
Vi si trovano migliaia di documenti, in larga parte inediti, tra cui lettere, testi politici, articoli giornalistici, scritti filosofici e letterari, cartoline postali, biglietti da visita, telegrammi, fotografie della vita pubblica e di quella privata. Tra le missive, anche quelle a Gentile, Croce, Kuliscioff, Ojetti. Il percorso della mostra segue una linea biografica che, muovendo dalla più tenere età attraversa il travagliato percorso intellettuale, religioso, giornalistico e politico che avrebbe condotto Amendola a una concezione superiore della democrazia e delle libertà individuali fino alla morte provocata dalle conseguenze dell’aggressione fascista del luglio 1925.
A San Macuto è esposta anche la camicia insanguinata a seguito delle brutali violenze ricevute. La mostra sarà aperta al pubblico, senza prenotazione, dal lunedì al venerdì fino al 4 giugno. Il nipote di Giovanni Amendola, che ne conserva l’identico nome, ha annunciato che gli eredi dello statista desiderano donare alla Camera anche l’archivio privato, unitamente a quello della moglie Eva: “Desideriamo fortemente che questi archivi rimangano in possesso dell’istituzione pubblica da lui difesa a costo della vita”.



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