Felicia Kingsley parla del romanzo “Una Cenerentola a Manhattan”

Felicia Kingsley Cara Felicia, come prima cosa ti ringrazio per questo tempo che ci dedicherai e per l’ottimismo esplosivo che trasferisci con i tuoi libri e la tua fervente attività letteraria. Parliamo della tua ultima uscita in libreria “Una Cenerentola a Manhattan” per Newton Compton Editori, il tuo terzo romanzo pubblicato l’8 novembre 2018.

Grazie a voi per avermi coinvolta, faccio questa chiacchierata molto volentieri.

Come mai proprio un retelling della famosa favola Disney “Cenerentola”? Cioè cosa ti ha affascinato particolarmente della trama o dei suoi personaggi da deciderti per farne una rivisitazione moderna?

Non è stata una scelta pianificata a tavolino, ma un’idea che ha preso forma partendo proprio da un parallelismo sulle sorellastre. In una discussione sulle mie amiche, su come, oggi molti siano ossessionati dalla Insta-Fame, la fama istantanea e non collegata a particolari capacità o talento, ma solo ai numeri sui social, ho pensato che le sorellastre di Cenerentola, che nella fiaba sono ossessionate dallo sposare il principe e prive di qualsiasi capacità intellettuale, oggi sarebbero così: ragazze a caccia di celebrità gratuita. Da lì, ho iniziato a domandarmi come sarebbe stata Cenerentola nel 2018 e piano piano la storia ha preso forma. I primi capitoli rispecchiano l’incipit della fiaba, poi, man mano che la storia prosegue, si sviluppa in modo indipendente.

Nel tuo blog dici “mi sono divertita come una folle a scrivere, perché quando una storia ce l’hai dentro, devi farla uscire, farla vivere e vivere con lei”. Spiegaci meglio questa frase che potrebbe essere preziosa per tante giovani donne che desiderano sognare ad occhi aperti e viversi la loro favola interiore.

In realtà questo è proprio lo spirito con cui scrivo. Ho scritto Una Cenerentola a Manhattan divertendomi, così come è successo per Matrimonio di convenienza e Stronze si nasce. Il divertimento per me sta alla base, se non ci fosse, farei altro. E la storia, una volta che ha preso forma nella mia testa, delineata e precisa, ho il bisogno fisico di farla vivere, perché mi occupa i pensieri a 360 gradi.

una cenerentola a ManhattanQual è stato il momento culminante in cui te la sei spassata mentre scrivevi? Deliziaci di un retroscena che non hai mai raccontato.

Tutti. Quando scrivo la prima bozza, la mia fantasia cavalca sfrenata, ma se devo indicare un passaggio particolare, direi il make-over che Romeo fa a Riley per mandarla al gala. Mentre scrivevo credo di aver ascoltato a ripetizione Donatella di Lady Gaga almeno mille volte.

Chi scrive lo fa per esser letto, questo lo si dice e lo si ammette nel definirsi scrittrici. Tu Felicia sei una giovane autrice di tre romanzi rosa di successo. Mentre scrivi dunque, come ti immagini i tuoi lettori e soprattutto quanto desideri che l’amore che racconti passi nella realtà di chi legge?

Io scrivo immaginando la mia migliore amica che legge, con l’unico desiderio di intrattenerla e di tramandarle, attraverso la lettura, quelle vibrazioni positive e quel benessere che puoi avere durante un pomeriggio di chiacchiere davanti a uno spritz. Come dico sempre, di grigio c’è già la vita e se posso, spero di regalare una risata a chi alla fine di una giornata pesante, si sente tutti i mali del mondo sulle spalle.

Verrebbe da chiedersi se anche per la tua personalità abbineresti una tinta rosea. Trasferisci il tuo scrigno di desideri nei romanzi che scrivi?

Rosa, giallo, lilla, arancione, verde prato, rosso, azzurro, i colori li uso tutti quando scrivo.

Raccontare l’amore con romanzi rosa è un’opera utile anche se ci sono tendenze contrarie. Cosa ne pensi di chi vede questo genere come illusorio?

Penso che ci sia un’enorme superficialità di giudizio. Se i romanzi rosa illudono le donne, i thriller cosa fanno? Istigano nei lettori istinti omicidi? Comunque, sai come si dice: per chi vuole giudicare, c’è giurisprudenza. Il rosa, come tutte le cose che mettono al loro centro le donne, dà fastidio e diventa bersaglio di ogni tipo di critica.

Quanto credi all’amore con la A e quanto pensi possa essere utile tornare a parlare di una favola in un secolo per lo più tecnologico e meno avvezzo al romanticismo e al corteggiamento.

Oggi più che mai è importante tenere sempre un riflettore acceso sui sentimenti e allenare il nostro orecchio interno ad ascoltare il nostro cuore. Riceviamo tanti di quegli stimoli esterni che rischiamo di trascurare quelli che vengono dalla nostra testa e dalla nostra anima. I romanzi, soprattutto rosa, credo che aiutino a ritrovare nuovi slanci e stimolino a rinnovarci.