Freccero: “Si pensa che l’Europa sia solamente un trattato internazionale che dobbiamo subire”

ROMA – “I cittadini e l’opinione pubblica pensano che l’Europa sia solamente un trattato internazionale che dobbiamo in qualche modo subire. La moneta dell’Europa è data da una banca centrale che non ha nulla a che vedere con la politica. Quello della moneta è un tema molto complesso. Pensiamo alle criptovalute”. Lo ha affermato il massmediologo Carlo Freccero nel corso della puntata de “L’Elefante”, il programma condotto da Peter Gomez, in onda ieri sera in diretta su Rai 3 e RaiPlay.

Sull’euro, Freccero ha osservato che “bisogna vedere se pensare all’euro come alla cosa principale. Non bisogna solo dare stabilità all’euro, ma bisogna dare stabilità alla vita delle persone”. Analizzando le dinamiche elettorali, ha aggiunto: “Le elezioni solitamente si vincono al centro. Però c’è un problema: quando ci sono temi particolarmente importanti, come si è visto nei referendum, anche gli astenuti tornano a partecipare e si mobilitano su questioni specifiche che spesso hanno una caratterizzazione più estrema. La prova è che l’ultimo referendum è stato vinto perché il tema era la Palestina. Oggi il tema è la guerra”.

Secondo Freccero “questo fenomeno si è sviluppato soprattutto su Internet. I talk show della televisione generalista mirano a costruire personaggi più che a lavorare sui temi. La teoria è stata sostituita dal personaggio e il dibattito è stato sostituito dal gossip. La cosa curiosa è che molte volte sono proprio i talk a creare le differenze tra i vari partiti. Meloni, con l’estremismo di Vannacci, deve cambiare qualcosa”. Sul peso delle questioni internazionali nel consenso politico, ha sottolineato: “Durante il referendum gli astenuti sono intervenuti in maniera massiccia. Sulla guerra gli ultimi sondaggi danno due punti in meno al Pd. Il tema è la guerra”. Freccero ha poi affrontato il tema del rapporto tra politica ed élite: “Sia Monti sia Draghi dicono sempre la verità. Il centro ha somatizzato alcune regole: che i trattati internazionali siano superiori a quelli nazionali e che il potere sia stato delegato alle élite. Questa è una cosa essenziale”.

Critico anche il giudizio rivolto a chi sceglie di non votare. “I giornalisti tendono spesso a insultare gli astenuti, le persone che non votano”, ha spiegato. “A questo punto nascono vocaboli come populista, sovranista, no vax, putiniano. Essere definito complottista per me è un grande complimento e ringrazio la televisione e i giornali quando mi inseriscono in quel mondo lì”. Infine, sul ruolo dei media, ha concluso: “Ci sono due elettorati molto distinti: i votanti e gli astenuti. I votanti utilizzano la televisione e hanno come riferimento i giornaloni; in quel caso la tv conta. Poi ci sono gli astenuti che seguono i social tradizionali e quelli meno tradizionali, come Telegram. Per loro la tv non conta nulla. È una questione di target. Mi dispiace che sul tema del successo dell’AFD in Germania un grande economista spezzino come Wladimiro Giacchè non sia mai stato interrogato dalla televisione, ma soltanto dai giornalisti. Questo spiega come lavora la tv”.