Drosophila suzukii: un nuovo alleato nella lotta biologica

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Su un ciliegio della valle dell’Adige trovato da FEM un insetto in grado di contrastare efficacemente la Drosophila suzukii

TRENTINO – Grazie al recente ritrovamento sul territorio provinciale della Leptopilina japonica, un parassitoide alieno in grado di contrastare la Drosophila suzukii, si aprono nuove prospettive nell’ambito del controllo biologico del moscerino che si nutre della polpa dei piccoli frutti e che sta creando ingenti danni ai produttori trentini, e non solo.

Questo insetto alieno, trovato in un ciliegeto in valle dell’Adige, mostra delle somiglianze ed integra validamente l’attività che verrà svolta dall’altro parassitoide, il Ganaspis brasiliensis, appena importato dalla Svizzera e attualmente in sperimentazione nelle celle di quarantena della FEM e che rimane tuttora il principale candidato nella implementazione della lotta biologica. I due insetti svolgeranno un’azione sinergica, dunque, nel controllo biologico della Drosophila suzukii.

La scoperta è stata realizzata nell’ambito di un dottorato di ricerca attivato da FEM e Università del Molise con il contributo di Sant’Orsola S.C.A e, più in generale, è frutto del progetto “lotta biologica alla specie aliena” finanziato dalla Provincia autonoma di Trento.Il monitoraggio territoriale eseguito dalla FEM al fine di verificare l’andamento della popolazione, il livello di infestazione della frutta coltivata e spontanea e la presenza di antagonisti di Drosophila suzukii, insetto che continua a causare ingenti danni alle coltivazioni dei frutti a polpa rossa, ha consentito dunque la cattura di un parassitoide alieno mai riscontrato al di fuori del suo areale di origine e mai segnalato fino ad ora in Europa. La Leptopilina japonica risulta molto attiva nelle zone di origine (Asia) su larve di D. suzukii.

Dopo l’iniziale riconoscimento, basato sui caratteri morfologici, è stata necessaria una conferma attraverso l’analisi molecolare, il cui responso è giunto recentemente ed ha confermato la prima identificazione.

“A seguito di questo primo ritrovamento – spiegano Alberto Grassi e Simone Puppato del Centro Trasferimento Tecnologico FEM – si è dato avvio ad uno specifico studio che ha previsto il campionamento di frutti coltivati e selvatici raccolti direttamente dalla pianta e conservati in cella climatica al fine di verificare l’eventuale sfarfallamento di altri parassitoidi alieni. L’indagine è ancora in corso, ma è possibile fin d’ora affermare che la presenza di L. japonica è già diffusa in provincia, in quanto è stata riscontrata in altri cinque siti distanti fra loro fino a 20 km e collocati ad altitudini comprese fra 211 e 685 m s.l.m.”.