alla stessa domanda la percentuale di uomini scende al 36%. Inoltre, oltre 7 su 10 hanno dichiarato che questo fenomeno li ha condotti a uno stato di forte insicurezza (73%). Eloquente è anche l’obiettivo ultimo della skin care: se il 67% degli intervistati dice di prendersi cura del proprio aspetto per piacere a sè stesso, ben il 56% ammette di farlo per essere accettato dagli altri. Da sottolineare anche il dato relativo alle fonti che gli intervistati seguono per reperire informazioni utili alla cura del corpo e della pelle: il 64% infatti segue consigli provenienti dal web e dagli influencer.

Ma quale via seguono gli utenti web italiani oggi per sentirsi meglio? Il 50% ha tenuto a sottolineare quanto sia importante per il proprio benessere la capacità di ritagliarsi un momento di silenzio tutto per sé. “I risultati della ricerca sembrano dirlo chiaramente: per chi si concede un momento di relazione con sé, in regime di silenzio e ascolto profondo finalizzato a «darsi retta» e a non trascurare i bisogni personalizzati del singolo, praticando rituali di cura del corpo e della pelle come appuntamento non trascurabile, senza paragonarli a quelli altrui né demandarli all’approvazione da parte dell’altro, ma facendoli diventare ragione di impegno e cura per i diretti interessati, il risultato è di stare bene con le caratteristiche che definiscono come siamo fatti”, conclude la Dott.ssa Andreoli.

“In occasione del lancio dei nuovi prodotti della linea Body Love abbiamo voluto fare una fotografia mirata di un fenomeno che coinvolge sempre più persone a livello globale, in particolare le donne e i giovani: conoscere nel dettaglio il problema è infatti il primo passo per combatterlo e superarlo – commenta Claudia Mennini, Marketing Manager di Dove – Il nostro auspicio è quello di far arrivare a quante più persone possibili il messaggio che il nostro corpo va amato, senza prendere in considerazione ciò che gli hater purtroppo scrivono sui social o dicono nella vita di tutti i giorni. Ciò che conta realmente è sentirsi bene con sé stessi, prendersi cura del proprio benessere e apprezzare anche i propri piccoli difetti, perché sono soprattutto loro che ci rendono unici e irripetibili. Riscrivere la bellezza in modo che sia fonte di fiducia e non di ansia è un impegno che Dove persegue da 18 anni attraverso il progetto «Dove Progetto Autostima», attivo in 150 paesi, e che ha già raggiunto oltre 82 milioni di giovani. Il progetto si propone di aiutare 250 milioni di bambini e adolescenti a migliorare la propria autostima entro il 2030”.