Alla luce dei dati illustrati, Cittadinanzattiva chiede “una grande campagna di informazione e comunicazione istituzionale rivolta alla cittadinanza e agli operatori sanitari”. Dall’indagine emerge che “il 72% del campione è ben informato anche sui farmaci equivalenti, dichiarando di averne sentito parlare dal farmacista (58%) o dal medico (41%): l’83% del campione sa che l’equivalente contiene lo stesso principio attivo del brand, il 69% che contiene la stessa quantità di farmaco, ma per quasi un quarto della popolazione generici ed equivalenti non sono la stessa cosa. E quasi il 30% degli intervistati continua ad avere dubbi sul fatto che abbiano la stessa efficacia”.
In particolare nelle regioni pilota Campania e Sicilia il ricorso ai farmaci equivalenti appare “ridotto, a fronte di un reddito pro capite mediamente più basso rispetto alle regioni del Nord, dove il consumo degli equivalenti è ormai pratica consolidata”. Al momento dell’acquisto “quasi 2 italiani su 3 (64%) si affidano alle indicazioni del medico, soprattutto tra gli over 64 e i residenti nel Nord-Est, ma c’è una certa fiducia anche nelle indicazioni del farmacista (23%), soprattutto tra i giovani”.
Focus anche sulle abitudini prescrittive dei medici: “Il 20% del campione dice che il medico in ricetta indica solo il farmaco di marca; il 36% che indica il principio attivo e il farmaco di marca; solo il 31% riferisce che il medico indica solo il principio attivo, lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand. Il 47% del campione si dice comunque orientato ad acquistare un farmaco equivalente, il 34% il farmaco consigliato dal medico o dal farmacista e il 19% il farmaco di marca”.
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