Musica

Freakybea: la fragilità nel suono di questo nuovo disco

Sette canzoni per attraversare distanze, ferite e possibilità di rinascita. Torna Freakybea, torna e raccoglie dentro i solchi di “Mondi” esperienze personali che aprono un dialogo sulla cura e sulla libertà. E ci torniamo sopra anche noi visto che questo disco ha trovato luce il 19 dicembre del 2025, uscito per Orangle Records e prodotto da Fausto Marrucci. un lavoro di pop, elettronica e atmosfere acustiche ma anche di magazine e di una stampa in vinile da collezione dentro cui troviamo una vera e propria fanzine. La maternità, l’uscita dalla violenza e la ricerca di sé diventano punti di partenza per incontrare una voce e le molte dimensioni che la abitano. E tutto scivola con un gusto davvero denso di glam… e di sensibilità. E le due cose non sono in contrasto: si amplificano a vicenda.

“Mondi”, una parola che suggerisce pluralità e convivenza di identità diverse. Ti senti una persona che ha imparato a convivere con le proprie contraddizioni o credi che la musica serva proprio a ricomporle?

Credo che sia possibile unificare i percorsi.. La musica porta a guardarsi dentro e, nel mio caso in particolare, scriverla proietta ancor più fuori tutto ciò che sono e che cerco di esprimere, anche quello che, dentro, viene processato con difficoltà. Credo quindi che attraverso la terapia della musica, si possa riuscire a migliorare o, comunque, imparare a convivere in armonia con quello che poi, alla fine, ci rende unici e particolari

E sottilmente, la musica resta ancora una forma sana e libera per “combattere” per il proprio ideale?

Beh, non so se sia giusto strumentalizzare la musica piegandola ad una forma di lotta per i propri ideali. Penso più alla musica come forma d’espressione diretta con la quale si possono esprimere concetti che poi verranno semplicemente ascoltati e, forse, divulgati da chi idealmente li condivide

E dunque secondo te, un disco come questo anche, può dirsi politico?
Assolutamente no, per me la musica non fa politica. Forse c’è chi la pensa diversamente da me…

E in questo tempo in cui dobbiamo tutti essere monolitici e forti… la vulnerabilità che è il centro di questo disco? Che ruolo prendere? Almeno nella mia lettura…
Credo che la fragilità sia alla base della forza emotiva e sociale di ogni essere umano ed è per questo che invito le persone ad un ritorno centrico verso il proprio Sé.
Non si può abbracciare la grandezza se non si è accettata la vulnerabilità, è un concetto un po’ filosofico ma che cerco di tenere sempre a mente e che, fino ad oggi, mi ha aiutata a non perdermi mai del tutto.

E quando di questo pop ottimamente prodotto sa intercettare il gusto e l’abitudine del suono moderno delle nuove generazioni secondo te?

Faccio la musica che mi piace senza cercare troppi compromessi, è quello che, a parer mio, dovrebbero fare tutti. Le nuove generazioni, quasi per intero, sanno poco di musica, pensano che un brano si scriva al PC, che una voce non vada educata tecnicamente, che basti un beat preso da YouTube e un po’ di autotune per fare la Hit. Ovviamente non voglio generalizzare ma l’ignoranza è impressionante e non è assolutamente colpa loro ma, ovviamente, del mercato discografico che sforna proposte da 4 soldi tutte una uguale all’altra, che non educa le nuove generazioni ad ascoltare l’arte del fare musica. Colpa dei profitti, della mancanza di soldi e, soprattutto, di voglia di investire in qualcosa di duraturo che possa lasciare il segno.

Dal vivo che storia stai raccontando?

Il tour sta spaccando, sono molto contenta!Sono partita a fine marzo con i club e adesso mi sto facendo festival e piazze. La parte più divertente del mio lavoro è scambiare emozioni con il pubblico che viene a sentirti, che canta le tue melodie e che compra il tuo merch. Ho ancora molto da lavorare ma sento che sono partita col piede giusto! Intanto, per chi volesse venirmi a trovare “sottopalco”, le date si possono sbirciare sui miei profili social!

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Pubblicato da
Redazione L'Opinionista
Argomenti: Interviste

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