Entro il 2050 circa 3 miliardi di persone, un terzo della popolazione mondiale stimata, non avrà accesso ad acqua potabile di qualità

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ROMA – Circa 4 miliardi di persone nel mondo già vivono in condizioni di grave scarsità fisica di acqua per almeno un mese all’anno, a causa dello stress idrico, ed è probabile che i cambiamenti climatici provochino variazioni nella disponibilità stagionale durante tutto l’anno e in diversi luoghi. L’uso globale dell’acqua è aumentato di 6 volte negli ultimi 100 anni e continua a crescere costantemente a un tasso di circa l’1% annuo per l’aumento della popolazione e il cambiamento dei modelli di produzione e consumo di risorse. Secondo le previsioni, il mondo potrebbe affrontare un carenza idrica globale del 40% entro il 2030. Di fronte a queste esigenze contrastanti, ci sarà poco spazio per aumentare la quantità di acqua utilizzata per l’irrigazione, che attualmente rappresenta il 69% di tutti i prelievi di acqua dolce.

Sono questi alcuni dei punti messi a fuoco nel Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2020, la cui traduzione ufficiale in italiano, curata dalla Fondazione UniVerde e dall’Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali, con il supporto di UNESCO WWAP – World Water Assessment Programme, è stata presentata oggi, in diretta streaming, nel corso della web conference “Acqua e Cambiamenti Climatici. Istituzioni, imprese e società civile per la tutela delle risorse idriche e il diritto all’acqua”, con collegamento dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – CNEL.

L’evento ha celebrato la Giornata Mondiale della lotta alla desertificazione e alla siccità ed è stato organizzato con la Main partnership di Kickster, Menowatt Ge, Consorzio Servizi Integrati, con la partnership di ANBI – Associazione Nazionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue, e con Radio Radicale, Askanews, Italpress, TeleAmbiente, Opera2030 e SOS Terra Onlus in qualità di Media partners.

Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, ha detto: “Il Rapporto solleva una questione ecologica, sociale, di solidarietà internazionale, di giustizia climatica e pone l’accento sull’impegno che dobbiamo avere verso tutte quelle aree maggiormente a rischio desertificazione. Il tema della salute e dell’igiene è poi strettamente collegato alla valorizzazione della risorsa idrica, ancor più in riferimento alle linee guida relative al COVID-19 che sono quasi impossibili da attuare negli insediamenti informali e nelle comunità svantaggiate. L’Italia, da questo punto di vista, deve assumere una decisione improcrastinabile. Norme discriminatorie e ritardi negano l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, anche nel nostro Paese, a decine di migliaia di persone, tra cui numerosi bambini, donne e anziani. Le Nazioni Unite hanno riconosciuto, nel 2010, il diritto umano all’acqua. La scelta di negarlo è inaccettabile e bisogna rimediare urgentemente così come occorre prevedere che parte delle risorse del PNRR siano usate per salvaguardare beni comuni e promuovere una vera transizione ecologica, magari prevedendo anche un Ecobonus Blu per favorire efficientamento idrico e tutela dell’acqua”.

Alessandra Todde, Viceministro dello sviluppo Economico, ha aggiunto: “Considerando i cambiamenti climatici e il processo di desertificazione, che sta impattando anche nel nostro Paese, una gestione efficace della risorsa idrica è sempre più necessaria. L’importante è investire in infrastrutture che siano sempre più efficienti e, oltre a questo, occorre promuovere le pratiche più innovative in agricoltura e far sì che gli allevamenti possano essere sempre più estensivi e sostenibili. L’acqua pubblica è poi un tema identitario per il Movimento Cinque Stelle e lasciarla ad interessi diversi da quelli dei cittadini non è pensabile”.