Esce “B-side L’altro lato delle canzoni”, l’intervista all’autrice Doriana Tozzi

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bsideNovità editoriale ma a sfondo musicale e dall’animo, rivoluzionario. Il libro, nato dalla penna di Doriana Tozzi, è il secondo volume della tetralogia di “B-side – L’altro lato delle canzoni“, della quale lo scorso ottobre è stato pubblicato il primo volume, “Autunno”, per i tipi di Arcana Edizioni e con una splendida prefazione di Rossano Lo Mele.

Oggi in anteprima presentiamo il volume “Inverno”, che a differenza del primo (orientato sul rock alternativo) contiene 21 racconti ispirati ad altrettanti brani di cantautori italiani e vanta la prefazione di Ernesto Assante.

Il libro uscirà ufficialmente, sempre per i tipi di Arcana Edizioni, il prossimo 10 dicembre, ma per chi fosse interessato è già ordinabile negli store online e nei negozi della distribuzione di Arcana e Lit Edizioni (circuito Mondadori, Feltrinelli, etc.).

Doriana Tozzi ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“B-Side” è il tuo nuovo lavoro editoriale, di che cosa si tratta?

Quello in uscita in realtà è il secondo volume di “B-SIDE L’altro lato delle canzoni”, una tetralogia il cui primo volume (sottotitolato “Autunno” e orientato sul rock alternativo italiano) è stato pubblicato l’anno scorso, sempre da Arcana Edizioni. Questo volume, “Inverno”, è orientato su canzoni di cantautori italiani più o meno recenti, da Brunori Sas a Diodato, da Cesare Cremonini a Levante, fino a Cristina Donà, Carmen Consoli, Vinicio Capossela, Edda, Nada… Sono 21 in tutto per altrettanti racconti che nascono tra le parole e le note delle canzoni per prendere poi il largo verso strade originali. In questo volume ogni canzone corrisponde ad un appartamento di un palazzo immaginario che, per un’espediente che si costruirà passo per passo lungo la storia, finiremo per visitare tutto, dall’atrio fino alla terrazza, benché sicuramente in questo libro non tutto è come sembra.

Rispetto al primo volume, questo testo è più introspettivo. Come mai?

Al di là della propensione naturale all’introspezione che ritengo sia tipica della musica dei cantautori, questi racconti, a differenza del primo volume, sono narrati tutti in prima persona. In pratica seguiamo le azioni di un “io narrante”, che si potrebbe identificare con il lettore stesso, il quale vive un’avventura nell’avventura, ovvero un suo percorso personale (soprattutto interiore, ecco perché la maggior introspezione) che si affianca alle storie delle canzoni. Così, pagina dopo pagina, questa persona di fantasia incontra i protagonisti delle canzoni svelandoci contemporaneamente qualcosa della sua vita, cercando nella musica (prima inconsciamente poi man mano con maggior consapevolezza) un’ancora di salvezza per i suoi personali tormenti.

L’elemento comune dei due libri è “l’immenso potere immaginifico e catartico della musica”. Che cosa rappresenta per te questo aspetto?

Questo è effettivamente il motore da cui si è generato l’intero progetto della tetralogia. L’idea di fondo è che la musica crea immagini che ciascun ascoltatore può vedere davvero nella propria mente. Sono le immagini delle storie che si nascondono dietro le canzoni, sia che i testi siano già ricchi di dettagli specifici e sia nei casi in cui magari i testi sono più astratti, metaforici o volutamente vaghi. Così queste immagini possono essere di volta in volta diverse a seconda di chi ascolta. Ho inventato poi il mondo di “B-Side” (un mondo parallelo sia a quello della realtà tangibile che a quello dei sogni) per contenerle tutte, immaginando una sorta di scenografia in comune per le varie storie che in contemporanea avvengono quando ascoltiamo le canzoni e infatti talvolta in questi racconti capita che personaggi nati da canzoni diverse finiscano per incontrarsi o per attraversare gli stessi luoghi. “B-Side” è insomma un mondo di fantasia che però trova i suoi appigli con la realtà proprio attraverso le parole e la musica, confermando “l’immenso potere immaginifico e catartico della musica”.

Come vivi la tua passione per la musica e per la scrittura?

La vivo facendone un lavoro, perché ben presto mi sono resa conto che non era solo una passione ma era la mia vita stessa, cioè le mie funzioni biologiche stesse dipendono dalla musica e dalla scrittura. Ho sempre avuto bisogno di fare qualcosa di creativo per esprimere cose che non sono in grado di esprimere in altro modo. Da adolescente avrei voluto lavorare proprio come performer (forse a quell’età lo sogniamo un po’ tutti…), ho avuto tante band passando dal pianoforte alle tastiere fino alla voce, ma oggettivamente non ho mai avuto un gran talento in quel senso. D’altra parte sin da piccola mi piaceva scrivere, per cui subito dopo il liceo ho pensato di unire le due passioni e seguire un percorso di studi per diventare giornalista musicale. Poi è arrivato “B-Side” ed è il caso di dire che mi ha aperto un nuovo mondo. Domani chissà cosa potrà accadere.

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