Draghi “sfida” i partiti sulla fiducia. Conte tace, gelo centrodestra

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Mario_DraghiROMA – Un discorso di 33 minuti, modificato e limato fino all’ultimo momento, per chiedere ai partiti se sono “pronti” a stipulare “un nuovo patto sincero e concreto” per proseguire l’azione del governo. Mario Draghi è arrivato questa mattina, in leggero ritardo, al Senato per spiegare la “scelta tanto sofferta, quanto dovuta” delle dimissioni. Un intervento apparso “duro” sia nelle parole che nei toni e nella mimica, come quando ha ripetuto più volte, con voce crescente, la domanda: “Siete pronti?”. Una durezza definita semplicemente “coerenza” dai collaboratori del presidente del Consiglio.

Coerente, si spiega, nel senso che Draghi ha rivendicato l’azione dell’esecutivo e detto chiaramente quali dovrebbero essere le priorità del governo, senza fare sconti né al Movimento 5 stelle né, soprattutto, alla Lega. Un esempio per tutti quello dei tassisti, categoria che sta molto a cuore a Matteo Salvini, che nei giorni scorsi, mentre erano in corso manifestazioni vicino a Palazzo Chigi, aveva chiesto un passo indietro sulle norme che li riguardano nel ddl concorrenza. Ecco, quel sostegno evidentemente al presidente del Consiglio non è andato giù, se si premura di sottolineare che da forze di governo non si sente il bisogno “di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo”.

E ai pentastellati ha ribadito che “non votare la fiducia a un governo di cui si fa parte è un gesto politico chiaro” che non può essere minimizzato anche “perché viene dopo mesi di strappi ed ultimatum”. Nessuno sconto, dunque, perchè quella che Draghi chiede non è una “fiducia di facciata”. I ‘nodi’, per lui, devono essere risolti una volta per tutti, per evitare che una eventuale nuova intesa “svanisca davanti ai provvedimenti scomodi”, un rischio che vede, in particolare con l’approssimarsi delle elezioni politiche. Il contesto nazionale e internazionale richiede “un Governo che sia davvero forte e coeso e un Parlamento che lo accompagni con convinzione, nel reciproco rispetto dei ruoli”.

Altrimenti, è il senso, meglio chiudere l’esperienza. Dopo aver depositato il testo delle comunicazioni alla Camera e un breve passaggio a Palazzo Chigi, Draghi segue dai banchi del governo il dibattito in corso nell’aula di Palazzo Madama, in attesa di “segnali” che “al momento non sono arrivati” da parte del Movimento 5 stelle e del centrodestra di governo, entrambi riuniti in queste ore per decidere una linea. Giuseppe Conte, presente negli uffici del gruppo, tace e i pentastellati non si sono uniti agli applausi risuonati più volte in Aula.

Nelle ultime ore, secondo quanto si apprende, il leader pentastellato non avrebbe avuto nuovi contatti, neanche telefonici, con Draghi per cercare una ricucitura. Anche da parte del centrodestra non emerge “entusiasmo” per il discorso. Dopo aver riunito lo stato maggiore della Lega, Matteo Salvini è andato a Villa Grande per un nuovo vertice con Silvio Berlusconi. “Dobbiamo riflettere e discutere” se votare o meno la fiducia, si limita a dire il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Ci sono circa 5 ore di tempo per trovare o meno una quadra: alle 17 Draghi terrà la sua replica e si saprà allora se il governo andrà avanti o no. Le certezze sono i sì di Pd, Iv, Leu, Italia al centro e il durissimo no di Giorgia Meloni: “Draghi arriva in Parlamento e di fatto pretende pieni poteri. Elezioni subito”.