Gabriele Lavia e Federica Di Martino in scena con “Le Leggi della Gravità”

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ROMA – Gabriele Lavia (foto) e Federica Di Martino in scena con “Le Leggi della Gravità”, riduzione teatrale del romanzo di Jean Teulé “Les lois de la gravité” curata e diretta dallo stesso Lavia. Sin dagli anni ’70, Gabriele Lavia è senz’altro uno dei protagonisti più importanti della scena teatrale italiana: ha lavorato al fianco, tra gli altri di Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer e Renzo Palmer ed è stato diretto da registi importanti come Giorgio Strehler, Giuseppe Patroni Griffi, Giancarlo Sbragia, Luigi Squarzina. Nel 1989 ha fondato la Compagnia Lavia. È stato direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, del festival Taormina Arte e del Teatro Stabile di Roma.

Una notte di freddo e di pioggia. A Le Havre, in Normandia. Una donna entra in un commissariato. C’è un vecchio commissario che sta per andare in pensione. La donna viene ad autodenunciarsi. Ha ucciso il marito dieci anni prima. Lo ha spinto giù dal balcone, undicesimo piano.

«La legge di gravità è ineludibile», afferma Gabriele Lavia nel presentare il testo. «Nove e ottantuno metri al secondo. Ma la legge di gravità dell’essere “esseri umani” qual’è? Alla legge fisica di gravità non si può sfuggire. Ma a quella metafisica? A quella dell’essere umano? La legge non misurabile dell’amore, del dolore, della rabbia, del senso di colpa, del fallimento, della incertezza dell’essere, non è meno ineluttabile dei nove e ottantuno metri al secondo. L’uomo cade nella vita. Cade nel suo dolore, come cade nella felicità e nel successo. L’uomo cade, precipita nel fallimento (da fallere, cadere) e fa male. In una notte freddissima un uomo e una donna prendono coscienza delle loro cadute. Ma vivere forse è la presa di coscienza dei propri “dolorosi” fallimenti».